di Lucilla Targetti, pedagogista e formatrice

Il nostro essere al mondo è strettamente legato all’esperienza che noi facciamo di esso attraverso il corpo. Siamo certamente esseri di parola ma la parola necessita di essere integrata con altri linguaggi, in particolar modo quando si ha a che fare con bambini molto piccoli.

Ogni madre comunica con il suo bambino prima che con il linguaggio verbale, con il linguaggio del corpo sviluppando nei confronti del figlio, come sostiene Spitz, «una sensibilità quasi telepatica a sostegno della relazione» (1).

Nel primo anno di vita il bambino è immerso in un universo fatto di percezioni sensoriali dove la madre mostra una attenzione ed una sensibilità spontanea innata verso di lui, adeguandosi a livello corporeo ai suoi costanti stimoli motori emozionali ed affettivi.

Sostanzialmente, e i numerosi studi sul tema lo confermano, dai primi giorni di vita, mamma e bambino sono implicati in una relazione corporea spontanea ricca di connotati emotivi, fisiologici, affettivi. Non è dunque strano pensare quanto incida sulla formazione del carattere di ogni individuo il modo con cui è stato accudito, coccolato, cullato nella prima infanzia da coloro che si sono presi cura di lui.

Per citare ancora Spitz ed i suoi studi ormai conosciuti in tutto il mondo, possiamo ricordare quanto deprivazioni sia di natura fisiologica che emotiva ed affettiva compromettano pesantemente lo sviluppo del bambino nei primi anni di vita.

Recenti contributi evidenziano ancora quanto il bambino, sin dalla nascita, possieda una capacità reattiva all’ambiente e di disposizione alle relazioni sociali che lo mettono al centro di un processo di autodeterminazione essenziale per il suo sviluppo.  Infatti il neonato, grazie ai suoi sistemi percettivi e motori, riesce ad avviare ingaggi visivi, espressioni mimico facciali, posture e movimenti del corpo che esortano la comunicazione con i genitori stimolando la relazione di accudimento.

«Tali strategie espressive e motorie, nei mesi successivi, si trasformeranno in vere e proprie modalità comportamentali, base di un fitto dialogo con l’interlocutore adulto e funzionali all’espressione e al soddisfacimento dei suoi bisogni». (2)

Le emozioni e la capacità del bambino di provare empatia fondano le loro radici nella corporeità e nel movimento.

Il rapporto con le proprie emozioni e la comprensione degli altri, partono dunque da dentro il corpo, da meccanismi innati, fondamentalmente di natura corporea.

Un grosso contributo a sostegno di questa tesi arriva proprio dalle neuroscienze e dalla scoperta dei neuroni specchio.

«Il nostro sistema nervoso è in grado di riconoscere e decodificare quello che succede attorno a noi attraverso l’attivazione di analoghi schemi neuromotori che diventano potenziale di azione imitativa e quindi di apprendimento e comunicazione sociale». (3)

 

Lo scorrere di tutta la vita inizia con la reciproca interazione tra genitore e neonato”.

            Bowlby

 

Per lo psicologo e psichiatra infantile John Bowlby  i  primi anni di vita di un bambino e il legame che instaura con la madre e con la famiglia incidono su molti aspetti dello sviluppo della sua personalità. Gli studi di Bowlby lo guidarono a pensare che il meccanismo di attaccamento è legato prima di tutto a un bisogno di rassicurazione e benessere psicofisico. Partendo da ciò, sostenne che attaccamenti disfunzionali potevano portare all’insorgenza di nevrosi e psicosi in età adulta.

 

«Il modo in cui veniamo al mondo e in cui veniamo alimentati e accuditi nei primi mesi e anni di vita determina un imprinting affettivo che servirà da matrice per le relazioni di tutta la vita.»

Moberg

 

La relazione educativa nei servizi all’infanzia non può prescindere da questi presupposti fondamentali che caratterizzano le modalità con cui il bambino entra in comunicazione con il mondo e il tipo di bisogno che al suo interlocutore esprime. Accudimento, rassicurazione, contatto affettuoso e regolazione emotiva sono necessità fondamentali che chiedono di essere riconosciute per poter raggiungere un sano sviluppo.

La nostra identità si struttura grazie ad esperienze sensoriali vissute nel proprio ambiente prima mediante il corpo della madre e poi con coloro che si prendono cura di noi. L’autostima trova le sue fondamenta nell’essere stati adeguatamente accuditi, amati, visti, ascoltati.

