di Silvia Iaccarino

 

Un aspetto che troppo spesso tralasciamo di prendere in considerazione nella relazione educativa coi bambini (ma non solo, in realtà) riguarda l’ascolto interiore verso il bambino che noi stessi siamo stati.

Ciascuno di noi porta dentro di sé il proprio “bambino interiore” tanto negli aspetti luce che negli aspetti ombra. Portiamo dentro il dolore, il dispiacere, la paura, la tristezza dei nostri vissuti infantili, ma anche la gioia, la creatività, l’intuizione, la curiosità, la passione, la vivacità e l’istintività della nostra infanzia.

Nel lavoro coi bambini, tanto come genitori che come professionisti, potersi collegare a questi nostri vissuti ed a queste emozioni, sempre presenti e vive in noi, può farci da bussola per dirigere il nostro agire educativo.

Da un lato per poter essere consapevoli di cosa si muove in noi stessi ed evitare così di proiettare i nostri irrisolti sui bambini e, dall’altro, per alimentare in loro stupore, meraviglia, voglia di esplorare e scoprire il mondo circostante in tutte le sue sfaccettature, come un prezioso prisma multicolore.

Collegarci al nostro bambino interiore, ascoltarlo, farci guidare dalla sua saggezza, dal suo sapere intuitivo e dalla sua voglia di vivere, può alleggerire molto il nostro impegnativo compito educativo: ci può infatti sostenere nel nostro ruolo con leggerezza e passione, aiutandoci, tra le altre cose, a godere dei piccoli eventi quotidiani, con sguardo nuovo e fresco.

Possiamo così stupirci insieme ai bambini di un fiore che sboccia, di una nuvola vaporosa, di una formica che trasporta una briciola, dell’erba che cresce nelle crepe dell’asfalto…Possiamo connetterci alle loro emozioni con empatia, dando valore a ciò che provano, senza svalutare o banalizzare…Possiamo dare importanza e ascoltare con rispetto i loro pensieri, osservare le loro scoperte, gioire delle loro conquiste…