di Carmen Vesci, psicologa, psicoterapeuta

 

 

Relazioni positive sono considerate come il fattore più importante per lo sviluppo sano dell’individuo. La ricerca scientifica ha dimostrato come le relazioni sociali influenzino gli esseri umani ed il loro sviluppo fisico e psicologico in vari modi: 

 

  • le buone relazioni sono un importante fattore di protezione contro i disturbi mentali (Uchino, 2004) e l’assenza di relazioni sociali positive è legato a disturbi mentali (Berkman, 1995; Englund, I-Chun  Kuo, Puig e Collins, 2011); 

 

  • gli scienziati hanno mostrato gli effetti dei rapporti sociali per lo sviluppo del cervello sia per le sue dimensioni che per la sua struttura (Gerhart, 2013; Siegel, 1999). 

 

Mettere al centro la competenza relazionale, per genitori e professionisti dell’educazione, vuol dire lavorare sul senso di responsabilità di ciascuno dei partecipanti alla relazione. Potremmo definire la competenza relazionale un insieme interconnesso di valori ed atteggiamenti le cui componenti centrali, secondo il paradigma di family lab[1], sono:

 

PARI DIGNITA’: indica la disponibilità e apertura di un individuo ad imparare a conoscere i sentimenti, le intenzioni, pensieri dell’altro ed a rispettarlo prendendolo sul serio come persona. Il valore di tale atteggiamento sta nel considerare ogni individuo come prezioso ed unico anche in caso di disaccordo;  ciò implica prestare attenzione alle reciproche espressioni/differenze senza svalutarle.

 

AUTENTICITA’: parla della possibilità di mostrare i propri sentimenti, le intenzioni, pensieri all’altro nella relazione. L’obiettivo è far conoscere e comprendere la propria esperienza all’interlocutore. Le relazioni sane infatti si sviluppano solo se le persone condividono le loro esperienze individuali in modo autentico. 

 

RESPONSABILITA’: descrive la capacità e la volontà dell’individuo di vedere se stesso come parte influente della relazione. Una persona che accetta la propria responsabilità è incline a riflettere sul proprio comportamento ed i rapporti migliorano se entrambi vedono se stessi come partners responsabili della relazione.

 

Riassumendo, la creazione di un rapporto positivo coinvolge  quindi diverse componenti:

 

(a) comportamento rivolto a conoscere l’altro ascoltandolo, osservandolo e facendo domande  (pari dignità)

 

(b) comportamento rispettoso di quello che si è imparato a conoscere di sé e dell’altro (autenticità)

 

(c) reciprocità in pensieri, sentimenti e comportamenti tra partners (responsabilità personale e sociale)  

 

Il processo di imparare a conoscere l’altro richiede che ciascuno dei partners stia esprimendo la propria individualità in modo autentico.  Se si  “gioca un ruolo”,  fingendo delle emozioni, è difficile imparare a conoscere chi lui o lei è.

 

In ogni relazione ci sono elementi costruttivi ed altri disfunzionali, fondamentale però è soprattutto l’atmosfera con cui ci rapportiamo l’un l’altro. Insomma il processo in base al quale conviviamo è cio’ che educa.

 

Per portare a termine i propri compiti di sviluppo un bambino deve potersi “relazionare” con sicurezza, confidenza e fiducia. Tutti abbiamo lo stesso bisogno di essere “considerati” almeno da un’altra persona e meglio ancora se sono di più. Sentirsi “considerati” indica l’esperienza di essere guardati “oltre la facciata, così come siamo veramente”. Significa che qualcuno si interessa a noi al punto da fare il possibile per andare al di là dei nostri atteggiamenti. Nelle prime fasi di vita è importante dire e dimostrare al bambino che l’amore non deve guadagnarselo né deve gratificare qualcuno per essere accettato (messaggi positivi per l’esistere). Dopo vengono i messaggi positivi rispetto al fare e l’essere competenti.

 

Nelle famiglie moderne dove tutti sono più o meno indaffarati con attività fuori casa, si gioca spesso una dura battaglia per le attenzioni. Sia i bambini che gli adulti possono spingersi all’eccesso, fino a comportamenti estremi, se non si sentono “considerati” e non riescono a soddisfare  il loro bisogno. I bambini possono diventare aggressivi, capricciosi, esigenti, autodistruttivi e molto altro ancora se il loro bisogno non è riconosciuto o soddisfatto, oppure se il genitori credono che questo bisogno di “considerazione”, possa essere sostituito con un interesse superficiale o con l’esaudimento di tutti i loro desideri.

 

I bambini inoltre hanno bisogno di assumersi le loro responsabilità secondo la propria età (collaborare in casa, mettere in ordine i propri spazi, curare la propria persona e provare a fare da soli) per poter sviluppare una profonda fiducia in sé stessi. L’adulto, dal canto suo, ha il compito di confrontare i piccoli su comportamenti irresponsabili facendogli sperimentare le conseguenze delle proprie azioni.

 

Gli obiettivi sono:

 

  1. Rendere il bambino capace di fare da solo
  2. Coinvolgerlo nelle cose quotidiane
  3. Renderlo consapevole delle sue doti
  4. Fargli capire che l’errore è un’occasione per imparare

 

Non è assolutamente vero che l’inizio dell’indipendenza e dell’autonomia del figlio dovrebbe creare problemi in famiglia; la differenziazione è parte fondante della relazione sana che prevede un intenso legame di cura. L’evoluzione  di questo processo è costituita da tante piccole sequenze di autonomia e dipendenza in un continuo alternarsi.

 

Questo processo deve avvenire lungo due linee:

 

  • Dialetticità: tensione nel processo di autonomia che prevede momenti di separazione ed altri di avvicinamento.
  • Gradualità: ci sono diversi gradi di distacco conformemente all’età, il livello di responsabilità e maturità, la capacità decisionale.

 

Autonomia significa infatti sviluppare le proprie potenzialità e risorse, avendo percezione realistica delle proprie capacità e competenze e massima intenzionalità nel loro utilizzo.

 

 

 

Bibliografia:

 

Del Casale Franco, Da zero a sedici anni,1993, Edizioni San Paolo

 

Götz Maya, Learning enthusiastically a conversation with Prof. Dr. Gerald Hüther, 2012, Televizion

 

Jesper Juul, Eccomi! Tu chi sei? Limiti, vicinanza, rispetto tra adulti e bambini, 2009, Feltrinelli

 

Jesper Juul, La famiglia è competente, 2009, Feltrinelli

 

 

 

[1]Familylab e’ un’organizzazione internazionale per il sostegno, la consulenza e lo sviluppo di competenze relazionali che si basa sull’esperienza e sul lavoro del terapeuta della famiglia Jesper Juul. Vogliamo attraverso l’educazione pubblica, i seminari , i workshop e la diffusione di  conoscenze scientifiche pertinenti  illustrare ai  genitori ed agli operatori in ambito psicoeducativo come possono essere create le condizioni ottimali per un apprendimento reciproco, sociale, emotivo, creativo.