I bambini cattivi non esistono

Educazione e sviluppo infantile, Emozioni e regolazione emotiva, Genitori e figli
I bambini cattivi non esistono – Percorsi Formativi 06

di Silvia Iaccarino, formatrice, psicomotricista, fondatrice di PF06

Bambine e bambini cattivi. È un’espressione utilizzata ancora oggi con una certa frequenza per descrivere bambini e bambine che non si comportano secondo gli standard, le aspettative e i desideri immaginati da noi adulti.

Grazie all’importante contributo della ricerca neuroscientifica possiamo affermare che le bambine e i bambini cattivi non esistono perché ognuno e ognuna ha una sua unicità e singolarità. E, soprattutto, ha bisogni diversi.

In questo articolo proponiamo un affondo sul tema per provare a comprendere cosa sottende a un comportamento esplicito che definiamo cattivo, quale messaggio cercano di inviare bambine e bambini attraverso quell’atteggiamento e come possiamo agire strategie educative efficaci.

 

Indice dell’articolo

Superiamo l’idea di bambini cattivi

Bambino cattivo è un’etichetta

Bambino cattivo è un’etichetta da non usare

Partiamo dall’osservazione per eliminare l’idea di bambino cattivo

Etichettare i bambini come cattivi: ecco le possibili conseguenze

Cosa possiamo fare in concreto per allontanarci dall’idea di bambini cattivi

Un affondo sulla regola dei terzi

Bambine e bambini cattivi non esistono: abbracciamo l’imperfezione che è in noi

 

Superiamo l’idea di bambini cattivi

Il primo passo che noi adulti – in qualità di educatrici, educatori, insegnanti e genitori -, possiamo compiere riguarda il superamento dell’idea di comportamento-problema: ampliamo lo sguardo, andiamo in profondità e teniamo in considerazione che il comportamento di bambine e bambini dipende da infinite variabili possibili.

È influenzato dalle circostanze ambientali, dallo stato neurofisiologico, dalla personalità che stanno costruendo nel tempo, da fattori esterni e contestuali al momento.

Quando un bambino o una bambina è in difficoltà per qualsiasi motivo, comunica questa difficoltà con gli strumenti che ha a disposizione e in base alle sue possibilità: in età prescolare il mezzo per comunicare è proprio il comportamento.

Facciamo qualche esempio: un bambino che non dorme abbastanza potrebbe sembrare agitato o irritabile; una bambina che non ha la possibilità di giocare con i coetanei potrebbe apparire arrabbiata; un bambino che non si sente visto e riconosciuto potrebbe sembrare oppositivo.

Bambini e bambine, soprattutto nei contesti 06, non padroneggiano ancora la capacità tipica degli adulti di esprimere a parole i loro sentimenti e le loro emozioni.

Ai nostri occhi potrebbero sembrare arrabbiati, frustrati, agitati, quando in realtà provano sentimenti come il disagio, l’ansia, la preoccupazione.

Qual è il nostro compito?

In qualità di adulti – sia al Nido e alla Scuola dell’Infanzia, sia a casa -, abbiamo il complesso compito di essere guide empatiche (non sempre eh!) e attivarci per provare a comprendere ciò che bambini e bambine vivono, provano, sentono e quali sono i loro bisogni specifici.

Non hai tempo di leggere tutto l’articolo adesso? Ascolta il podcast:

I bambini cattivi non esistono

 

Bambino cattivo è un’etichetta

Quando un adulto definisce cattivo, cattiva o disubbidiente un bambino o una bambina, assegna un’etichetta negativa senza considerare il punto di vista o le esigenze del piccolo.

Con il passare del tempo queste etichette, se attribuite con costanza, potrebbero portare bambini e bambine a provare una fiducia minore in sé stessi e a una autostima bassa. È importante cercare di comprendere i loro comportamenti e considerarli dei messaggi in codice da decodificare.

Chiediamoci quali sono le necessità sottostanti al comportamento, cerchiamo di riconoscerle e, quando possibile, andiamo incontro ai bisogni di bambini e bambine.

Al posto di assegnare un’etichetta come buono o cattivo è importante concentrare l’attenzione sull’individuare ciò di cui ogni bambino o bambina ha bisogno per sentirsi riconosciuto e accompagnato nel suo percorso di crescita.

Qui in PF06 facciamo riferimento all’età prescolare, ma non solo bambini e bambine di quell’età hanno bisogno di avere il supporto degli adulti per gestire e attraversare le difficoltà che incontrano.

Avere una guida è importante anche durante l’adolescenza e in qualsiasi fase della nostra vita: siamo esseri umani, inciampiamo in errori, incontriamo fatiche, ci sentiamo disorientati (pensiamo a quanto accade sul lavoro); bambini e bambine non fanno eccezione.