Di quale contatto dunque possiamo parlare nei contesti educativi? Leboyer lo spiega con semplici parole: “Attraverso il contatto delle mani il bambino capta tutto: il nervosismo o la tranquillità, l’incertezza o la sicurezza, la tenerezza o la violenza.  Sa se le mani lo desiderano. O se sono distratte.  O, ciò che è peggio, se lo rifiutano. Davanti a delle mani premurose, affettuose il bambino si abbandona, si apre.  Davanti a delle mani rozze, ostili, si isola, si nasconde, si chiude… Quali mani devono sostenere il bambino? Mani leggere, non autoritarie. Che non chiedono nulla. Che “sono” semplicemente lì. Leggere ma piene di tenerezza. E di silenzio”. (4)

Un adeguato contatto affettivo prevede la capacità di entrare in una comunicazione fatta di sensibilità e delicatezza attraverso il riconoscimento del valore della corporeità come strumento fondamentale da cui passare. Una corporeità che si traduce in presenza attenta e premurosa, tenerezza e amorevolezza del gesto. «Il mio corpo è la mia casa» scrivono Barth e Markus e, aggiungono, il corpo casa è una «meraviglia senza pari» ancora troppo trascurata dall’educazione, (5) un corpo troppo spesso imbrigliato, poco coinvolto e a volte solo tristemente parlato.

Il presupposto per l’utilizzo di un linguaggio affettuoso attraverso il corpo è la capacità di disporsi nei confronti del bambino con tenerezza e comprensione, cercando di coglierne i bisogni a volte inespressi e sconosciuti anche a lui. L’esperienza di sentire riconosciute le proprie esigenze, permette al bambino di maturare un senso di fiducia verso chi si occupa di lui, verso il proprio ambiente e anche in seguito verso se stesso.

Predisporsi ad una comunicazione affettiva di qualità non è un’esperienza banale né scontata per il solo fatto di essere educatori. E’ un percorso che si costruisce partendo da se stessi e dal mettersi in gioco totalmente e costantemente con le proprie risorse e le proprie difficoltà.

Quanto investiamo perché i nostri bambini o i piccoli ospiti dei nostri servizi sviluppino una relazione positiva con il loro corpo? Perché possano sentirsi bene nel loro corpo-casa, perché possano sentirsi accolti, accettati, sostenuti ed amati. Diamo pieno riconoscimento e valore al fatto che ciò che il corpo vive ha effetti duraturi e intensi sul riconoscimento di sé, l’autostima, la regolazione emotiva e lo sviluppo dell’identità? Infine, come sto io educatore nel mio corpo, quanta cura ho del mio corpo-casa, del mio essere ospitale, per accogliere armoniosamente ogni bambino che sarà mio invitato?

 

“E’ attraverso la pelle che diventiamo degli esseri in grado di amare, non s’impara ad  amare sui libri, ma essendo amati “ 

Ashley Montagu

 

 

Note

  1. Spitz, Il primo anno di vita. Studio psicanalitico sullo sviluppo delle relazioni oggettuali, Armando, Roma, 1973.
  2. Vecchiato, Psicomotricità relazionale, Roma, Armando Editore, 2017. 
  3. Vecchiato, op cit.
  4. Leboyer, Per una nascita senza violenza, Bompiani, Milano, 1974.
  5. Bartyh, U. Markus, Il libro delle coccole, Milano, Ed. Red, 2005.

 

 

Bibliografia

Barth M., Markus U., Il libro delle Coccole, Re Edizioni, Milano, 2005

Gamelli I., Pedagogia del corpo, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2011

Leboyer F., Per una nascita senza violenza, Ed Bompiani, Milano,1974

Leleu G., Il trattato delle carezze, Red Edizioni, Novara, 2001

Mober  K. U., Ossitocina, l’ormone dell’amore, Il leone verde, Torino 2019

Montagu A., Il linguaggio della pelle, Verdechiaro Edizioni, Baiso (RE), 2017

Musi E., Invisibili sapienze al nido, Edizioni Junior, Parma, 2011

Reddy, V., Cosa passa per la testa di un bambino, Raffaello Cortina Editore, Varese, 2010

Spitz R., Il primo anno di vita. Studio psicanalitico sullo sviluppo delle relazioni oggettuali, Armando, Roma, 1973

Toro Araneda R., L’intelligenza affettiva., Ed Nuova Prhomos, Città di Castello (PG), 2017

Vecchiato M., Psicomotricità relazionale, Armando Editore, Roma, 2017

 

 

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