di Maria Teresa Guerrisi, titolare del Nido “La monelleria di Carignano” – Genova

 

 

“L’educazione è il lavoro di cura dell’anima” L. Mortari 

 

 

 

Questa frase è stata proferita dalla Professoressa L. Mortari all’ultimo convegno organizzato da Percorsi Formativi 06 tenutosi a Milano lo scorso 23 novembre. 

Parole che hanno colpito l’ampia platea composta da più di 1200 persone. 

Milleduecento cuori pulsanti, milleduecento tra educatori, coordinatori e insegnanti che hanno avuto la fortuna di assistere ad un evento che ha messo l’accento sul senso profondo della nostra professione. 

Al centro il bambino e l’adulto che lo sostiene, un adulto in grado di essere potenziatore di funzioni (Granata), in cui è distinto, distante, ma connesso con lui (Nicolodi), consapevole del fatto che non possa prescindere dal proprio sapere disciplinare per conferire professionalità al proprio ruolo, ma pienamente cosciente che il suo modo di abitare e vedere il mondo sosterrà e influenzerà il percorso di crescita dei bambini di cui si prende cura. 

L’educatore ha il dovere di entrare in relazione non solo con il bambino che ha di fronte ma anche con il proprio bambino interiore (Cavalluzzi-Degli Esposti), perché attingere da sé stessi e rievocare il proprio vissuto permette di mettersi nei panni dell’altro nel modo migliore possibile, ovvero attraverso il senso empatico,  ciò consente di accedere alle “intime connessioni” che il bambino ha con il mondo (Ghidini-Vaccalluzzo) . 

Essere quindi presenti ma non invadenti, non verticalizzare l’educazione attraverso ordini e nozioni imposti dall’alto ma mettersi in una posizione orizzontale, occhi negli occhi e aprire un dialogo di parole, gesti ed emozioni. 

Socrate sosteneva che il dialogo permette la conoscenza attraverso uno “sfregamento di intelligenze”, l’etimologia della parola intelligenza deriva dalle parole intus ovvero dentro e legere cioè leggere, quindi saper leggere dentro. 

Questo è il nostro compito, saper leggere dentro, andare oltre all’apparenza, entrare nel mondo del bambino per potergli offrire tutte le possibilità che abbiamo a disposizione per crescere e sviluppare competenze. 

L’anima sempre secondo la cultura classica è la psychē ovvero il soffio vitale, per Aristotele è la continuità tra il senso e la ragione è il luogo dell’unità della coscienza percettiva, secondo gli attici è l’IO emotivo (L. Geymonat 1989), tali interpretazioni ci mettono di fronte ad una responsabilità (intesa come re- spondere ovvero rispondere, rilanciare) nei confronti del bambino. 

L’educazione intesa come cura (contiene la radice -kuv, ovvero osservare) dell’anima vuole significare quindi osservare i bambini, per farlo abbiamo dobbiamo connetterci ed entrare in relazione con loro e con noi stessi.  

Il compito di cura inoltre necessita di essere esteso, non può rimanere contenuto solo nei luoghi preposti all’educazione e all’apprendimento, ma come afferma Vania Rigoni è necessario fare rete, una rete che sostiene bambini e adulti, una rete che permetta la diffusione della cultura dell’infanzia, in cui è necessario sospendere il giudizio rispetto agli errori per mettersi a disposizione delle famiglie e della comunità che può e ha il dovere di divenire educante. 

Quindi “connessione” e “divulgazione” sono i concetti espliciti e impliciti che porto a casa da questa indimenticabile giornata, reputo infatti che  il compito di ogni educatore/insegnante dovrebbe anche essere quello di diffondere la conoscenza dell’“universo bambino”, di come funzionino i suoi processi di apprendimento e le emozioni che li accompagnano, abbiamo il dovere di offrire uno sguardo profondo e pregno d’amore, perché “i bambini non sono tutti uguali e assorbono in modo diverso, ma li dobbiamo amare tutti allo stesso modo” (Granata).

 

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