Quando i bambini si sentono tristi

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di Silvia Iaccarino, formatrice, psicomotricista

 

Frequentemente, quando i bambini si sentono tristi e manifestano questa emozione (con o senza pianto), noi adulti accorriamo preoccupati per cambiarne lo stato emotivo, per “aggiustare” l’emozione, temendo che l’emozione stessa possa “danneggiarli”.
In questo modo, però, rischiamo di passare implicitamente l’idea che determinati stati emotivi non vadano bene, che non siano legittimi. Così, senza volerlo, potremmo rallentare un adeguato sviluppo dell’autoregolazione emotiva, la quale si appoggia alla co-regolazione adulto-bambino. Si tratta, quindi, di approcciarsi preferibilmente ai bambini e alle bambine con un set mentale in grado di vedere nell’evento emozionale una opportunità di apprendimento e di crescita interiore.

I bambini non hanno bisogno di qualcuno che “aggiusti” le loro emozioni, quanto piuttosto di essere accompagnati ad attraversarle e ad esplorare il proprio mondo interno sapendo di non essere soli.

“Il nostro Sè riflessivo o mentalizzante generalmente emerge attraverso una relazione in cui poter fare esperienza di una figura di attaccamento come base sicura che rende per noi sicura l’esplorazione del mondo, mondo interno incluso” – D. J. Wallin

La tristezza fa parte della vita, non possiamo pensare di essere sempre e solo felici ed è quindi importante che, fin da piccoli, i bambini possano acquisire utili strumenti di gestione della stessa. Che fare? Per esempio, dire loro: “Sei triste, ti capisco. Ci sono io qui con te, non sei solo. Capita a tutti a volte di essere tristi, tra poco ti sentirai meglio”.

Stringere in un abbraccio, fornire una spalla su cui eventualmente piangere è sempre di grande conforto nella vita, per i bambini come per gli adulti.

Per dirla con “A caccia dell’orso”… Non si può passare sopra, non si può passare sotto…bisogna passarci in mezzo
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