Bambini e contatto fisico: consigli per legittimare il consenso

Educazione e sviluppo infantile

 

di Silvia Iaccarino, formatrice, psicomotricista, fondatrice di PF06

 

C’è un tema significativo che sentiamo la necessità di mettere in luce in questo particolare contesto culturale e sociale che stiamo vivendo: il rispetto dei confini corporei dei bambini e delle bambine e il tema del consenso.

Parlare di bambine, bambini e contatto fisico è importante per portare una consapevolezza maggiore su alcuni aspetti delicati che non possiamo permetterci – come genitori, educatrici ed educatori -, di lasciare in secondo piano.

Le vicende di cronaca alle quali abbiamo assistito di recente in merito alla violazione del corpo della donna e alle manifestazioni orribili che ne conseguono fanno sorgere molteplici riflessioni sul rispetto del corpo.

Ora, non è nostra intenzione aprire qui un dibattito sugli eventi degli ultimi tempi.

Però cogliamo l’occasione per parlare di bambine, bambini e contatto fisico, contatto corporeo, limiti da non oltrepassare e valore da attribuire al consenso.

Come sempre la nostra è una riflessione aperta, una condivisione che ha l’obiettivo di sensibilizzare gli adulti su un tema ancora poco trattato. Alla base di questa argomentazione poniamo le nostre conoscenze scientifiche sull’educazione di bambini e bambine e l’esperienza quotidiana.

 

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Come la nostra cultura interpreta il tema bambini e contatto fisico

Nella cultura italiana il contatto fisico è preponderante. Usiamo spesso baci, abbracci, carezze per esprimere il nostro affetto.

Fin da bambini (più o meno tutte e tutti noi) siamo stati cresciuti in contesti famigliari e sociali nei quali ci invitavano a dare un bacio o un abbraccio al parente di turno piuttosto che all’amico di famiglia.

Pensiamo a occasioni di festività come il Natale, la Pasqua e altri eventi di riunione parentale.

E se per caso, da bambini, non esprimevamo il nostro entusiasmo nell’agire simili gesti di saluto, i nostri genitori ci spingevano a soddisfare questa richiesta, a volte anche criticandoci (più o meno velatamente) e facendoci sentire inadeguati, se non addirittura cattivi, perché non volevamo dare l’abbraccio o il bacio a zia Clotilde piuttosto che a nonno Gigi.

Siamo cresciuti con l’idea che sia buona educazione e anche normale chiedere a un bambino o una bambina di dare un bacio, un abbraccio a un adulto che non sia il genitore.

Il tema che riguarda bambine, bambini e contatto fisico vale sia nei confronti di persone estranee al nucleo famiglia in senso stretto, sia rispetto ai genitori.

L’aspetto su cui vorremmo riflettere è l’importanza di interrogarsi sulla legittimità di questa pratica e, ancora di più, l’importanza di lasciarla andare.

 

Non è un trauma, però…

Abbiamo vissuto un po’ tutte e tutti questo tipo di esperienze e non possiamo certo definirle traumi, perché i traumi sono un’altra cosa.

Nessuna/o di noi è stato traumatizzato dal fatto di dare un bacio, un abbraccio a un parente o un amico di famiglia, ovvio.

Però è possibile che, in modo soggettivo, abbiamo sviluppato l’idea che sia importante assecondare le richieste altrui, far felici gli adulti quando viene chiesto di fare qualcosa per loro, a prescindere dal fatto che in quel momento avevamo davvero il piacere di dare un bacio o un abbraccio.

Possiamo così aver imparato a lasciare da parte e a non ascoltare il nostro corpo, a non percepire il vero piacere nell’esprimere un gesto di affetto nei confronti di un’altra persona.

E lo abbiamo fatto per aderire alla richiesta dei nostri genitori di “essere dei bravi bambini ben educati” e di abbracciare o baciare la persona che avevamo di fronte.

