di Ilenia Schioppetti, docente di Percorsi formativi 06, nido in famiglia La casetta delle favole – Venezia

 

 

Sempre di più si parla di stupore come motore d’apprendimento, e sembra quasi che ormai l’apprendere con lo stupore debba diventare il modus operandi, il “metodo” di insegnamento per eccellenza.

C’è un’intensissima ricerca di noi educatori su quali siano le esperienze da proporre ai bambini per meravigliarli, per stupirli, per scatenare dentro di loro quella curiosità e quelle scintille che accendano il fuoco dei loro studi e delle loro ricerche. Per dargli tutto, anche quello che non sempre è possibile avere. A qualsiasi condizione, in qualsiasi modo e tempo.

In questo modo in realtà però rischiamo di caricare il loro tempo e il loro fare solo di aspettative, schemi e uniformità.
Abbiamo la tendenza a voler costantemente fare passi avanti e portare con noi i bambini a fare passi avanti, continuamente al nostro passo, dimenticando che il vero viaggio sta nelle soste, nei cambi rotta, nelle strade sbagliate, negli ostacoli che ci costringono a rivedere il nostro percorso.
Lo stupore ultimamente è stato così caricato di significati, a mio avviso anche errati, che sta perdendo il suo valore.
Lo stupore non è necessariamente “positivo”.
Quante volte ci capita di stupirci davanti a qualcosa che non è necessariamente bello? Davanti a qualcosa che ci infastidisce e ci fa anche provare sensazioni non positive e che però scatena in noi così tante emozioni da suscitare domande, risposte, dubbi e voglia di ricerca.
Ma di questo stupore poco ne teniamo conto.
Tendiamo a fare proposte bellissime, accattivanti, spesso anche divergenti all’apparenza, ma in realtà così strutturate da non divergere da quanto fatto fino ad oggi, magari presentate in maniera diversa, ma mantenendo le stesse aspettative e gli stessi obiettivi.
Non è solo fare passi avanti che ci fa crescere. Spesso, e come nel caso dello stupore, e’ piuttosto fare un passo indietro.
In primis noi come adulti.
Ripartendo dal vero significato della parola stupore.
Ripartendo dalla spontaneità.
Ritornando alle cose piccole e naturali.
Ritornando alla personalità.
Prestando attenzione ai bambini nel loro essere liberi. Nei loro gesti spontanei. Nel loro fare quotidiano lontano dal nostro mondo adulto.
Spesso ci arrovelliamo per “provocare stupore” e poi spegniamo sul nascere quello vero, profondo e naturale che i bambini hanno quando noi non ce lo aspettiamo, quando non è il momento, quando rompe gli schemi e le regole.
Stiamo portando i bambini a stupirsi a comando. Stupirsi sta diventando quasi un obbligo. Stiamo cercando di dare parole e voce allo stupore. Quando invece lo stupore e qualcosa che le parole le toglie. E in questo modo rischiamo di spegnerlo.
In questo mondo frenetico, che va di corsa, dove tutto in qualche modo diventa possibile, a portata di mano, dove il tutto e subito diventano la regola di vita, dove se non posso averlo me lo compro, dove meglio finto che niente, lo stupore e’ spesso pilotato, così tanto che diventa sempre più difficile riconoscere quello reale, quello che ci fa venire le farfalle nella pancia, quello che ci toglie le parole, quello che scatena in noi la voglia di sapere, di provare, di costruire le esperienze, di fare, di creare.
Cercando di abituare i bambini allo stupore rischiamo di disabituarli allo stesso.
Lo stupore e la creatività non si possono pilotare. Non hanno una forma che va costruita, sono fuori dalla forma.
Sono quel qualcosa che ci porta oltre. E invece vogliamo piegarlo alla normalità.
Vogliamo farne una proposta. Una quotidianità. Un’abitudine. Un obbligo. E così facendo lo spegniamo.
Mi piacerebbe che facessimo tutti un’esercizio di semplicità. Provare a restituire ai bambini la possibilità di stupirsi delle cose piccole e reali e sostenerli. Anche se si discostano dalle nostre idee, anche se ci mettono in difficoltà perché non li comprendiamo, anche se divergono dalle nostre aspettative.
Non dovremmo offrire stupore, ma la libertà di godere di quello che nasce spontaneamente.
Dovremmo lavorare al contrario. Non tanto portare i bambini nel nostro mondo e guidarli allo stupore ma essere noi ad entrare in punta di piedi nel loro e lasciarci guidare.

Solo così ne riscopriremo il vero significato.

 

Foto di Ilenia Schioppetti

 

 

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