di Ilenia Schioppetti, nido in famiglia La casetta delle favole – Venezia

 

Ma si arriva ad un certo punto che la situazione sembra perdere il controllo!

Lo so che non si inizia mai una frase con ma; in questo caso però è necessario proprio aprire il discorso con una congiunzione avversativa usata di solito per esprimere una conseguenza diversa da quella che ci si aspettava, perché questo è essere educatore: aprire i discorsi con delle domande che possano dare risposte diverse da quelle che ci aspettavamo. Il dubbio. Ma…

Se sapessimo già tutto saremmo solo fruitori di informazioni su un alto piedistallo, il dubbio e l’incertezza invece sono il modo migliore per avvicinarci ai bambini e alle bambine attraverso l’osservazione e lo studio, ponendo le loro esigenze al centro del nostro e del loro agire e ponendoci tutti sullo stesso livello.

Vi ho parlato del cestino dei tesori nell’articolo di cui vi allego il link: https://percorsiformativi06.it/il-cestino-dei-tesori/

Cestino dei tesori quale proposta esperienziale ideata da Elinor Goldschmied, proposta unica nel suo genere, capace di rendere i bambini e le bambine protagonisti delle loro esplorazioni e delle loro azioni mettendo in gioco tutti i sensi, compreso il sesto! La concentrazione che diventa un tutt’uno con l’osservazione, lo studio, la scoperta.

Ma arriva un momento in cui la situazione all’improvviso si capovolge, l’esperienza del cestino dei tesori proposta con successo fino a ieri sembra aver perso il suo fascino. 

Quello che incuriosiva, suscitava stupore, favoriva esplorazione, concentrazione e studio sembra essere stato superato e ce lo dimostra un comportamento non adeguato dei bambini alla situazione.

Si muovono, lanciano, corrono, rotolano insieme agli oggetti, toccano tutto, ribaltano tutto. Una confusione a cui non si era abituati. Ne noi, ne loro.

Qualcosa di sbagliato ci deve per forza essere.

Proviamo a sostituire gli oggetti, proviamo a cambiare la proposta.

Ma il problema non si risolve. 

E se non fosse un problema? 

E se non fosse questione di comportamento inadeguato?

Proviamo a cambiare il nostro puto di vista e leggiamo cosa ci racconta fra le righe questa confusione e questa poca attenzione al cestino dei tesori.

Perché in realtà quello che ci sembra uno sconfitta è una grandissima vittoria.

I bambini e le bambine sono cresciuti. E insieme a loro le capacità motorie, linguistiche, di coordinazione e di pensiero.

Quello che ci sembrava qualcosa di negativo non è altro che la vita che ha fatto un passo avanti, nel vero senso della parola. 

La capacità di concentrazione non si è persa, ha semplicemente preso una strada diversa.

Scoperta, eureka, euristico.

Ecco quindi che nasce la proposta esperienziale del gioco euristico, ideata da Elinor Goldschmied che altro non è che un prolungamento del cestino dei tesori che per rispondere a nuove domande, aggiungendo qualche ma e qualche se si trasforma per rispondere alle esigenze di bambini e bambine da 1 a 2 anni, per l’esattezza dai 12 ai 20 mesi, anche se preferisco non focalizzare l’attenzione sull’età quanto piuttosto sull’unicità di ogni bambino e di ogni bambina.

Il gioco euristico consiste in una proposta di materiale destrutturato in quantità superiori a quelle del cestino dei tesori. Gruppo di materiale. 

Tante mollette, tanti anelli per le tende, tante palline di diversi pesi e formati, tanti tappi, tanti nastri, tante catenelle, tanti bigodini, tante pigne, tanti ossibuchi, tanti pon pon di lana, tanti scarti di falegnameria, tanti piccoli coperchi, tanti rocchetti esausti, tante conchiglie, tante chiavi vecchie legate in piccoli mazzi, tanti cilindri di cartone di tutti I tipi. Tanto materiale destrutturato.

foto di Nunzia Ometo

Il tanto a volte spaventa. Spaventa perché genera caos. Ma noi che piano piano abbiamo imparato a guardare a testa in giù potremo trovare in quel caos la positività di tanti pensieri e azioni nascenti.

Tanto aiuta a diminuire i conflitti per il possesso degli oggetti.

Tanto favorisce le esperienze e le relazioni, non solo personali ma anche materiche.

Elinor Goldschmied aveva il fatto il calcolo che con 4 sacche contenenti ognuna 60 elementi si può arrivare a 13.872.842 combinazioni possibili!

Il materiale va conservato in sacchetti di stoffa, un sacchetto per ogni tipologia di materiale, se possibile sarebbe bello apporre sul sacchetto un’ immagine del contenuto per favorire il riordino, azione di estrema importanza e significato in quanto facente parte dell’esperienza stessa.

