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di Stefania Chiaravalloti, logopedista

 

 

In assenza di patologie neurologiche, sensoriali, cognitive o legate a sindromi genetiche, lo sviluppo del linguaggio avviene attraverso una serie di fasi che si succedono l’una all’altra in un ordine che tutti i bambini condividono.

Esiste, però, una notevole variabilità individuale per ciò che concerne i tempi, i modi e le strategie che ogni bambino mette in atto per raggiungere livelli di competenza comunicativa e linguistica sempre più elevati. Bisogna tenere presente, infatti, che lo sviluppo linguistico deve essere inserito nel contesto più ampio dello sviluppo cognitivo, psicologico, relazionale-affettivo, senso-motorio.

Ciò significa che ogni bambino segue un suo personale ritmo di sviluppo che deve essere rispettato. Non bisogna fare paragoni tra i bambini né avere aspettative elevate facendo richieste che vanno al di là delle sue capacità,  esponendolo così ad insuccessi e frustrazione, oltre a pregiudicare la sua motivazione e minare la sua autostima.

Non bisogna tuttavia neppure porsi in uno stato di semplice “attesa fiduciosa”, correndo il rischio di perdere tempo prezioso. E’ molto importante conoscere e fare attenzione, soprattutto all’età di due anni, ad alcuni indicatori dello sviluppo del linguaggio, non per creare allarme ma per individuare precocemente eventuali difficoltà ed attuare interventi mirati per fornire al bambino l’aiuto di cui ha bisogno.

 

Il bambino impara prima a comunicare poi a parlare

L’emergere del  linguaggio verbale è preceduto da una fase  non verbale o prelinguistica durante la quale il bambino acquisisce una serie di competenze comunicative che sono indispensabili per lo sviluppo linguistico: i prerequisiti. Queste competenze emergono molto precocemente, generalmente entro i primi 12 mesi di vita.

Nel corso del primo anno di vita il bambino acquisisce diverse abilità comunicative ed impara a comunicare con il mondo esterno attraverso comportamenti gestuali e vocali (sorrisi, smorfie, diversi tipi di pianto, di vocalizzi e di gesti) con i quali segnala all’adulto che si prende cura di lui, i propri bisogni e le proprie emozioni.

Inizialmente tali comportamenti non sono intenzionali ma, nel tempo, l’interpretazione, il rinforzo e le risposte che gli adulti danno a questi segnali fanno sì che gradualmente essi assumano per il bambino un significato comunicativo preciso e stabile. 

Se non sono presenti i prerequisiti, il linguaggio verbale potrebbe emergere in ritardo o non emergere affatto. 

 

Principali tappe dello sviluppo del linguaggio

I primi 6 mesi

Le primissime produzioni vocali del bambino sono di natura vegetativa (sbadigli, ruttini) o legate al pianto. Attraverso il pianto il bambino comunica uno stato di bisogno (fame, sonno, dolore) che viene colto e soddisfatto dalle persone che si occupano di lui. 

A partire dai 3 mesi le produzioni vocali non sono più legate esclusivamente al pianto ma emergono i primi vocalizzi e una varietà di suoni simili a cinguettii, schiocchi, gorgheggi, pernacchie, favoriti da una maggiore capacità di movimento della lingua. Il bambino grazie ad un aumento della percezione uditiva presta maggiore attenzione alla voce umana e alle sue diverse intonazioni preferendola ad altri tipi di suoni e rumori. Impara ad ascoltare. 

In questo periodo compare un’abilità molto importante ai fini dello sviluppo comunicativo e linguistico: la fissazione dello sguardo. Il bambino è in grado di agganciare e mantenere lo sguardo dell’adulto, abilità che gli consente di comprendere e riconoscere le espressioni del viso (comunicazione non verbale) e di osservare i movimenti della lingua e delle labbra.

Inizia una fase di interazione con l’adulto, prevalentemente con la mamma, costituita da scambi   comunicativi, simili a vere e proprie conversazioni fatte da sguardi, sorrisi e vocalizzi.

Quando una persona gli parla, il bambino la guarda ed ascolta la sua voce. Il bambino impara ad imitare e riprodurre i suoni che ha ascoltato. Successivamente, sarà in grado di ripeterli in modo intenzionale.

 

6 – 9 mesi

A  partire dai 6 mesi le vocalizzazioni cominciano a rispettare le restrizioni fonologiche tipiche della lingua a cui il bambino è esposto. Inizia la fase del babbling o della lallazione canonica durante la quale il bambino ripete la stessa sillaba in sequenza, ad esempio: ma ma ma, pa,pa pa, da da da, ecc.

Queste sillabe non hanno ancora un significato in quanto il bambino non ha ancora associato un significato alla sillaba pronunciata e non è consapevole di stare parlando. Inizia un gioco articolatorio: il bambino controlla la sua attività fono – articolatoria, si ascolta e si diverte. Questo feed-back acustico ha un elevato valore motivazionale per continuare il gioco e il bambino inizia a fare lunghe “conversazioni” con sole sillabe, variandone anche l’intonazione, proprio come se stesse parlando. Il rinforzo dell’ambiente è fondamentale per favorire l’aumento e la varietà delle sillabe prodotte. Intorno agli 8-9 mesi inizia la fase della lallazione variata: le combinazioni sillabiche sono più elaborate ed il bambino ripete sillabe diverse in sequenza (per esempio, ma-ba, ba-bi, pa-da, etc).

 

9 – 12 mesi

A partire dai 9 mesi di vita ha inizio una fase fondamentale per lo sviluppo comunicativo: il passaggio dalla  comunicazione  non intenzionale alla comunicazione intenzionale.

Il bambino diventa consapevole delle sue possibilità comunicative e degli effetti che i suoi comportamenti producono sulle persone ed impara ad utilizzarli per raggiungere uno scopo.

