Il cestino dei tesori

Educazione e sviluppo infantile, Nido

 

di Ilenia Schioppetti, nido in famiglia La Casetta delle Favole

 

Ho preparato proprio in questi giorni un nuovo cestino dei tesori per il mio nido in famiglia.
E mentre lo riempivo venivano alla luce dubbi, pensieri, riflessioni.

Il cestino dei tesori è stato ideato da Elinor Goldschmied, “psicopedagogista” ed educatrice inglese*.

Non mi soffermerò in questo articolo a raccontare la sua esperienza, la sua vita e ad analizzare il suo straordinario modo di relazionarsi con i bambini, con le famiglie, con le educatrici e con gli educatori, perché ritengo che sia indispensabile per chi lavora nel settore 0/3 conoscere questa figura all’avanguardia e innovativa che è riuscita a cambiare il pensiero educativo e lo sguardo sui bambini e le bambine in uno dei momenti più difficili della storia, in modo povero ma di una ricchezza di cui ancora oggi godiamo.

Per questo motivo vi invito ad approfondire l’argomento leggendo i suoi libri, gli articoli raccolti e le sue interviste, nonché i video relativi alle sue esperienze dirette.
Troverete vario materiale nel gruppo di Percorsi formativi 06, sul sito amici di Elinor e in generale sul web, anche se dobbiamo ricordarci di verificare sempre le fonti di quanto letto in rete.

In questo articolo vorrei focalizzare l’attenzione sul cestino dei tesori in una struttura educativa odierna.

Come può essere possibile che a distanza di così tanti anni, con studi pedagogici che si sono trasformati ed evoluti, con risorse economiche maggiori e disponibilità sempre più consistenti possa considerarsi ancora avanguardia il cestino dei tesori?

Ma che cos’è un cestino dei tesori?

Il cestino dei tesori è una proposta esperienziale esplorativa che si può proporre dai 6 mesi fino circa ai 10/12 mesi, che aiuta i bambini e le bambine a prendere consapevolezza del proprio corpo, dello spazio circostante, delle prime relazioni fra pari andando a favorire oltre alla capacità di prendere decisioni, sviluppare connessioni, trovare soluzioni e fare uso delle informazioni raccolte, la coordinazione occhio, mano, bocca attraverso la messa in gioco di tutti i sensi: tatto, olfatto, gusto, udito, vista.

Si tratta di un cestino in materiale naturale con fondo piatto e senza manici con misura non inferiore ai 35 cm di diametro e 10-12,5 cm di altezza, abbastanza resistente per dare la possibilità al bambino e alla bambina di appoggiarsi senza che si rovesci.

Nel cestino devono essere inseriti fino al bordo una ricca varietà di oggetti comuni ( non definibili come “giocattoli”) scelti per stimolare tutti i sensi.

Oggetti naturali, oggetti di materiali naturali, oggetti di legno, oggetti di metallo, oggetti in pelle tessuto gomma pelo, carta cartone. Oggetti diversi quindi, ma non di plastica.

Oggetti che permettono di immaginare ed esplorare qualcosa di nuovo offrendo possibilità di gioco diverse, nonché oggetti che spesso i bambini hanno già visto, magari nelle mani dei genitori, ma che si trovano a poter manipolare in un contesto che gli da la responsabilità di agire in modo intenzionale.

In commercio si trovano oramai centinaia di giocattoli in grado di rispondere ad ogni esigenza cognitiva, uno per ogni nuovo movimento, uno per ogni nuovo pensiero, uno per ogni nuova sensazione, uno per ogni nuova scoperta. Ognuno con la sua funzione, ognuno con i suoi obbiettivi, ognuno con la sua strada già scritta, già pensata, già incanalata da qualcuno che, convinto di allargare un orizzonte in realtà ne costruisce una cornice.

Giocattoli che però tenendo conto degli standard dimenticano l’individualità e l’unicità di ogni bambino e di ogni bambina.

In commercio si trovano anche dei cestini dei tesori già preconfezionati, standard, che spesso oltre a non rispettare e non tenere conto degli oggetti consigliati da Elinor Goldschmied fanno perdere il senso vero del cestino stesso.

Il cestino dei tesori infatti nasce come ho già detto in un momento povero non solo a livello economico, povero anche a livello pedagogico, perché quando manca tutto il resto, l’educazione e l’interesse per i bambini e le bambine passano in secondo piano.

Elinor Goldschmied era riuscita, nonostante la situazione di precarietà e mancanza di mezzi e materiali a sviluppare proposte che hanno dato ai bambini e alle bambine la possibilità di esplorare, trasformare, reinventare donando al gioco un’importanza tale da celebrarne la loro complessità.

Materiali poveri ma ricchi allo stesso tempo.

Materiali che riescono silenziosamente a stimolare tutti i sensi.

Materiali che parlano, in modo diverso ad ognuno di noi.

Ma com’è possibile che un oggetto banale riesca a comunicare e stimolare nel profondo e in modo unico?

Credo che la risposta risieda per prima cosa nella storia degli oggetti.

Nel momento in cui decidiamo di costruire un cestino dei tesori il nostro cervello e il nostro cuore al centro del fare mettono il bambino e la bambina.

