di Silvia Iaccarino

 

“Il giardino della crescita può essere coltivato solo offrendo con generosità ai bambini relazioni appaganti a cui ancorarsi. Senza radici non si può crescere. Se ci occupiamo di soddisfare i bisogni relazionali dei nostri figli e ci assicuriamo che i loro cuori non si induriscano, la natura penserà al resto. Non è necessario sforzarsi di farli crescere, basterà coltivare il giardino delle relazioni in cui fioriranno” D. MacNamara

La nostra cultura educativa risente ancora oggi delle influenze del passato, permeata com’è da un’idea di bambino da civilizzare e “raddrizzare” fin da piccolo, come se la maturità possa essere insegnata attraverso ammonimenti, premi, punizioni (anche corporali), ricatti, minacce…

La realtà che le ricerche scientifiche degli ultimi decenni stanno enfatizzando ci stimola invece ad avere fiducia nell’innato “programma” che guida il naturale sviluppo psicofisico degli umani, per i quali è “semplicemente” necessario un adeguato habitat.

La metafora del giardiniere, che spesso utilizzo, rimanda a questo: i bambini sono un seme che ha già tutto dentro di sé per crescere, secondo il proprio personale Progetto. A noi adulti spetta il compito di vigilare affinché il terreno sia fertilizzato, le erbacce estirpate e la pianta, via via che cresce, sia protetta dalle peggiori intemperie (e dico “le peggiori”, non “tutte” le intemperie 😜). La maturità, i comportamenti socialmente adeguati, la razionalità (come la intendiamo noi adulti) verranno da sè, NEL TEMPO. Non oggi, non domani, ma NEGLI ANNI (del resto una quercia non ci mette 3 anni per diventare possente e maestosa…nè cresce più veloce se tiriamo i suoi rami…).

Si tratta di AVERE FIDUCIA nei bambini e nel processo, e limitare il nostro compito al creare le condizioni adeguate, lasciando che la natura faccia il suo corso. Ma garantire quelle condizioni è essenziale affinché lo sviluppo si manifesti secondo le proprie linee evolutive.

Quali sono le “condizioni adeguate”? Sostanzialmente e primariamente una base sicura a cui il bambino sa di potersi sempre appoggiare nei suoi andirivieni da noi al mondo e ritorno. Un luogo caldo e accogliente, ma NON perfetto. Un luogo dove abita l’autenticità, dove c’è spazio per il bello e il brutto della vita, e non si è da soli. Un luogo dove si sa di poter trovare conforto e confronto, dove poter crescere in contatto con se stessi, con il proprio bello e il proprio brutto sapendo di non essere giudicati ma accettati per quello che si è, con la propria imperfetta Umanità. ❤️