Bambini che mordono: perché succede e cosa fare

Educazione e sviluppo infantile, Nido, Scuola dell'Infanzia
Bambini che mordono cosa fare – Percorsi Formativi 06

 

di Silvia Iaccarino, formatrice, psicomotricista, fondatrice di Pf06

 

 

Il morso dei bambini e delle bambine lascia il segno. Indubbiamente provoca dolore in chi lo riceve e, molto spesso, suscita timore e paura nei genitori.

Noi adulti tendiamo a caricare di un significato negativo il morso dei bambini e delle bambine perché lo etichettiamo come “violento”. Così i genitori sono spesso preoccupati quando si trovano di fronte a una bambina o un bambino che morde le amiche, gli amici o loro stessi. O quando il loro figlio/a riceve un morso.

La bocca è il primo strumento, canale, mezzo, che i bambini/e usano per conoscere: quante cose portano in bocca già nei primi mesi di vita? Questi gesti servono per esplorare la realtà circostante.

Approfondiamo l’argomento sui morsi dei bambini/e.

Il tema dei bambini che mordono è forse uno dei più gettonati e “caldi” sia per i genitori, sia per educatrici, educatori e insegnanti che lavorano nei contesti 0-6.

La fascia di età dagli zero ai tre anni, tre anni e mezzo è quella tipica dei morsi e dei graffi, la più complessa da gestire.

I morsi e i graffi – così come le tirate di capelli, le spinte, le botte – fanno parte della gamma dei comportamenti “aggressivi” che i bambini e le bambine possono agire in alcune circostanze.

E preoccupano spesso i genitori perché sono modalità che riguardano le competenze sociali nella fascia da zero a tre anni. Vediamo insieme cosa possiamo fare quando le bambine e i bambini mordono.

 

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Bambini che mordono: una forma di comunicazione

Nei primi tre anni, tre anni e mezzo di vita, i bambini e le bambine sono ancora, da un punto di vista sociale, agli esordi delle loro competenze di interazione: stanno edificando, costruendo la casa delle loro skill sociali.

In questo contesto, i comportamenti come morsi e graffi sono manifestazioni normali, tipiche e fisiologiche che bambini e bambine utilizzano nel loro percorso di costruzione delle abilità socio-emotive e che sono del tutto NON intenzionali.

Noi adulti tendiamo a pensare al morso, al graffio e agli altri atteggiamenti aggressivi come a una manifestazione volontaria legata a rabbia, frustrazione, delusione o disappunto.

In realtà si tratta di comportamenti istintivi, involontari, che non hanno mai l’obiettivo di arrecare un danno all’altro o fare del male, ma sono finalizzati alla protezione/difesa e all’interazione con il pari.

Quando ci troviamo di fronte a bambine e bambini che mordono, assistiamo a una forma di comunicazione che anticipa il loro sviluppo linguistico.

 

Perché i bambini mordono?

Le bambine e i bambini che mordono stanno cercando di trasmettere un messaggio. E, nei contesti 0-3 (ma non solo!), qualsiasi tipo di comportamento è un modo per dire qualcosa: non fanno eccezione i morsi, graffi, le tirate di capelli o le spinte.

Noi genitori, educatrici ed educatori abbiamo il compito di comprendere questa forma di comunicazione e di vederla come un segnale che necessita di essere interpretato, decodificato e tradotto.

Purtroppo, non abbiamo a disposizione un traduttore simultaneo del linguaggio non verbale dei bambini dagli zero ai tre anni: per comprendere bambini e bambine la via maestra è quella di osservarli, ascoltarli e stare loro vicino.

Nella quotidianità ci troviamo di fronte a situazioni in cui, per esempio, una bambina o un bambino vorrebbe giocare con una sua compagna o un suo compagno e, nel manifestare questa intenzione, potrebbe mordere, graffiare, tirare a sé o spingere l’amica o l’amico. Potrebbe essere un modo per chiedere la sua attenzione, una modalità per dire “Hei, voglio giocare con te!”.

Ecco, quando osserviamo questo tipo di comportamento, sia come professionisti che come genitori, proviamo a tenere in considerazione tutte le sfaccettature possibili, le diverse chiavi di lettura rispetto a quell’atteggiamento e chiediamoci:

 

Cosa sta cercando di comunicare quella bambina, quel bambino? Cosa vuole dire all’altro?

 

Di primo acchito, tendiamo a pensare che la bambina o il bambino stia manifestando rabbia e voglia dire alla compagna/o “Guarda che sono arrabbiata con te! Lasciami stare e fammi spazio”.

Ma, più spesso di quanto pensiamo, il morso e il graffio potrebbero essere tradotti con “Ti va di giocare con me? Voglio condividere con te una nuova esperienza”.

Certo, all’età di tre anni o tre anni e mezzo, bambine e bambini non hanno ancora un linguaggio così sviluppato da poterlo dire a parole; quindi, potrebbero usare il corpo per comunicare la loro intenzione. Quindi potrebbero mordere, graffiare, spingere, tirare i capelli.

E, anche nei casi in cui l’eloquio è già strutturato, nel momento “caldo” in cui bambine e bambini vogliono dire all’altro di giocare insieme, il corpo può essere più veloce, rapido e istintivo del pensiero decodificato e traslato in parole. Per questo vediamo bambine e bambini che, per esempio, mordono, nonostante un linguaggio ben articolato.

Un comportamento che noi adulti definiamo come aggressivo, è in realtà un messaggio: dovremmo abituarci a pensare i comportamenti come comunicazioni, spesso una richiesta di connessione e di contatto.