 

Che rapporto c’è tra bambini e contatto fisico

La cultura che ha caratterizzato la nostra infanzia non si è del tutto sciolta e alcuni aspetti sono rimasti.

Quindi anche noi, come genitori, potremmo chiedere a bambine e bambini di salutare con un abbraccio o un bacio una persona fuori dalla loro bolla sociale, dai loro confini corporei.

Possiamo trovarci di fronte a tre tipologie di reazioni.

 

  • Ci sono bambine e bambini che accolgono volentieri questo rito e non hanno nessun problema a dimostrare affetto con il contatto fisico: il tocco non li disturba.

 

  • Ci sono bambine e bambini che si sentono obbligati a soddisfare la richiesta dei genitori e abbracciano o baciano il parente di turno anche se non ne hanno voglia perché non hanno ancora sviluppato la capacità di mettere dei confini rispetto al contatto fisico e non riescono a rifiutare la richiesta.

 

  • Ci sono bambine e bambini che riescono a esprimere il loro dissenso e a ritirarsi da un contatto senza sentire di essere sbagliati o inadeguati, senza sentirsi in colpa: manifestano la volontà di non avere un contatto affettuoso con un’altra persona in quel momento.

 

Quando un bambino, una bambina non vuole dare o ricevere baci o abbracci, è importante rispettare la sua volontà, rispettare il suo corpo, rispettare la sua integrità fisica ed emotiva.

 

Non voglio ricevere e non voglio dare baci o abbracci!

Nel momento del saluto, bambine e bambine potrebbero non sentirsi a proprio agio fisicamente o non voler avere un contatto fisico con una persona in particolare.

Può essere il parente mai visto prima, l’amico di famiglia sconosciuto o qualcuno che il bambino/a ha frequentato poco e verso il quale non sente lo slancio affettivo per dare un bacio o un abbraccio. Ma nemmeno per riceverlo.

Il rapporto tra consenso, bambine, bambini e contatto fisico si traduce in una duplice dinamica:

  • costringerli a dare un bacio o un abbraccio,
  • costringerli a ricevere un bacio o un abbraccio.

In entrambi i casi, bambine e bambine non desiderano provare un contatto fisico con i parenti, gli amici, con un compagno o compagna e nemmeno, magari in quel momento, con i genitori.

Ci sono casi in cui potremmo desiderare di dare al nostro bambino, alla nostra bambina un bacio, un abbraccio in un momento in cui lui o lei non lo gradisce. Per quanto ci sia un legame affettivo solido, figli e figlie non desiderano sempre il contatto corporeo.

Se ci pensiamo bene, vale lo stesso discorso anche per noi adulti.

Quante volte non ci sentiamo pronte e pronti a ricevere un bacio o un abbraccio da un’amica/amico o anche dal partner in una situazione più intima? Magari non siamo, per mille motivi, nel giusto mood. In questi casi abbiamo il diritto e dovremmo sentirci legittimati a sottrarci dal contatto fisico, a dire di NO.

Allo stesso modo, dovremmo legittimare bambini e bambine a potersi sottrarre dal contatto fisico. Impariamo ad ascoltare e rispettare il bambino e la bambina nella sua scelta: se sente che il suo corpo non è rispettato, che la sua integrità viene scavalcata e non è ascoltata, potrebbe sviluppare una scarsa autostima e avere difficoltà anche nel corso della sua crescita a stabilire confini saldi nelle relazioni future.

 

Insegnare a bambine e bambini a dire di NO

Proviamo a pensare quanto questi aspetti possono diventare rilevanti nel tempo, quando bambini e bambine incontreranno relazioni intime, nell’adolescenza o nell’adultità.

È importante che un bambino o una bambina sappia dire in modo assertivo “No, grazie” a un contatto fisico che non gradisce, richiesto o offerto.

No grazie, non lo voglio, non mi piace, non fa per me in questo momento.

Possiamo aiutarli a dire no in modo rispettoso e non violento, affermando il diritto di gradire o non gradire il contatto corporeo.

