di Simona Vigoni, pedagogista e psicomotricista, direzione scientifica di Percorsi formativi 06

 

 

Lockdown: parola di origine americana che significa letteralmente isolamento, chiusura, confinamento, blocco.

No, non siamo tornati indietro di un anno, ma non siamo andati avanti come avremmo potuto: e ora siamo qui alla ricerca dei perché.

Ora siamo qui, con rabbia, livore, tristezza e paura o con rabbia e livore mescolata a tristezza e paura. Bel cocktail.

Devi esserti allenato ben bene lungo la scala del sistema nervoso autonomo di cui ci parla Silvia Iaccarino, per non “freezzarti”, quando, al 15 marzo, ti si para innanzi un altro LOCK, un’altra serratura. Chiamiamola con il suo nome, serratura, perché le porte sono le nostre, e le toppe pure: due giri di chiavi, svuotiamo gli armadietti, portiamo via il cellulare, il pc e ci vediamo dopo le feste.

Ma non stiamo partendo per le vacanze.

Avrei bisogno che ciascun essere umano sentisse il peso di quella responsabilità che in qualità di cittadini terrestri dovremmo sentirci addosso perché figli di una stessa madre.

Quella responsabilità che noi conosciamo bene, anche fin troppo, perché a volte siamo perfino stucchevoli e pedanti a sentirci parlare di regole. E noi le abbiamo rispettate le regole, da “brave” maestre. Tutte. A volte stortando il naso sotto la mascherina, è vero, ma le abbiamo incarnate, agite con le nostre mani, spellate per la troppa amuchina. Giorno dopo giorno. Fogli firma, temperatura, procedure.

Noi, dentro al perimetro, ci siamo mosse.

Avrei bisogno che ci ricordassimo tutti che l’altro siamo noi. Avrei bisogno di chiedervi come si può, come si fa a ricordarlo, capirlo, praticarlo questo pensiero. Avrei bisogno di sentirmi pensata dagli altri per condividere il peso della mia resistenza. Perché il peso di quella responsabilità, il peso di questa resistenza diventa leggero se condiviso.

“Buoni e cattivi. Non è la fine. Prima c’è il giusto o sbagliato da sopportare. Che di per sé è maledetto perché divide mentre qui tutto dovrebbe solo unire”. Vasco, vero, qui sulla Terra tutto dovrebbe solo unire, perché l’altro siamo noi.

Altrimenti, come diresti tu, finiremo per accorgerci che “Siamo soli”.

Questo è il punto.

 

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