Il compito dell’educatore è quello di preparare l’ambiente, possibilmente una stanza dedicata al gioco euristico dove verranno creati, a seconda del numero dei bambini che vi partecipano (Elinor Goldschmied consigliava 7/8 bambini al massimo) alcuni angoli con il materiale.

Se possibile sarebbe indicato stendere un tappeto per attutire i rumori in quanto la tranquillità e’ un aspetto predominate.

Una cosa molto importante è affiancare ai gruppi di materiale barattoli di varie dimensioni e forme: latte, vasetti, barattoli con coperchio, barattoli trasparenti come ad esempio i tubi che contengono le palline da tennis. Naturalmente più il materiale sarà di recupero più acquisterà valore. Il valore del rifiuto che fra mani e sguardi nuovi ricomincia la sua vita proprio quando sembrava essere arrivato alla fine.

 

 

Una volta che i bambini saranno entrati nella stanza all’educatore non resta che sedersi, ed essere un protagonista esterno che partecipa al gioco con lo sguardo intervenendo il meno possibile ma sapendo sempre quando è il momento opportuno di lanciare piccole provocazioni 

o rendersi complice silenzioso delle azioni dei bambini e delle bambine. 

Partecipare al gioco con lo sguardo, osservando i movimenti dei bambini e delle bambine che riempiranno, svuoteranno, impileranno, incastreranno, trasporteranno, rovesceranno, sposteranno, lanceranno, si occuperanno di ricerche sonore, fisiche e scientifiche, dando vita inconsapevolmente ai primi processi logico matematici, sequenze numeriche, seriazione, insiemi, categorizzazione, scomposizioni. 

Ci saranno certamente anche dei bambini che non faranno nulla. Ma il nulla non deve spaventare, ma va valorizzato perché dentro a quel nulla c’è uno studio preparatorio fatto di osservazione, pensieri e azioni. 

Mai forzare un bambino che se ne resta in disparte, ma imparare a guardare il non far nulla dal nostro nuovo punto di vista.

Il non far nulla che sembrano vuoto è pieno di fare.

Il compito dell’educatore e’ anche quello di rendersi conto quando la situazione diventa pesante per i bambini, può essere a causa di materiali superflui o di mancanza degli stessi, il suo compito è quello quindi di provvedere all’offerta del materiale adeguato a seconda dell’osservazione. Non tutti i giorni sono uguali. Non tutti i bambini sono uguali. 

Solitamente il tempo previsto per il gioco euristico varia dai 30 ai 60 minuti.

Ma non mi focalizzerò troppo sul tempo, non esiste una regola prefissata; in base all’osservazione l’educatore potrà valutare  e decidere di smettere prima o continuare ancora per un po’.

Elinor Goldschmied nel suo libro “Persone da zero a tre anni” ci ricorda che “il gioco euristico è un approccio e non una ricetta. Non esiste un unico modo per attuarlo e ognuno, in ambienti diversi, avrà le sue idee personali e farà la propria raccolta di materiali. In effetti uno dei grandi meriti di questo approccio e’ quello di liberare la creatività negli adulti e far sì che il compito di seguire i bambini diventi più stimolante.”

 

 

Destrutturato non deve essere solo il materiale ma anche la capacità di strutturare ogni esperienza in modo nuovo e non categorico. Modellarla sui bambini e sulle bambine per renderla unica come unico e’ ogni bambino e ogni bambina. 

Al termine del gioco, in silenzio l’educatore presenterà uno alla volta i sacchetti del materiale iniziando a riempirli, l’avere raffigurato sul sacchetto l’immagine corrispondente al suo materiale faciliterà anche l’aiuto da parte dei bambini che non vivranno il riordino come momento di obbligo, ma come piacevole momento con un po’ anche di soddisfazione. Ricordiamoci sempre di essere esempio nel riordino, e mai mandanti. Si educa con quella che si fa più che con quello che si dice ci viene spesso ricordato!

I sacchetti alla fine verranno riposti e i bambini potranno tornare in sezione.

Ma è inevitabile rendersi conto che dopo aver provato il gioco euristico qualcosa è cambiato nei bambini e nelle bambine. Dopo essersi rapportati con tanto materiale destrutturato, dopo aver letto e creato storie, dopo aver navigato su pensieri di onde in piena, dopo aver messo in gioco tutti i sensi, compreso il sesto respirando un clima di libertà di gioco è difficile tornare alla realtà. 

Forse una soluzione c’è.

Euristico, eureka, scoperta!

Vi lascio con un dubbio, un po’ come il dubbio che ha dato il via a queste parole. 

Perché questo è essere educatore: aprire i discorsi con delle domande che possano dare risposte diverse da quelle che ci aspettavamo. 

Forse una soluzione c’è.  Ma…