Le prime intenzioni comunicative che il bambino manifesta sono espresse attraverso i gesti comunicativi intenzionali deittici: indicare, dare, mostrare.  Il bambino inizialmente utilizza questi gesti per richiedere e/o denominare un oggetto, associando spesso il vocalizzo e guardando l’adulto, in seguito lo farà anche per condividere e richiamare l’attenzione dell’adulto su un evento.

Emergono i primi morfemi (unità sillabiche dotate di significato): il bambino comprende che c’è una relazione tra ciò che desidera e le sue espressioni vocali. Inizialmente lo stesso morfema avrà diversi utilizzi, ad esempio “pa” può essere la pappa, il papà o la palla. Successivamente il bambino impara a differenziare la sua produzione e diviene capace di segnalare le sue richieste in modo più preciso. 

 

12 – 18 mesi

Inizia la produzione delle prime parole

L’esordio delle prime parole giunge in concomitanza con l’emergere del gioco simbolico o del “far finta di”, attraverso il quale il bambino impara ad utilizzare un oggetto facendo finta che quell’oggetto sia in realtà qualcos’altro. Impara così che anche le parole sono un simbolo, rappresentano un oggetto e possono essere usate per comunicare.

Le parole prodotte hanno una struttura sillabica semplice perché le sue capacità di articolazione sono ancora molto limitate:  articola principalmente i suoni nasali (m,n) e occlusivi (p,b, t, d, g e c dure). Intorno ai 18  mesi dovrebbe possedere un vocabolario espressivo composto da suoni onomatopeici, nomi di persona, cibi e oggetti familiari e di uso quotidiano. 

E’ presente l’olofrase: il bambino utilizza la singola parola per denominare, esprimere una richiesta, un’esclamazione o descrivere un’azione, variando anche l’intonazione in base al messaggio che vuole esprimere.  E’ molto importante fornire l’etichetta verbale corretta. Per esempio, se un bambino dice “bau” per indicare il cane, noi risponderemo: “Sì, il cane”.

In questo periodo emerge un secondo tipo di gesti comunicativi di tipo “referenziale”: fa ciao ciao, non c’è più, cucù, batte le manine per dire bravo. 

C’è una notevole discrepanza tra produzione e comprensione: il  bambino comprende molte più parole di quante ne sappia dire ed è in grado di eseguire richieste semplici e contestualizzate.

 

18 – 24 mesi

A partire dai 18 mesi si assiste ad una vera e propria esplosione del vocabolario. 

I bambini incrementano il numero di parole prodotte e ne imparano di nuove in breve tempo, arrivando a 24 mesi, a possedere un vocabolario di c.a. 200 parole. Usano parole sociali quali sì, no, ciao, dammi, guarda. Compaiono gli aggettivi, i verbi diventano più numerosi,  iniziano a denominare parti del corpo, nomi di luoghi ed ambienti. 

Inizia a notarsi sempre più la variabilità individuale e la stimolazione ambientale può influenzare la qualità e la quantità del vocabolario. 

 

2 – 3 anni

A partire dai 2 anni il bambino è in grado di combinare due o più parole formando così le prime frasi.

Queste hanno una struttura semplice:  soggetto-verbo (bimbo gioca), verbo-complemento oggetto (gioca palla) oppure soggetto-complemento (bimbo palla). Possono essere presenti espressioni quali:“ecco mamma”, “va via”, “pappa più”. Tendono a scomparire i suoni onomatopeici. Gli enunciati sono costituiti prevalentemente da parole singole in successione, spesso privi di verbo. Per questo motivo viene data loro la definizione di “stile telegrafico” che consente ugualmente al bambino di esprimere il suo pensiero.

Il bambino comprende ed esegue richieste più complesse e meno contestualizzate che implicano una decodifica esclusivamente verbale.

Nel corso del secondo anno di vita le competenze linguistiche del bambino evolvono velocemente: iniziano a comparire enunciati nucleari semplici; compaiono esempi di concordanza tra nomi e aggettivi. 

A partire dai 30 mesi si assiste ad una consistente diminuzione delle parole singole in successione e alla comparsa di frasi complesse ancora incomplete (ad es. bimbo prende cucchiaio mangia minestra). Iniziano a comparire le prime preposizioni e gli articoli. Evolvono anche le sue competenze articolatorie: pronuncia suoni fricativi ed affricati: f, s, v, ci e gi. Può comparire il fonema r.

 

3 – 4 anni

Il bambino raggiunge l’apprendimento delle strutture di base di tutte le frasi della lingua e il suo linguaggio è molto simile a quello dell’adulto. Anche il repertorio fonetico è quasi completo (potrebbero ancora mancare i fonemi r e z) ed i suoni sono prodotti senza distorsioni. 

Le frasi sono sempre più complesse. Ad esempio: ho visto il cane che correva; non voglio la pasta perchè non mi piace. Il bambino sa strutturare bene anche frasi relative, passive ed interrogative, usando in modo sufficientemente corretto le fondamentali regole grammaticali e sintattiche.  Ora è in grado di raccontare delle piccole storie del proprio vissuto, fa domande.

Ovviamente continuerà in età scolare ad arricchire il suo vocabolario, a maturare le sue competenze linguistiche, sviluppare la funzione pragmatica e ad utilizzare il linguaggio come strumento di pensiero. 

 

 

Riferimenti bibliografici

Stella G. (2000). Sviluppo cognitivo. Milano: Mondadori

Caselli M.C, Casadio P. (2007). Il primo vocabolario del bambino. Milano: FrancoAngeli

Bonifacio S., Hvastja Stefani L. (2010). L’intervento precoce nel ritardo di linguaggio. Milano: FrancoAngeli