Siamo davvero pronti per l’anticipo scolastico?
di Silvia Iaccarino, formatrice, psicomotricista, fondatrice di PF06 L’anticipo scolastico è un tema che interessa…

di Silvia Iaccarino, formatrice, psicomotricista, counselor, fondatrice di PF06
“Silvia, come possiamo affrontare il lutto con i bambini al nido?”. Più volte educatrici ed educatori mi pongono questa domanda durante le osservazioni nei nidi. La morte è un tema di cui noi adulti fatichiamo a parlare. E diventa ancora più difficoltoso farlo con i bambini e le bambine.
Persino il termine stesso, “morte”, risulta difficile da pronunciare e spesso preferiamo usare parole più morbide, come dipartita, scomparsa o espressioni come “è volato/a in cielo”.
Eppure, la morte è parte della vita stessa. E, prima o poi, anche nei servizi educativi potrebbe arrivare questo tema dai bambini e dalle bambine dopo la perdita di un nonno o un animale domestico. Purtroppo, a volte, bisogna affrontare situazioni più dolorose come la perdita di un genitore, un bambino, una bambina, o di una persona del gruppo di lavoro.
Abbiamo scritto e parlato più volte di questo tema, tanto delicato quanto ineludibile. In questo articolo raccogliamo in modo ordinato alcune riflessioni e vediamo insieme perché è importante non fare della morte un tabù, come affrontare il lutto con i bambini quando sono ancora piccoli e alcuni consigli pratici per accompagnarli nella rielaborazione del lutto.
Indice dell’articolo
Affrontare il lutto con i bambini: ma non devono essere sempre felici?
I bambini comprendono la morte?
Consigli per affrontare il lutto con i bambini
Come affrontare il lutto alla scuola dell’infanzia
Per affrontare il lutto con i bambini serve la nostra presenza
Quando un bambino, una bambina, incontra il lutto, la paura può portare l’adulto a evitare l’argomento, con tentativi di fuga o di distrazione dalle emozioni. Noi adulti riteniamo che la morte sia qualcosa di incomprensibile e troppo dolorosa per i piccoli.
Nella cultura occidentale che caratterizza la nostra società siamo portati a pensare che i bambini, in particolare i più piccoli, debbano essere sempre felici e, nel tentativo di non farli soffrire, accade a volte l’opposto: li lasciamo scoperti di fronte alle inevitabili esperienze spiacevoli e dolorose della vita.
È bene attenzionare questo nostro atteggiamento: proteggere e prendersi cura di bambini e bambine non significa nascondere loro la verità. Se un bambino/a non riesce a parlare della persona morta, possiamo aiutarlo introducendo giochi simbolici o attività artistiche che permettano di esprimere emozioni e ricordi in modo non verbale. I bambini e le bambine, se accompagnati da adulti presenti, empatici e supportivi, possono attraversare emozioni anche molto intense o spiacevoli. I bambini, anche in età 0-3, hanno capacità e risorse che possono permettere loro di affrontare situazioni molto dolorose se hanno accanto una figura adulta e regolata che li supporta. Bambini e bambine non possono reggere invece la solitudine di fronte al dolore e l’essere lasciati soli di fronte a vissuti che non sanno ancora riconoscere e nominare.
Di fronte a un’emozione difficile da attraversare, l’adulto ha il compito di donare sicurezza e fiducia, facendo capire ai bambini che hanno a disposizione una base sicura che li supporta in questo processo.
I bambini e le bambine non possono essere sempre felici, non possiamo pensare di metterli sotto una campana di vetro e proteggerli da qualsiasi tempesta emotiva. Piuttosto, è nostro compito accompagnarli nel processo di regolazione di quella emozione finché non la attraversano. In questo modo favoriamo l’elaborazione del lutto nei bambini.
Se vogliamo affrontare il lutto con i bambini e le bambine al nido in modo consapevole, può essere utile sapere quanto e cosa il bambino, la bambina, è in grado di capire sulla morte lungo le tappe dello sviluppo e della crescita per calibrare con equilibrio le parole da dire. La comprensione del concetto di morte si costruisce in modo progressivo e avviene di pari passo con lo sviluppo cognitivo. Vediamo le fasi principali.
In questa fascia di età i bambini e le bambine faticano a interpretare il concetto di morte perché il loro livello di sviluppo e maturazione non prevede ancora di immagazzinare i concetti di:
Sono due dimensioni che non sono ancora strutturate dentro di loro: in questa fascia di età bambini e bambine vivono nell’eterno presente, nel “qui e ora”. Anche se spieghiamo loro che la morte è definitiva, potrebbero poco dopo chiedere, ad esempio, “Mamma, papà, quando torna Fufi?”. È normale che ciò accada, non c’è nulla di strano, perché fa parte della loro finestra di sviluppo.
