di Protima Agostini, coordinatrice pedagogica e consulente alla genitorialità

 

 

Nelle Raccomandazioni del 22 maggio 2019, il Consiglio Europeo ribadisce il ruolo chiave che “l’educazione e la cura nella prima infanzia possono svolgere nel promuovere l’apprendimento, il benessere e lo sviluppo di tutti i bambini”.

Investire sull’infanzia sin dai primissimi anni di vita e garantire a tutti un’educazione prescolare di qualità costituisce un aspetto imprescindibile per il futuro del Paese e per il superamento delle diseguaglianze.

La Commissione Europea (Comunicazione della Commissione Europea Educazione e cura della prima infanzia) ci ricorda che “assicurare ad ogni bambino il miglior inizio possibile rappresenta una delle più lungimiranti ed efficaci politiche che un Governo o una amministrazione locale possa adottare.

Il buon inizio  è un concetto chiave, che viene richiamato sotto aspetti diversi: anche Ministero della salute, e WHO Europe, sottolineano che “I primi anni di vita danno il là per tutto l’arco della vita” (Minsk Declaration)

Gianfranco Zavalloni nel testo Pedagogia della Lumaca. Per una scuola lenta e non violenta, cita nel Manifesto dei diritti naturali di bimbi e bimbe, tra gli altri, “Il diritto a un buon inizio: a mangiare cibi sani fin dalla nascita, bere acqua pulita e respirare aria pura”.

Leggiamo e sentiamo sui social e sui media in questi giorni la difficoltà, ma anche la forte volontà evidenziata dai servizi per la prima infanzia di continuare a condividere esperienze e legami, con le famiglie che li hanno scelti, in una continuità di relazioni che in modo innovativo e creativo intende superare le barriere del virtuale, per raggiungere famiglie e bambini anche a casa.

La sfida dunque, ancora più imperativa oggi, è di continuare a promuovere una cultura dell’infanzia, che metta al centro i primi anni di vita, come investimento sul futuro.

Sfida che diventa ancora più significativa nel momento in cui, come abbiamo sentito nelle riflessioni dei colleghi, la professione che svolgiamo “è unica e non può essere sostituita da nessun tutorial” o da nessuna proposta predefinita in modo impersonale, perché si apprende, si educa e si cresce dentro ad una relazione.

Dai video, agli stimoli rivolti a bambini e genitori, ai laboratori in diretta, agli incontri con i genitori a distanza… lasciando spazio al momento creativo, riflessivo, educativo e di ascolto, si tratta di una relazione che per essere coltivata necessita di “volare” anche con la fantasia, di essere immaginata in formule nuove, attivando risorse sia dei professionisti, sia delle famiglie, in un processo di empowerment, dove ognuno può essere raggiunto secondo canali diversi, ma è importante che “ciascuno sia sognato”, riprendendo i celebri versi di Danilo Dolci…

 

C’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.

C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.

C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’essere franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.

 

La distanza dagli altri, sognati “come ora non sono” anche nelle loro potenzialità, necessaria in questo periodo storico, può essere l’occasione per ripensare e riprogettare, attraverso il dialogo e lo scambio reciproco, riflettere insieme alle famiglie, su nuove modalità di costruire legami, attivando la “comunità educante” sotto il cappello di una “responsabilità condivisa” che vede collaborare strettamente i caregiver, figure di riferimento del bambino, che partono dall’”essere”, con i caregiver professionali (gli educatori), altrettanto da intendere come figure di riferimento per lo sviluppo e la crescita, che partono dal “sapere, dal saper fare e arrivano all’essere”, per costruire quel legame affiancando la famiglia, nello sviluppo e promozione del percorso evolutivo di bambini e bambine.

Se pure in un clima che non dimentica la fatica, l’incertezza e il disorientamento, stiamo comunque ammirevolmente assistendo alla costruzione di nuove alleanze educative, che superano le distanze, in virtù della forza delle relazioni preesistenti, nonché alla costruzione di nuove alleanze laddove esse possono essere rafforzate.

L’identità di ogni servizio può emergere dando continuità e allo stesso tempo riorganizzandosi sulle esigenze dei nuclei famigliari che credono nel nostro lavoro quotidiano, attraverso la co-costruzione di percorsi che si reinventano e si evolvono.

Le riflessioni in essere nell’ambito dell’outdoor education, ci portano a ripensare agli ambienti esterni come contesti di crescita, spazi di sperimentazione ed espressione delle autonomie emergenti, dove l’educatore grazie alla sua professionalità valorizza il bambino esploratore, ricercatore, scienziato, libero e curioso, dentro ad uno spazio aperto non precostruito, ma comunque pensato.

Ricorrendo di nuovo al Manifesto di Zavalloni, si possono ricordare gli altri diritti oltre al primo sopracitato, che ci riportano ai valori del contatto con la natura, della libertà e dell’esperienza:

  • il “diritto all’ozio: a vivere momenti di tempo non programmato dagli adulti”;
  • il “diritto allo sporcarsi: a giocare con la sabbia, la terra, l’erba, le foglie, l’acqua, i sassi, i rametti”;
  • il “diritto agli odori: a percepire il gusto degli odori, riconoscere i profumi offerti dalla natura”…..
  • con un po’ di malinconia oggi, per una libertà da ritrovare… il “diritto alla strada: a giocare in piazza liberamente, a camminare per le strade”;
  • il “diritto al selvaggio: a costruire un rifugio-gioco nei boschetti, ad avere canneti in cui nascondersi, alberi su cui arrampicarsi”;
  • il “diritto al silenzio: ad ascoltare il soffio del vento, il canto degli uccelli, il gorgogliare dell’acqua”
  • il “diritto alle sfumature: a vedere il sorgere del sole e il suo tramonto, ad ammirare nella notte, la luna e le stelle”.

Emerge la ricchezza del lavoro educativo, che non si esplica nella sola “custodia”, ma è cura ed educazione, in collaborazione con le famiglie, all’interno di relazioni, spazi e tempi pensati, perché è sulla presenza, sull’esserci non solo “con”, ma anche “PER” bambini e famiglie, che si basa la professionalità di educatori e maestri nel mondo zero sei.

I servizi per la prima infanzia sono luoghi di crescita, di relazione, di socializzazione: “un possibile buon inizio”, un tassello di un percorso che inizia nei primi anni di vita, sul quale investire, perchè

 

insegnare ad un bambino è toccargli la vita per sempre

(Anonimo)

Grazie alle educatrici e alle maestre che condividono con me questo percorso meraviglioso e raccolgono ogni giorno le sfide nuove che si affacciano sul “nostro agire e sul nostro essere per le famiglie e i bambini”.

 

 

Bibliografia:

  • Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea del 22 maggio 2019 relativa ai sistemi di educazione e cura di alta qualità della prima infanzia
  • Comunicazione della commissione europea “Educazione e cura della prima infanzia: consentire a tutti i bambini di affacciarsi al mondo di domani nelle condizioni migliori”, COM (2011) 66 def. 17/02/2011
  • Audizione di Save the Children Italia in merito al DDL 1260, 2014
  • The Minsk Declaration The Life-course Approach in the Context of Health 2020, WHO European Ministerial Conference on the Life-course Approach in the Context of Health 2020, 21–22 October 2015, Minsk, Belarus
  • Zavalloni G., Pedagogia della Lumaca. Per una scuola lenta e non violenta, Emi Edizioni, 2012
  • Dolci D.,“Ciascuno cresce solo se sognato”, in Il limone lunare, Laterza 1970

 

 

Have no product in the cart!
0