di Marta Rizzi, psicologa e psicoterapeuta

 

Quante volte i bimbi si sentono dire “non ti preoccupare alla mamma puoi dire tutto”: una frase che il genitore dice per creare un rapporto basato sulla trasparenza in cui il bambino può avere la libertà di dire ogni cosa, di trovare rassicurazione, quanto effettivamente è reale e possibile?

Partiamo dal presupposto che gli adulti e i bambini sono diversi tra di loro. Inevitabilmente la loro relazione non è paritaria pur tentando il genitore di essere aperto all’ascolto, disponibile, accogliente e costantemente tarato sui bisogni infantili non potrà mai essere un suo pari, perché nel suo ruolo di educatore dovrà dare regole, emettere sentenze, rimproverare, redarguire, limitare e porre confini.

Il loro modo di raccontare e vivere la vita non è il medesimo: un adulto ha la capacità di riportare gli eventi come sono accaduti nella realtà, un bambino, invece, racconta l’interpretazione di ciò che ha vissuto, ovvero ciò che lui ha provato, ponendo enfasi su alcuni dettagli che lo hanno colpito, inserendo collegamenti con altri ricordi o storie lette su libri o viste alla televisione, non essendo fedele alla successione temporale degli eventi al punto che un suo racconto diventa un mix di fantasia e realtà.

Con queste premesse è evidente come sia difficile riuscire per un bambino dire tutto al proprio genitore sapendo che qualcosa non può essere condiviso, compreso fino in fondo, non giudicato o “rimproverato”.

La natura e soprattutto la gestione dei segreti diventa un tema complicato per grandi e piccini perché mette in gioco tantissime sfumature relazionali ed emotive, quali la fiducia, la protezione, il controllo, la vergogna, il senso di colpa, il giudizio.

Come fare allora a far sì che il bambino non si carichi di segreti troppo grandi per lui o che possa sentirsi sereno di raccontarci ciò che lo turba?

  • Innanzitutto, fino ai 3 anni in forma indiretta attraverso i nostri comportamenti e successivamente attraverso il dialogo tramandargli quali valori etici, sociali, morali, relazionali sono per noi fondamentali. Per esempio per la cura del corpo se piccolo rispettare che il bambino non abbia voglia di essere toccato durante il cambio del pannolino spiegandogli che si ha la necessità di farlo per evitare arrossamenti, ma che si tenterà di farlo frettolosamente; quando sarà un po’ più grande restituirgli che le parti intime non si mostrano o che nessuno dovrebbe chiedere di toccarle.

 

  • Nel momento in cui il bambino si lascia a racconti stravaganti o che potrebbero instillarci dubbi su ciò che vive quando non è con noi, per esempio un compagno che è stato manesco o storie di violenza, non fare domande inquisitorie, inserirsi nel suo racconto con i suoi modi “quando mi dicevi che ci sono maestre che urlano, se tu avessi una maestra così cosa proveresti?”. Avendo il bambino il bisogno di compiacere l’adulto se ci si mostrasse troppo insistenti potrebbe non dire tutto temendo di dire qualcosa di sconveniente o che non va bene.

 

  • Non essere troppo sopresi o stupiti di fronte ad alcuni dettagli potenzialmente allarmanti perché il bambino avendo la necessità di attirare la nostra attenzione su di sé potrebbe rincarare la dose.

 

  • Domandarsi cosa significhi veramente il segreto per noi adulti e non far sì che sia solo un modo per essere ipercontrollanti, ma lasciare che il bambino si tenga delle cose per sé perché sono funzionali a conoscersi meglio.

 

  • Infine, una volta che il bambino ci racconta aneddoti “sconvenienti” ovvero che sa che non condividiamo, non chiedere continuamente la motivazione del suo comportamento perché alcuni agiti sono impulsivi e privi di un ragionamento e lo farebbero sentire ancor più solo, inadeguato e incompreso. Impostare un dialogo, per quanto possibile, privo di giudizio e rispettoso dei tempi e modalità dell’altro “ quando avrai voglia di raccontarmi sappi che sono qui” agevolerà l’avere un terreno fertile su cui impostare una relazione sana.

 

In questo modo sarà possibile avere con lui non una relazione tra pari, ma una relazione di conforto e confronto in cui il bambino potrà avere la libertà di poter dire tutto e non di essere obbligato a dover dire tutto.