Figli veloci come un ghepardo e al sicuro dentro al nido: tra iper-stimolazione ed iper-protezione, il paradosso della genitorialità moderna

Educazione e sviluppo infantile, Tutti gli articoli

 

di Antonella Morlacchi, psicologa e psicoterapeuta

 

Essere genitori è per sempre: non si smette mai di occuparsi dei figli, benché con modalità diverse a seconda della fase del ciclo di vita e della situazione attraversata. La funzione genitoriale, infatti, può a mio avviso essere descritta con tre verbi che, a seconda del momento, assumono una maggiore o minore rilevanza, senza mai esaurirsi del tutto:

  • proteggere
  • accompagnare
  • lasciar andare.

 

Nel mio lavoro ho modo di osservare i genitori di oggi e ho l’impressione che siano al centro di un paradosso educativo, che li porta ad iper-proteggere ed iper-stimolare i propri bambini e bambine, mandando loro un messaggio contraddittorio. Questo atteggiamento, come qualsiasi scelta, è basato su “buone ragioni”; in questo caso credo si tratti di queste:

  • la società moderna è “liquida”, come spiega il sociologo polacco Bauman, ossia in continuo e repentino cambiamento; è veloce: la tecnologia ci ha abituato al “tutto e subito” ed alla globalizzazione; è complessa, multiculturale, con punti di riferimento molteplici e poco chiari;
  • gli adulti di oggi, dunque i genitori, appaiono auto-centrati, preparati da un punto di vista teorico (tanto da mettere in discussione i cosiddetti esperti, quali pediatri, insegnanti, ecc.) ma al tempo stesso soli, con una rete relazionale più fragile che in passato;
  • il figlio è spesso unico, atteso, programmato, frutto di una scelta precisa da parte di genitori meno giovani e meno inconsapevoli di un tempo; insomma, è un bambino prezioso, su cui riversare un investimento non indifferente.

Questi tre elementi ci fanno dunque comprendere quanto sia complesso essere genitori al giorno d’oggi: da un lato abbiamo mamme e papà che si vogliono occupare nel miglior modo possibile del proprio bambino prezioso, dall’altro una società che può disorientare e a volte spaventare. Ecco che quindi emerge fortemente il bisogno, di fatto un’illusione, di poter tenere sotto controllo ogni minimo risvolto della vita e dell’educazione del proprio piccolo/a.

Il bambino diventa cioè iper-pensato: i genitori si pre-occupano di lui nel vero senso del termine, cercando di prevedere e risolvere qualsiasi difficoltà si presenti sul suo cammino; al tempo stesso, desiderano che non si perda nulla, riempiendo il suo tempo e la sua mente di idee e proposte, con l’obiettivo di arricchire massimamente la sua educazione. Questo, purtroppo, può generare bambini non preparati alle frustrazioni, disabituati ad avere e ad esprimere desideri propri, prestazionali ma emotivamente fragili; una volta adolescenti, potrebbero sentirsi insicuri nel manifestare il proprio vero Sé (soprattutto se non apprezzato dagli adulti di riferimento), inclini a non assumersi responsabilità (come biasimarli, se fino a quel momento altri hanno fatto scelte al posto loro?) e, forse, intrappolati in uno stallo evolutivo.

Dunque, come poter correggere il tiro sin dai primi mesi di vita del proprio bambino/bambina? Penso che in primis sia importante essere consapevoli, come genitori, di poter incappare nel bisogno di controllo e nella tendenza ad iper-stimolare o iper-proteggere i propri figli. Ed ora tre suggerimenti:

  • per contrastare il bisogno di controllare tutto ciò che riguarda il proprio bambino/a, tendenza comprensibile quando è molto piccolo/a ma che deve via via scemare, credo si debba riscoprire il valore della curiosità (Cecchin) nei suoi confronti: innamoratevi continuamente dei vostri figli e lasciatevi sorprendere dalla differenza che portano nella vostra vita. La realtà d’altra parte è molto più complessa di qualsiasi nostra possibilità di previsione.
  • Per contrastare la tendenza ad iper-proteggere i propri figli dobbiamo sempre ricordare che il fine ultimo del ruolo genitoriale è quello di permettere la loro piena realizzazione; parafrasando Gibran, “i nostri figli non sono figli nostri”, e ancora di più non sono noi: fidiamoci delle loro risorse e accettiamo i loro fallimenti affiancandoli nella fatica, elemento imprescindibile per crescere; in altre parole, diamo loro una “protezione flessibile” (Scabini).
  • Infine, per contrastare la tendenza a iper-stimolare i propri bambini credo sia importante riscoprire il valore della lentezza, che si esprime in attività condivise che permettano lo sviluppo dell’empatia (lettura di libri, visione di film), e persino quello della noia, che lascia spazio alla creatività.

 

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