Seleziona una pagina

 

di Silvia Iaccarino

 

 

Sono sempre più frequenti le situazioni di separazione e divorzio nelle coppie con bambini anche molto piccoli, per i più svariati motivi che non analizzeremo in questa sede. 

Contrariamente alle credenze abituali, la separazione/divorzio non per forza rappresenta un evento traumatico nel percorso di vita di un bambino (vedi anche questo mio altro articolo), sebbene sia indubbiamente un evento triste e spiacevole: che il piccolo viva emozioni dolorose è indubbio, ma ciò NON significa automaticamente che egli sia traumatizzato.

Il trauma accade quando i vissuti “spiacevoli” non possono essere pensati ed elaborati per poter essere superati. Ma, se debitamente accompagnati sul piano emotivo, i piccoli possono affrontare pressoché qualsiasi esperienza. L’importante è che ci sia un adulto sensibile e responsivo al loro fianco in grado di mettere i vissuti in parole e di aiutarli a pensare le esperienze (vedi anche questo altro mio articolo sulla mentalizzazione, questo sul lutto e l’ebook sulle emozioni dei bambini). 

Nel caso della separazione, ciò che conta più di tutto è, quindi, il modo in cui i genitori gestiscono l’evento e le emozioni ad esso collegate (sia proprie che del figlio); il modo in cui portano avanti il loro rapporto col bambino e, fondamentale, il fatto che NON lo “utilizzino” per farsi la guerra reciprocamente…Infatti, coinvolgere il figlio nelle questioni personali tra genitori è molto rischioso in quanto lo pone in quello che viene chiamato “conflitto di lealtà”: gli si chiede cioè implicitamente di schierarsi dall’una o dall’altra parte. Ma ciò non è possibile per il bambino in quanto egli ama entrambi i genitori e sentire di dover scegliere di parteggiare per l’uno o l’altro lo pone in un disagio irrisolvibile, con potenziali conseguenze sul piano psicologico. 

Il rapporto con entrambi i genitori, quindi, dovrebbe essere per il bambino libero da loro eventuali reciproci rancori, recriminazioni, critiche esplicite o velate. Questo si traduce nel fatto che, di fronte al figlio, i genitori dovrebbero evitare di parlare male l’uno dell’altro sia a livello verbale ma anche non verbale: i bambini, infatti, sono abilissimi a decodificare ogni minimo gesto, tono corporeo, mimica facciale, tono di voce, prossemica, etc. Pertanto, gli adulti dovrebbero fare gli adulti e quindi essere in grado di gestire le loro emozioni lontano dallo sguardo attento dei bambini, in modo da lasciarli fuori dalle loro questioni. 

Vediamo ora più da vicino alcuni punti importanti per affrontare al meglio questo delicato passaggio del ciclo di vita di adulti e bambini. 

Innanzitutto, parliamo di cosa dire ai piccoli, in base alla loro età.

Per quanto riguarda i bambini sotto i 18-24 mesi, non è molto utile coprirli di parole, spiegazioni, giustificazioni che sono per loro veramente poco comprensibili. Essi si renderanno davvero conto di cosa significa che mamma e papà si separano nel momento in cui l’altro genitore non sarà più in casa.  

A partire invece 24 mesi, possiamo usare semplici parole per spiegare l’evento, sempre senza esagerare con concetti troppo complessi. Ad esempio, si potrebbe dire qualcosa come: “Mamma e papà hanno deciso di vivere in due case diverse. Questa decisione non ha a che fare con te o con qualcosa che tu hai detto o hai fatto. E’ una nostra decisione. Continueremo ad amarti sempre e ci prenderemo sempre cura di te, tutti e due”. 

Quando l’altro genitore andrà via potremmo dire: “domani la mamma/il papà andrà a vivere nell’altra casa. Poi tu starai un po’ qui con me e un po’ nell’altra casa con la mamma/il papà”. 

Con bambini molto piccoli, sotto i 3 anni, può essere utile aspettare a comunicare la notizia della separazione quando la nuova abitazione è pronta. Infatti, dire oggi a un bambino così piccolo della separazione e poi aspettare dei mesi prima che uno dei due genitori si trasferisca può rendergli faticoso comprendere quanto sta accadendo. Può essere quindi più semplice aspettare che la nuova casa sia pronta, poi solo pochi giorni prima che avvenga il trasferimento dare al bambino la notizia e portarlo a vedere la nuova abitazione e il posto per lui in essa. 

A volte, i bambini in età prescolare 3-6 anni (e dopo ovviamente), possono esprimere a parole il desiderio che mamma e papà tornino a vivere insieme, soprattutto se questi stanno “lavorando” bene. Per loro può essere difficile capire perché i genitori non vivono più insieme. Di fronte a queste affermazioni, si può rispondere qualcosa come: “Capiamo che il tuo desiderio sarebbe quello di rivederci vivere insieme, ma questo non è possibile. Entrambi ti amiamo molto e continueremo a prenderci cura di te. Ma abbiamo fatto questa scelta e non vivremo più nella stessa casa”. 

Qualora il bambino esprimesse preoccupazione in merito ad essere abbandonato, mamma e papà possono rassicurarlo con parole come, ad esempio: “mamma e papà ti vorranno sempre bene e non ti abbandoneranno mai, anche se non viviamo più insieme. Saremo sempre qui per te e con te”.

In questa prima parte abbiamo fornito alcuni esempi di “parole per dirlo”. Nella seconda parte di questo articolo vedremo invece dei suggerimenti pratici per far fronte alla fase successiva. 

 

CONTINUA