 

Bambino cattivo è un’etichetta da non usare

Consideriamo ed etichettiamo con l’aggettivo brave e bravi le bambine e i bambini che si comportano secondo le nostre aspettative e seguono le nostre indicazioni, mentre tendiamo a definire cattivo e cattiva chi non segue e non risponde alle nostre aspettative.

Nessun bambino, nessuna bambina è intrinsecamente cattivo o cattiva.

Ci sono senza dubbio momenti, situazioni, frangenti che richiedono un maggior supporto da parte nostra per regolare il loro sistema nervoso, le emozioni e i comportamenti, in particolare quando sono in difficoltà. È proprio in queste situazioni che la presenza dell’adulto può fare la differenza.

 

Partiamo dall’osservazione per eliminare l’idea di bambino cattivo

Un modo per capire a fondo bambini e bambine è essere consapevoli della loro individualità. Ciascun individuo ha caratteristiche uniche: prendere il tempo necessario per osservare, studiare e conoscere può aiutarci a capire più a fondo come bambini e bambine si sentono nelle situazioni che attraversano. L’osservazione è anche uno strumento essenziale per connettersi in modo efficace ed empatico con bambini e bambine.

Se siamo in grado di metterci nei loro panni e guardare il contesto, l’ambiente, gli oggetti attraverso i loro occhi, abbiamo l’opportunità di comprenderne i bisogni più profondi.

Quando riusciamo a osservare il mondo dal loro punto di vista, possiamo aiutarli con facilità ad attraversare le fatiche in modo costruttivo.

I bambini e le bambine in età prescolare sono giovani, inesperti, immaturi e spesso possono essere in difficoltà rispetto al riconoscimento delle emozioni o al superamento delle sfide quotidiane.

A volte un bambino o una bambina può far fatica a concentrarsi, a seguire le regole o a interagire in modo socialmente adeguato – secondo i nostri standard -, con gli altri. Questo però non significa che quel bambino o quella bambina sia cattivo o cattiva.

 

Etichettare i bambini come cattivi: ecco le possibili conseguenze

Etichettare con costanza i bambini e le bambine come cattivi o problematici potrebbe causare diversi effetti sfavorevoli.

Se si sentono etichettati con questi aggettivi che rimandano al concetto di sbagliato, inadeguato, cattivo o problematico, possono iniziare a credere di essere davvero così e accettare questa descrizione di sé.

L’etichetta può influire in modo negativo sull’autostima e sul comportamento futuri.

Sai qual è il motivo?

Noi umani tendiamo ad adeguare il comportamento alle categorie e ai modi in cui pensiamo di essere.

Se abbiamo un’immagine sfavorevole di noi stessi, noi stesse, tenderemo a comportarci per essere in linea con quell’immagine.

Appresa questa dinamica è facile intuire che al posto di etichettare i bambini e le bambine sarebbe importante cercare di comprendere le cause di un comportamento che consideriamo negativo, soprattutto se si ripete nel tempo, e trovare delle strategie educative per accompagnare bambini e bambine ad attraversare le loro fatiche.

Per comprendere meglio cosa succede nell’Universo bambino usiamo la metafora dell’iceberg: il comportamento manifesto è solo la punta del blocco di ghiaccio, una minima parte di qualcosa di più grande che è immerso sott’acqua.

Portiamo la nostra osservazione e riflessione sotto la superficie per provare a capire di più rispetto a come stanno bambini e bambine quando si comportano male.

  • Cosa accade dentro Giovanni o dentro Lucia in quella situazione?
  • Quale fatica il bambino o la bambina sta incontrando?
  • Cosa possiamo fare per aiutare?

 

Cosa possiamo fare in concreto per allontanarci dall’idea di bambini cattivi

Partire dall’osservazione ci può aiutare a trovare chiavi di lettura differenti e possibili strategie educative di supporto: è il punto di partenza al quale dovrebbero seguire altre azioni più specifiche.

Ovvio, le sfide nella vita sono inevitabili: durante la crescita bambini e bambine dovranno affrontare battute d’arresto, errori, fallimenti, delusioni. Succede anche a noi in età adulta.

Ecco qualche suggerimento per superare l’idea di bambino cattivo.

  • Accompagniamo bambini e bambine a navigare le tempeste e aiutiamoli ad affrontare queste sfide con fiducia e proattività.

Agire un atteggiamento di supporto non significa proteggere bambini e bambine dalle avversità, ma fornire loro gli strumenti necessari per attraversarle. In questo modo, oltre ad aiutarli a costruire resilienza, doniamo loro abilità, competenze e capacità che porteranno con sé per tutta la vita.

  • Diamo valore alle qualità e ai punti di forza unici che ogni bambino e bambina possiede. Allontaniamoci dall’aspettativa che bambini e bambine rientrino in una definizione ristretta di comportamento buono, e abbracciamo la diversità e l’individualità con la tipica imperfezione umana che ci contraddistingue.

Ogni bambino e bambina ha i suoi punti di forza: riconoscerli e valorizzarli può aiutarli a fiorire.