In questa fascia di età bambini e bambine percepiscono la morte come una semplice assenza quindi a una condizione temporanea e reversibile.
In questa fascia di età il bambino, la bambina, inizia a comprendere con gradualità alcune caratteristiche che fanno parte del concetto di morte:
Concetti che raggiungono una comprensione più completa verso i 10 anni. Puoi approfondire in questo articolo: QUI
Bambini e bambine hanno dentro di loro una naturale propensione alla curiosità, alla ricerca e all’esplorazione, aspetti che sono molto evidenti nella fascia di età 0-6. Per questo tendono a porre moltissime domande. Per esempio, quando spieghiamo a un bambino piccolo che Pippo è morto, poco dopo il piccolo potrebbe chiedere quando torna Pippo. Non spaventiamoci di fronte a questa domanda: non significa che il bambino è traumatizzato, piuttosto ci troviamo con un piccolo scienziato che sta cercando di capire cosa significhi morire.
I bambini e le bambine sono portati a cercare di comprendere quanto accade intorno a loro, ponendo domande in modo molto spontaneo, animati da curiosità e interesse. È lo stesso motore che li spinge a chiedere perché piove o dove finisce il sole la notte. La morte, per loro, è un fenomeno del mondo da esplorare e capire tanto quanto gli altri.
In questi casi possiamo:
A partire da questa premessa, possiamo ragionare su come affrontare il lutto con i bambini e le bambine al nido, distinguendo due fasi di lavoro per educatrici ed educatori: una preventiva e una contingente. Vediamole nel dettaglio.
Dal punto di vista preventivo, sarebbe importante che nei servizi educativi le équipe prendessero in considerazione la possibilità di lavorare sull’educazione alla morte – previo confronto con le famiglie, vista la delicatezza dell’argomento – affinché i bambini e le bambine possano sviluppare, nel tempo, la capacità di elaborarla.
In che modo possiamo farlo? Potrebbe essere utile iniziare dalle situazioni quotidiane. Per esempio, possiamo osservare con bambini e bambine il ciclo della natura e l’alternarsi delle stagioni, raccontare la morte di un pesciolino dell’acquario o di una pianta, discutere insieme sulla morte di un personaggio dei cartoni animati di cui i bambini e le bambine parlano. A volte può essere utile prendere spunto dalle loro domande spontanee. In questo modo possiamo approcciare il tema senza l’impatto “a caldo” che la perdita di una persona cara comporterebbe: attraverso il nostro supporto accompagniamo bambini e bambine verso la conoscenza e la riflessione sull’argomento, attrezzandoli per quello che potrebbe accadere in futuro.
La morte, così come altri argomenti che la nostra cultura non accoglie, non è un tabù, ma un argomento che si può affrontare e di cui si può parlare in modo aperto: un evento senza dubbio molto triste, ma naturale.
Quando invece accade un evento luttuoso e ci troviamo nella contingenza di doverlo gestire, è necessario cambiare il registro. È importante che educatrici ed educatori mantengano, in primis, uno spazio di accoglienza rispetto all’espressione emotiva del bambino, della bambina: diventa fondamentale sostenerli quando attraversano le loro emozioni, senza lasciarli soli con i loro vissuti.
Dire la verità è fondamentale, sempre: usiamo parole adeguate all’età e alla maturità emotiva dei bambini e delle bambine, in accordo con la famiglia, in modo da scegliere gli stessi termini e non creare confusione. La verità detta con dolcezza è sempre meno spaventosa di ciò che un bambino, una bambina può immaginare in solitudine quando gli vengono negate delle spiegazioni.
Condividiamo ora nove punti chiave da cui possiamo trarre spunto quando il lutto entra nella vita del bambino, della bambina e questo aspetto ha una ripercussione anche al nido.
Quando la morte accade all’interno del servizio educativo, l’esperienza diventa faticosa per educatrici ed educatori. Così come per le famiglie è importante essere supportate da figure professionali quali psicologi e psicoterapeuti, è altrettanto basilare che educatrici ed educatori possano appoggiarsi a un esperto esterno, richiedendo un intervento di supervisione che li sostenga nel processo di elaborazione del lutto.
Non farsi supportare da una figura esterna al proprio servizio, in situazioni come queste, può essere molto rischioso: le emozioni forti vissute dai singoli all’interno del gruppo educativo, se non vengono espresse ed elaborate, possono attivare dinamiche molto disorganizzanti rispetto alla coesione e all’efficacia del gruppo stesso, e sfociare nel burnout. Prendersi cura di chi educa, in questi frangenti, è una condizione indispensabile affinché professioniste e professionisti possano continuare a prendersi cura dei bambini e delle bambine.