Li pensano, li immaginano, li visualizzano.

E il pensare un bambino e una bambina crea un legame che inizia già a priori.

Io lo sto facendo per te. Non lo compro già fatto e pensato da altri. Io lo sto pensando e facendo per te.

Il primo passo quindi è scegliere un cestino.

 

Spesso si afferma che costruire un cestino dei tesori partendo da zero diventa molto dispendioso economicamente. Mi sento di dire che questa affermazione perde ragione di esistere se riusciamo a capire che l’importanza non sta solo nel cosa ma nel come.

Svuotando cassetti, aprendo armadi, facendo visita a nonni e zii, cercando fra vecchi ricordi, coinvolgendo anche le famiglie nella raccolta il cestino sarà davvero un prezioso elemento a costo quasi nullo.

Vi consiglio naturalmente di andare a rileggere la selezione di oggetti consigliati in un lungo elenco nel libro Persone da zero a tre anni.
Ma senza che diventino un vincolo nè un limite.

 

 

Lo scopo del cestino dei tesori è la scoperta naturale e autonoma dei bambini e delle bambine con una silenziosa partecipazione dell’adulto che deve cercare di intervenire il meno possibile, se non mai e osservare in modo tranquillo e attento. Pertanto, è indispensabile che l’educatrice o l’adulto di riferimento siano sicuri degli oggetti che mettono a disposizione per evitare condizioni di ansia e preoccupazione che poi ricadrebbero inevitabilmente sul bambino e sulla bambina.

La scelta ideale sono i materiali a costo zero, di uso comune, che spesso come già ho anticipato sono già stati visti nelle mani di altri, ma con i quali non si sono mai potuti relazionare.

Nella scelta dei materiali e’ bello lavorare anche sul peso, sulle lunghezze, sul colore, sul suono, sul gusto. E’ importante tenere conto che il bambino e la bambina dovranno trovare soddisfazione e mettere in gioco tutti i sensi, anche il sesto!

Immaginiamo ora anche il potere nascosto di questi oggetti destrutturati, spesso imperfetti, a volte scartati, abbandonati, sostituiti, che sembrano perdere di significato tolti dal loro ambiente originale, quasi inutili, eppure, pronti a nuova vita, a nuovi usi, a infiniti usi. Che messaggio vi arriva dentro al Cuore?

Una volta che il cestino sarà pronto provatelo! Ad occhi chiusi. Provate ad ascoltare le sensazioni, i suoni, i profumi, i sapori.
Annusateli, provate a leccarli, passateveli sulle guance, girateli fra le mani cercando di indovinare di cosa si tratta, sbatteteli, alzateli, infilateli uno dentro l’altro, fateli scorrere, scivolare, rotolare, passateli fra le dita delle mani e dei piedi, metteteli sopra la testa. Ascoltate cosa vi raccontano, testateli.
Date una vita agli oggetti che avete scelto.
Costruitene una storia.
Una storia che inizia con voi e continua con i bambini e le bambine.

In un momento tranquillo, possibilmente dedicando uno spazio protetto per i bambini e le bambine che avranno la fortuna di goderne metteteglielo a disposizione.

E osservate.

Sedetevi un po’ lontani ma non troppo, quanto basta per infondere sicurezza e presenza, quanto basta per lasciare spazio alla loro esplorazione. Evitate di incoraggiarli o prendere iniziative per loro un bambino e una bambina sanno cosa fare, se sono lasciati liberi di assecondare il proprio tempo e i propri desideri.

Osservate.

Il vostro compito è soprattutto quello di osservare e di occuparvi della cura del cestino, che non riguarda solo la scelta degli oggetti, ma anche la manutenzione, il controllo, la pulizia e la sostituzione.

Osservate e imparate ad alimentarvi di tanta semplice bellezza.

Chiudo l’articolo con queste parole sperando di essere stata d’aiuto ed essere riuscita ad aprire un po’ lo sguardo al passato per il futuro.

“Quando studiamo una dieta per lei prestiamo molta attenzione al menu, offrendo una varietà e una qualità di cibo essenziali al suo nutrimento giornaliero e ad una crescita rapida. Ma che cosa facciamo per il suo nutrimento mentale, per sviluppare la sua capacità di utilizzare occhi, mani e bocca in un’attività di concentrazione?”
Elinor Goldschmied

Siamo ancora in tempo per scrivere nuove storie. Il cestino dei tesori, potrebbe essere il primo passo! ♥

* Il termine “psicopedagogista” di tendenza viene attribuito alla figura di Elinor Goldschmied, ma va specificato che, seppur vero che il suo lavoro e le sue teorie sono ancora oggi valide attuali e alla base della moderna psicopedagogia, i suoi studi erano indirizzati inizialmente all’insegnamento e successivamente all’assistenza psichiatrica.
Dapprima ha lavorato come nursery teacher e successivamente come assistente psichiatrica. (Fonte: Associazione Amici di Elinor)
E’ stato proprio lavorando nel settore della salute mentale, occupandosi di bambini sfollati o rifugiati, che ha iniziato ad approfondire e sviluppare le sue teorie e le sue proposte.

 

 

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