Oggi abbiamo la consapevolezza per capire che è importante superare l’idea della buona educazione attraverso l’espressione affettuosa verso parenti e amici laddove il bambino o la bambina non desideri questi gesti.

Bambini e bambine sono persone che hanno il diritto di manifestare preferenze, desideri, emozioni, volontà, bisogni. E possono dimostrare di essere educati in moltissimi altri modi.

Cosa è necessario imparare a fare? Legittimare in modo aperto il bambino o la bambina a rifiutarsi, di dare o ricevere un bacio, un abbraccio, nel momento in cui non lo gradisce.

 

Cosa fare per dare valore al rispetto del contatto fisico e al consenso

Il primo passo da compiere è sensibilizzare le persone che circondano i nostri bambini e bambine – quindi familiari, parenti, amici -, rispetto al fatto che noi non li e le forziamo a dare abbracci o baci se non lo desiderano.

Questo modo di porci potrebbe attirare critiche. Qualcuno potrebbe definirci genitori esagerati: in fondo tutti da bambini/e abbiamo dato e ricevuto baci e abbracci da parenti e amici di famiglia e di certo questo non ci ha traumatizzato.

Diciamo che potremmo trovare qualche ostacolo lungo il percorso.

Proviamo a portare avanti la nostra idea a prescindere dal fatto che gli altri ritengano il nostro pensiero fuori dal comune.

Teniamo sempre a mente l’obiettivo finale: permettere a nostra figlia o nostro figlio di evitare un contatto non gradito. Lavoriamo nel medio e lungo termine, supportiamo bambini e bambine a imparare ad ascoltare il loro corpo e a porre dei limiti all’interno delle relazioni.

Stiamo agendo per un bene più grande che non riguarda solo la protezione del corpo e dell’integrità del bambino, della bambina, nel qui e ora, ma anche nel futuro, con uno sguardo rispetto alle relazioni intime, quando sarà adulto/a.

È un aspetto essenziale ancor più oggi dove, purtroppo, le notizie di cronaca spesso ci fanno tremare i polsi.

 

L’educazione al consenso e al rispetto del contatto fisico è diventata davvero un’urgenza.

Evitiamo di proporre ai nostri bambini e bambine un bacio, un abbraccio, per salutare un parente o un amico di famiglia.

Allo stesso modo, se quel parente o amico di famiglia desidera dare un bacio, un abbraccio, chiediamo al bambino o alla bambina se desidera riceverlo.

Giovanni, Lucia la nonna vuole darti un abbraccio, vuole darti un bacio, ti va in questo momento di riceverlo?”

Questo comporta che l’altra persona sia corrente del fatto che:

  • non forziamo i nostri bambini e bambine a dare o ricevere contatto fisico non desiderato,
  • rispettiamo il loro corpo e la loro integrità,
  • insegniamo il consenso.

Dovremmo evitare di proporre baci come prova di affetto e piuttosto cercare altre vie per comunicarlo anche in modi non fisici, come per esempio attraverso sguardi, gesti, sorrisi, parole di incoraggiamento.

 

È fondamentale insegnare a bambini e bambine che possono decidere chi può toccare il loro corpo e come.

 Anche noi genitori potremmo domandare a un bambino o a una bambina, per esempio:

In questo momento Giovanni o Lucia ho tanta voglia di darti un bacio o un abbraccio, ti va? Sei d’accordo? Oppure preferisci battere un cinque/una carezza? Cosa senti? Hai piacere di ricevere un abbraccio?”

 Bambine e bambini non sono oggetti, ma persone: chiediamo loro se accolgono con piacere una carezza o un bacio in quel momento. E se non lo volessero, nessun problema: lo riproponiamo più avanti.

Coinvolgere bambini e bambine con domande aperte può essere molto importante, soprattutto quando sono in grado di esprimersi attraverso il linguaggio in maniera più chiara.