Alla scuola dell’infanzia, per quanto riguarda il lavoro preventivo, possiamo ritenere valido quanto già detto per il nido. Con una differenza: dato che i bambini e le bambine in questa fascia di età sono più consapevoli e in grado di comprendere il concetto di morte dal punto di vista cognitivo (sebbene non ancora del tutto, rispetto alla sua permanenza, prima dei 4-5 anni), è importante che le insegnanti siano pronte a rispondere alle loro domande e curiosità.
Tra i 4 e i 5 anni, in modo del tutto spontaneo, i bambini e le bambine diventano naturalmente curiosi sia della nascita sia della morte: iniziano a interrogarsi su come si nasce e su cosa significhi morire, e perché ciò accada. “Perché si muore?” e “Dove si va quando si muore?” sono le domande abbastanza frequenti che possono lasciare le insegnanti attonite e in difficoltà rispetto a cosa rispondere.
Se il lutto colpisce da vicino, oltre a utilizzare i suggerimenti visti poco fa per il nido, l’insegnante ha il compito di essere pronta a sostenere un grado di espressività emotiva e di manifestazione del dolore più marcati, proprio per la consapevolezza più profonda sviluppata a quest’età. Ricordiamo comunque che l’espressione del dolore è molto soggettiva: quando ci sentiamo addolorati, a prescindere dall’età, possiamo manifestare il nostro stato emotivo in modi molto diversi, e a volte possiamo apparire sereni anche quando non lo si è affatto.
Sia al nido che alla scuola dell’infanzia, è importante ricordare che potrà sempre esistere la possibilità che un bambino, una bambina, non si rassereni del tutto rispetto all’argomento “morte”, ed è del tutto normale: non accade nemmeno agli adulti. Una certa dose di paura e di ansia legata a questo passaggio della vita è naturale, e persino evolutiva, se rimane entro una certa misura.
In questo frangente vengono in nostro soccorso i libri: nei percorsi di lettura ad alta voce possiamo introdurre libri che trattano questo argomento, come per esempio Il ranocchio e il merlo di Max Velthuijs (Bohem Press).
Ci teniamo a sottolineare un aspetto importante: non possiamo utilizzare il libro come “medicina” da somministrare al bambino, alla bambina quando accade un lutto. Al contrario, il libro è uno strumento di crescita personale e un laboratorio per sperimentare le emozioni, con cui coinvolgere bambini e bambine in un discorso riflessivo – e quindi preventivo – sui grandi temi della vita, morte compresa. In questo senso suggeriamo di approfondire con la lettura di Leggere alla scuola materna della prof.ssa Silvia Blezza Picherle (Editrice La Scuola).
E per la famiglia? Quanto detto fin qui è valido, con gli opportuni aggiustamenti, anche nella vita familiare, sia in prevenzione sia in contingenza. Con una precisazione importante: spetta alla famiglia, e non a educatici, educatori o alle insegnanti, comunicare in prima battuta al bambino, alla bambina, un lutto che lo riguarda da vicino.
L’elaborazione del lutto nel bambino non è un passaggio semplice. L’adulto di fronte alla morte non può pretendere di avere sempre la risposta perfetta per ogni domanda del bambino, della bambina, ma ha il compito di essere presente per accompagnare attraverso la rielaborazione del lutto.
Abbiamo la necessità di parlare con i bambini e le bambine della morte, e di accogliere le loro emozioni: verbalizzando l’accaduto, confortandoli, non lasciandoli soli in questo delicato frangente. È così che garantiamo loro la possibilità di sviluppare, via via, la capacità di affrontare questo evento inevitabile in modo più consapevole sul piano emotivo.
Non possiamo evitare ai bambini e alle bambine il dolore della perdita perché fa parte della vita, e nessuno di noi ne è esente. Ma possiamo restare accanto a loro mentre lo attraversano, reggere insieme a loro l’intensità di quelle emozioni, ed essere quel porto sicuro a cui tornare quando la tempesta si fa più forte.
Siamo vicini a educatrici, educatori, insegnanti e genitori che si trovano ad accompagnare un bambino, una bambina, in questo passaggio. È un compito che chiede molte energie, ma è anche uno dei modi più profondi per supportare un bambino lungo il suo percorso di crescita.
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Sunderland M. (2008), Aiutare i bambini che hanno paura, Erickson, Trento.
Per l’approfondimento pedagogico e le letture con bambini e bambine:
Blezza Picherle S. (2004), Leggere nella scuola materna, Editrice La Scuola, Brescia.
Velthuijs M. (2011), Ranocchio e il merlo, Bohem Press Italia, Milano (età di lettura: da 4 anni).