 

Cosa fare con i bambini che mordono

Possiamo tradurre il morso con espressioni come:

  • voglio condividere questa esperienza di gioco con te,
  • voglio fare questa cosa vicino a te,
  • giochiamo insieme,
  • voglio stare con te.

Quando osserviamo bambine e bambine manifestare comportamenti che ai nostri occhi risultano aggressivi, è importante provare a leggere le sfumature di quel gesto perché è probabile che il messaggio fosse proprio una richiesta di connessione e contatto.

Il nostro intervento educativo, a prescindere dal ruolo di genitore, educatrice o educatore, dovrebbe certamente limitare/non consentire il morso, il graffio o qualsiasi altra forma di “aggressività” per provare a sostituirla con le parole.

Giovanni, Lucia, cosa volevi dire al tuo amico, alla tua amica? Volevi chiedergli/le di giocare con te?”.

Di fronte a questa domanda, di solito la bambina/o vi guarderà e, per esempio, scuoterà il capo in modo affermativo: “Sì, volevo dire proprio quella cosa”.

A questo punto potremmo avvicinarci alla bambina/o che ha ricevuto il morso e dire in tono pacato: “Guarda Giulia, Matteo: la tua amica, il tuo amico non voleva fartil male, ma voleva chiederti di giocare con lei/lui. Non sapeva come dirtelo e gli è scappato un morso, un graffio”.

Dopodiché spieghiamo in modo semplice e diretto a Giovanni, Lucia che, quando desiderano giocare con una loro compagna o compagno non devono mordere ma possono usare le parole “Giovanni/Lucia, non voglio che mordi, fa male. Puoi dire a Giulia/Luca: giochiamo insieme? Giochi con me?”.

 

Non punire i bambini che mordono

Se usiamo questa chiave di lettura, il nostro intervento educativo non dovrebbe mai essere di tipo punitivo: meglio evitare di far provare vergogna o senso di inadeguatezza a bambine e bambini.

Frasi come “Ma, insomma, te l’ho già detto mille volte, quando la smetti!” non sono opportune.

La punizione non aiuta, anche perché ricordiamo che se una bambina/o potesse comunicare in altro modo la sua intenzione di voler giocare (o altro), non userebbe certo morsi o graffi: in quel momento però non è in grado di fare diversamente. Il bambino/a NON PUO’ fare diversamente.

Pensiamo anche a ciò che succede a noi adulti: quante volte vorremo comportarci in un certo modo con i nostri figli, figlie e partner e poi “ci scappa” di dire o fare qualcosa che “è più forte di noi”?

Succede perché in quella particolare circostanza non riusciamo a fare altro.

Quando pensiamo di voler punire una bambina o un bambino per un morso o un graffio, è molto importante tenere presente che non lo sta facendo con l’intenzione di fare male o arrecare un danno, ma in quel momento non può fare altro. Ricordiamo che i bambini sono giovani, inesperti e immaturi: non hanno ancora maturato/sviluppato tutte quelle capacità, competenze, abilità che abbiamo noi adulti.

 

Bambini che mordono? È un comportamento fisiologico

Quando a casa o in un contesto educativo vediamo che un bambino o una bambina sta per mordere o graffiare un compagno/a, è giusto fermare il gesto.

Nel caso in cui fosse appena successo, faremo capire ai bambini/e che non si mordono o graffiano gli amici e le amiche, ma che la volta successiva possono usare espressioni come “Vuoi giocare con me?”.

Certo, in un contesto 0-3 siamo consapevoli che “la volta successiva” potrebbe essere anche cinque minuti dopo, e si potrebbe verificare la medesima situazione del morso o del graffio perché non è sufficiente dirlo una volta sola affinché un bambino/a impari. Servono molte ripetizioni e molto tempo affinchè bambini e bambine maturino quelle abilità, capacità e competenze utili per passare dalla comunicazione corporea a quella verbale.

In questo caso, non pensiamo subito a una fatica che va approfondita, perché il morso e il graffio sono comportamenti fisiologici, ovvero appropriati all’età evolutiva dei bambini e delle bambine. Non sono manifestazione che devono farci preoccupare, a meno che non si verifichino con una intensità e frequenza davvero molto alta.

 

Perché un bambino/a piccolo/a morde?

Non preoccupiamoci di fronte ai bambini/e che mordono, né a casa né al nido: impariamo a comprendere che non c’è in loro l’intenzione di fare del male ma la necessità di comunicare.

Per esempio, una bambina, un bambino di tre anni morde perché:

  • l’uso del corpo è il modo più veloce che ha a disposizione per comunicare,
  • utilizza gli strumenti più semplici e immediati per trasmettere un messaggio,
  • vorrebbe giocare con l’amica, l’amico ma non sa come dirglielo,
  • cerca di dirigere l’attenzione su di sé.

Anche se i bambini e le bambine all’età di tre anni non parlano ancora molto bene, forniamo comunque loro le parole per esprimere il messaggio: magari non le utilizzeranno subito, ma è un modo per seminare modalità socialmente appropriate.

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Abbiniamo un gesto a una parola, un atteggiamento a un’espressione: seminiamo sin dai primi anni di vita parole utili per aiutare i bambini e le bambine a trovare le parole per comunicare sul piano verbale. Con il tempo impareranno a sostituire l’uso del corpo con l’uso della parola.

Il tema delle bambine e dei bambini che mordono è vasto, ciò che abbiamo trattato oggi è solo una delle tante sfumature. Iniziamo però da qui, dal comprendere l’intenzionalità comunicativa nascosta dietro al morso, al graffio, alla spinta o alla tirata di capelli.

 

 

 

 

 

Argomenti:
bambini che mordono

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