Quando bambini e bambine non gradiscono il contatto fisico e non riescono ancora a esprimerlo a parole, potremmo notare un tentennamento, un irrigidimento nel tono corporeo, un cambiamento nella prossemica per cui il bambino/a si allontana o dirige il corpo da un’altra parte, volta lo sguardo in un’altra direzione, volta la testa. Sono segnali non verbali da interpretare.

Una nota importante: non sosteniamo che d’ora in poi non dobbiamo più dare baci e abbracci ai nostri figli e figlie, ma dovremmo veicolare una buona abitudine al rispetto del consenso.

Facciamo un esempio: magari il bambino/a sta facendo delle cose per conto suo, sta giocando, e noi mentre lo osserviamo proviamo un moto di tenerezza infinito che ci fa venire proprio voglia di baciarlo, abbracciarlo.

Ma il bambino/a non ci ha chiesto niente e quando arriviamo all’improvviso per dare un bacio o un abbraccio, a lui o lei potrebbe dare fastidio.

Possiamo anche insegnare a bambini e bambine, in concomitanza allo sviluppo del linguaggio, ad affermare in modo assertivo e rispettoso il desiderio di non avere un contatto fisico, né di darlo, né di riceverlo. Come? Dicendo no grazie con tranquillità.

Così facendo offriamo al bambino e alla bambina l’opportunità di acquisire una maggior consapevolezza dei suoi diritti e della capacità di esprimere i suoi confini corporei.

Quando rispettiamo i loro desideri e la loro integrità, stiamo costruendo una relazione basata sull’ascolto, sul rispetto, sul consenso.

Bambini e bambine non dovrebbero sentirsi in colpa, inadeguati o cattivi se rifiutano di dare un bacio o un abbraccio: evitiamo di elicitare in loro questi sentimenti attraverso battute, frecciate, sguardi o quant’altro che possa in qualche modo far capire al bambino/a che viene considerato una cattiva persona perché non dà o non accetta di dare o di ricevere un contatto fisico.

 

Bambini e contatto fisico? Chiediamo il loro consenso

La formula risolutiva è semplice: dobbiamo chiedere a bambine e bambine il consenso di avvicinarci e di esprimere un contatto fisico.

Quando un bambino o una bambina rifiuta un bacio, un abbraccio, dovremmo rispettare la sua decisione e fornire strumenti pratici per esprimere il suo dissenso in modo appropriato, assertivo, gentile.

Dovremmo educare gli adulti coinvolti nella vita di quel bambino, quella bambina, a rispettare il suo corpo, i suoi confini, la sua integrità.

In questo modo i bambini/e potranno imparare a stabilire nel tempo confini saldi in modo assertivo e saranno in grado di instaurare relazioni positive e rispettose con gli altri.

Le dinamiche descritte riguardano gli ambiti famigliari ma sono valide anche nei contesti educativi e scolastici, perché a volte anche al nido e alla scuola dell’infanzia professionisti e professioniste possono avere degli slanci affettuosi verso bambine e bambine quando di fatto questi non sono richiesti.

Teniamo sempre a mente che bambini e bambine sono persone: il fatto che siano piccoli e abbiano bisogno di affetto per crescere sani e forti non ci legittima a fornire in modo indistinto e non consensuale baci e abbracci.

Ovvio, noi cresciamo e ci sviluppiamo grazie all’affetto, all’amore, al contatto fisico nel momento in cui è richiesto, desiderato, ricercato.

Bambini e bambine anche in fascia prescolare, per quanto siano bisognosi e desiderosi di affetto, possono non gradirlo in ogni singolo momento della loro giornata.

Così come noi adulti.

Non è semplice parlare di bambine, bambini e contatto fisico, ma è importante farlo per comprendere quali sono i nostri confini corporei e cosa significhi davvero cercare e ricevere affetto e amore incondizionato.

Puoi ascoltare il podcast completo qui:

Rispettare il corpo di bambini e bambine insegnando il consenso

 

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