  • Affrontiamo il comportamento da una prospettiva positiva per incoraggiare bambini e bambine ad attraversare le fatiche con un maggior senso di fiducia e speranza. Anche se non agiscono sempre come vorremmo, la chiave per instaurare una buona relazione – sia come genitori che come professionisti -, è provare a capire le motivazioni profonde dei comportamenti, riconoscere le emozioni provate e accompagnare ad attraversarle.

Nei contesti 06 bambini e bambine non agiscono con l’idea di creare difficoltà nell’adulto, mancare di rispetto o sfidare.

Sono solo in difficoltà e non sanno come comunicare in altro modo ciò che attraversano.

Abbracciare questa visione può aiutarci a superare il retaggio della pedagogia nera, che vede bambini e bambine come creature da raddrizzare fin da piccoli e riconoscere l’umanità di ciascuno di noi, dando valore:

  • all’impegno che la quotidianità richiede per essere attraversata,
  • alla fatica del crescere,
  • all’imperfezione.

Antonella Questa, relatrice al Convegno 2023 Educare col cuore, affronta spesso nei suoi spettacoli il tema della pedagogia nera: la sua missione è eliminarla dal pianeta.

Possiamo immaginarci in cammino, insieme ai nostri bambini e bambine, lungo un percorso di crescita dove possiamo evolvere insieme a loro se riconosciamo e abbracciamo anche la nostra fatica e le nostre imperfezioni.

 

Un affondo sulla regola dei terzi

È uno strumento di cui parliamo spesso perché ci salva da diverse situazioni: non serve essere perfetti – aspetto impossibile -, serve esserci.

Ed esserci per circa il 33% in sintonia con bambini e bambine.

E la parte restante?

Nelle relazioni ci saranno rotture relazionali normali e fisiologiche per circa il 33% e riparazioni per il restante 33% delle interazioni.

Ecco perché si chiama regola dei terzi.

Quando abbiamo questa variabilità tra sintonia, rotture e riparazioni, le relazioni funzionano.

Per uscire dall’impasse dell’etichetta bambini cattivi è necessario esserci, come possiamo e nel modo migliore in cui riusciamo, momento dopo momento.

Riconosciamo il valore delle rotture relazionali, degli inciampi, dei fraintendimenti, anche dei momenti in cui perdiamo la pazienza e ci capita di sgridare il nostro bambino o la nostra bambina, di agire magari in maniera più impulsiva e meno meditata.

Accogliamo il valore dei momenti faticosi e lavoriamo per riparare queste inevitabili rotture relazionali.

Gli studi dimostrano che è proprio nel terzo di rottura della relazione e nel terzo di riparazione che si fonda la solidità di una relazione, anche di una relazione educativa.

La regola dei terzi spiegata in un video di cinque minuti

 

Bambine e bambini cattivi non esistono: abbracciamo l’imperfezione che è in noi

Adulti, bambini e bambine, hanno diritto alla disregolazione e all’errore.

Ciò significa che anche gli individui in età 06 possono, così come noi, attraversare momenti in cui si comportano male ai nostri occhi: è proprio in queste situazioni che dovremmo valorizzare le rotture e le fatiche per trasformarli in una base di appoggio e gettare le fondamenta per costruire con solidità il sé e le relazioni.

Abbiamo raccolto degli spunti di riflessione sull’espressione bambine e bambini cattivi anche per

darti conforto e vivere con consapevolezza e leggerezza il ruolo di genitori e professionisti.

Usciamo dall’idea del bambino cattivo o della bambina cattiva e teniamo in considerazione che tutti noi – adulti e bambini -, agiamo sempre al meglio che possiamo.

E, a volte, il comportamento non è in linea con le aspettative sociali o le aspettative che noi adulti abbiamo rispetto a bambini e bambine.

È un aspetto che rientra nella normalità: tutti proviamo momenti di fatica, sbagliamo, siamo a tratti disorientati.

Per allontanare il concetto di bambini cattivi impegniamoci nell’abbracciare l’umanità di ciascuno di noi e comprendere che la vita quotidiana, anche per bambine e bambine, ha degli elementi di fatica importanti che non possiamo etichettare come cattiveria.

Avere questo sguardo più sfumato e benevolo verso di loro ci può supportare nell’intraprendere e nel portare avanti il nostro compito educativo con leggerezza e fiducia.

L’età evolutiva degli umani è la più lunga rispetto a tutte le specie del pianeta: il tempo per crescere non ci manca.

Bambini e bambine possono imparare a fare meglio ogni giorno, sempre nell’imperfezione che li connota. Imperfezione che, per fortuna, connota anche noi adulti. Siamo umani.

Vorresti migliorare le tue competenze relazionali per imparare a partire dai bisogni con l’obiettivo di costruire un attaccamento sicuro con bambine e bambine? Ecco il corso on demand che fa per te:

 

Il modello evolutivo dei bisogni per favorire l’attaccamento sicuro

Qualche suggerimento di lettura…

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