di Margherita Cardellini, psicomotricista e pedagogista

 

Ogni individuo possiede un sistema di sicurezza.

Il più delle volte si tratta di un sistema funzionale: ci permette di vivere in un generale stato di tranquillità per la maggior parte del tempo e ci mette in allerta quando percepisce la presenza di un “segnale di pericolo”.

Inoltre, ci permette di agire in direzione di tutela di noi stessi e degli altri.

Quando il “segnale di pericolo” è moderato-lieve, consente un adeguato funzionamento delle funzioni neocorticali e ci permette di programmare e mettere in atto una strategia di azione.

Ad esempio: siamo in macchina e sentiamo il suono di un ambulanza, ci guardiamo intorno, guardiamo gli specchietti retrovisori, individuiamo l’ambulanza e la sua distanza da noi (attraverso la vista e attraverso l’udito), individuiamo le possibilità di movimento, osserviamo gli spostamenti delle altre macchine, infine ci muoviamo liberando il passaggio per l’ambulanza.

Come è facile comprendere, questo sistema richiede un po’ di tempo per attivarsi, programmare e funzionare (attenzione, stiamo parlando comunque di frazioni di secondo!).

Quando il “segnale di pericolo” è elevato, questo non consente un adeguato funzionamento delle funzioni neocorticali, ma passa direttamente all’amigdala (struttura che fa parte del sistema limbico, uno dei sistemi cerebralmente più antichi; essa si occupa di passare direttamente all’azione in caso di pericolo).
L’amigdala produce un’immediata azione, senza passare tramite la programmazione.

Si tratta di un sistema decisamente più veloce del precedente ma, per questo motivo, rischia anche di essere tratto in inganno.

Vi racconto un piccolo aneddoto personale, a mo’ di esempio.

Ero in Mar Rosso e facevo il bagno.
Ad un tratto, una signora urla/esclama: “Uno squalo!”.
La mia amigdala è saltata sull’attenti!
Cuore a mille, forte scarica di adrenalina per il corpo, irrorazione di sangue nelle gambe per consentirmi uno scatto immediato verso la riva.
Eppure, mi sono bastati pochi secondi per accorgermi di essere l’unica, su tutta la spiaggia, a correre in direzione del bagnasciuga. Tutti i bagnanti,al contrario, si buttavano entusiasti in mare, afferrando rapidamente maschera e boccaglio.
In poche parole: l’arrivo di un (piccolissimo!) squaletto vicino alla riva era un evento particolarmente raro e atteso, assolutamente non pericoloso: tutti correvano in mare per osservarlo e fotografarlo.
La fuga, in questo caso, non era assolutamente necessaria.

Ecco quindi ben visibile la fallibilità del sistema di sicurezza quando viene attivato dall’amigdala.

Ma…se quello “squaletto” fosse stato veramente pericoloso? In quel caso l’amigdala mi avrebbe salvato la vita.

Ecco, immaginiamoci quindi che un “funzionale” sistema di sicurezza di una persona tendenzialmente serena, fornisca prevalentemente risposte adeguate e util a lievi e moderate sollecitazioni di pericolo.
Rientra nella “funzionalità”, un sistema di sicurezza che risponde più o meno adeguatamente (compresi errori, come nel caso dello squaletto!) a intense sollecitazioni di pericolo.

Quando non è più funzionale il sistema di sicurezza?
Quando è un sistema sempre in allerta (lieve, moderata o alta), quando produce costantemente rimunigazione mentale, pensieri ossessivi, pulsioni compulsive e preoccupazioni incessanti, quando – nonostante i segnali di realtà comunichino sicurezza – il soggetto continua a percepire un senso di “potenziale pericolo” (o, addirittura, di pericolo).

Cosa succede quando ciò accade ai bambini?
Spesso questa condizione di sofferenza produce un fenomeno chiamato “evitamento”, che porta il bambino ad allontanare da sé tutte quelle situazioni pericolose o potenzialmente pericolose. Con questo, non si intendano solo situazioni “realmente” pericolose (es: attraversare la strada con il semaforo rosso, buttarmi da un’altezza troppo elevata, ecc.), ma anche situazioni che presentano un adeguato/funzionale livello di “pericolo/rischio” (es: fare un salto da un’altezza adeguata, allontanarmi dai miei genitori perché mi sento sicuro, fare nuove amicizie).

In tutti questi casi – e soprattutto quando questa situazione si verifica nell’infanzia – è importante trovare strategie utili per ripristrinare un funzionale sistema di sicurezza.

Cosa vuol dire? Vuol dire, anzitutto, rendere menso sensibile e attivo il sistema di sicurezza in generale. In secondo luogo, significa direzionare la competenza attentiva di quel soggetto non solo verso i “segnali di pericolo”, ma anche verso i “segnali di salvezza/sicurezza”.

 

(Questo articolo è frutto di riflessioni professionali e una rielaborazione personale di alcuni saggi e testi scientifici, tra i quali: Le paure segrete dei bambini di Lawrence J. Cohen e L’intelligenza emotiva. Che cos’è e perchè può renderci felici di Daniel Goleman)

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