di Marta Rizzi, psicologa e psicoterapeuta

 

Diventare genitore è un passo importante che implica fatica e disorientamento, che vede una ridefinizione di sè stessi, delle priorità, dell’organizzazione e degli equilibri. La genitorialità implica sforzi e sfinimenti maggiori quando si tratta di avere, gestire e relazionarsi con due bambini simultaneamente, con esigenze e bisogni primari simili tra loro: quando si hanno dei gemelli tutto si complica, amplifica e raddoppia, dalle preoccupazioni alle questioni pratiche e logistiche.

Talvolta per evitare dispendi di energie, i genitori scelgono una situazione più “facile” dettata dalla stanchezza e dalle incertezze sempre più persistenti, fondendo i gemelli in un’unica entità. È utile, però, comprendere fino in fondo quanto sia importante che in qualsiasi contesto i bambini si troveranno, da quello familiare a quello educativo/scolastico, da quello amicale a quello sportivo, è essenziale che ciascuno di loro venga riconosciuto per la sua unicità.

Provando a calarci nei panni dei gemelli capiremo da dove arriva questo suggerimento.

I gemelli, proprio perché non sono figli unici della medesima età, si interfacciano con maggiore frequenza con il dover attendere, scendendo a compromessi tra le esigenze di ogni componente della famiglia, acquisendo più velocemente le autonomie, dovendo ricorrere a risorse individuali.

I gemelli sperimentano fin dal grembo la condivisione di spazi, di tempi, di relazioni, che sicuramente solidifica e rafforza il loro rapporto creando un’emotività ed affetto reciproco intenso, ma che si può tradurre in esclusività e disinteresse verso gli altri al di fuori della diade.

I gemelli faticano a volte a trovare risposte personalizzate alle loro richieste, perché, proprio per un’ottimizzazione delle risorse, gli adulti che si interfacciano con loro danno un riscontro simile. Per esempio, se un bimbo preferisce essere allattato per lungo tempo, dovrà cedere la sua “postazione” al fratello, così come se uno preferisce una temperatura del latte artificiale dovrà “adeguarsi” a quella che è stata preparata per entrambi.

Con queste premesse, è facile comprendere perché i gemelli vadano trattati “semplicemente” come fratelli e come a ognuno si debba garantire la possibilità di esprimere la propria identità in totale libertà.

È utile per cui, qualsiasi sia il ruolo dell’adulto che si interfaccia con entrambi i bambini, seguire qualche accorgimento:

  • Ogni bambino va visto in quanto unico, non come un tutt’uno con il gemello, per evitare di lanciare il messaggio di esistere solo se si è insieme. È opportuno che vengano chiamati con il proprio nome anche quando l’azione o l’evento interessa entrambi, per cui frasi come “devo portare a calcio i gemelli”, “oggi è il compleanno dei gemelli” è bene che vengano sostituite dalla presenza di entrambi i nomi propri.
  • È necessario individuare le preferenze, le risorse, le predisposizioni, le potenzialità e i limiti di ciascuno per garantire lo sviluppo di un buon livello di autostima. Ogni bambino ha il diritto di avere una propria individualità, con interessi, amicizie, passioni. È indispensabile che si differenzino per cui proposte consone alle peculiarità di ciascuno, facendosi forti del fatto che hanno nell’altro un confronto costante ed una porta di accesso privilegiata nel caso in cui volessero sperimentarsi in altri terreni.
  • Per alleggerire le attese a cui sono obbligati a dover sottostare, è bene alternare e invertire la sequenza delle azioni quotidiane: se a pranzo mangerà prima Matteo, a cena sarà primo Edoardo.
  • Evitare il confronto è buona prassi educativa da attuare con qualsiasi bambino, ancor più con due fratelli gemelli il cui paragone incombe incessantemente in ogni minuto della giornata rischiando di dubitare della stima e dell’affetto dei genitori. Frasi come “è più/meno bravo, più/meno intelligente di..” ha effetti collaterali importanti: il valore è intrecciato con la performance, la competizione è costantemente accentuata, le proprie peculiarità non vengono identificate, l’attenzione verso l’approvazione (e l’amore) dei genitori diventa il faro da seguire
  • È bene che ogni bambino possa sperimentare relazioni diverse con altri bambini e che non sia “obbligato” a frequentare gli amici dell’altro per proteggerli da una chiusura forzata verso le interazioni sociali.
  • Infine, proprio per l’importanza di non omologarsi e di stare su ciascun bambino è consigliabile scegliere dei nomi non simili tra loro (Matteo/Mattia, Marta/Martina, Valentino/Valentina) per evitare confusioni esterne e raccomandare a chi si relaziona con loro di chiamarli per nome, di scegliere abiti diversi con cui vestirli così come variare le proposte di giochi.

 

 

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