di Marta Rizzi, psicologa e psicoterapeuta

  

I bambini hanno un dono prezioso: è il pensiero magico. Si tratta di qualcosa per noi adulti difficile da comprendere, ma in alcuni momenti ci renderebbe tutto molto più semplice, tanto che vi attingiamo, come vedremo, senza accorgercene.

Quando si parla di pensiero viene alla mente soprattutto la capacità che gli esseri umani utilizzano per rendere razionale, logica e prevedibile la realtà che li circonda, che poco si confà con la magia e la fantasia, le quali rimandano a qualcosa di istintivo, impulsivo, poco filtrato e poco “ragionato”.

I bambini dai 2 ai 7 anni, invece, riescono in questa impresa ai nostri occhi impossibile grazie al pensiero magico proprio per l’esigenza che contraddistingue l’essere umano di trovare un senso alla realtà che vede e percepisce come sconosciuta e incontrollabile.

Il bambino in questa età è ancora egocentrico ed ego-riferito, sta imparando gradualmente a separare sé da ciò che è al di fuori da sé e attribuisce a se stesso tutto ciò che avviene: il pensiero magico diventa, per cui, uno strumento fantastico da utilizzare per rendere la realtà più vicina, più comprensibile, denominandola e concependola in modi diversi da quelli che usano i bambini dall’età scolare in avanti.

Il pensiero magico è quello che i bimbi utilizzano quando parlano agli oggetti come se fossero animati, per esempio dire ad una porta automatica di aprirsi non sapendo che vi è una fotocellula a determinarne il funzionamento;  è quello che mentre si attraversa un incrocio pedonale li fa camminare solo sulle strisce bianche; è quello che li fa ripetere una parola o un comportamento nel momento in cui una volta fatto ha portato un esito positivo e gratificante.

Gli adulti, ragionando con un pensiero logico, però, rischiano di considerare alcuni di questi atteggiamenti come eccessivi o preoccupanti, confondendoli come precursori di comportamenti (o disturbi) ossessivi, con la conseguenza di interromperli sul nascere giudicandoli, svilendoli, “punendoli” o restituendo una spiegazione logica agli avvenimenti. Ciò avviene perché poco si sa dell’importanza che ha il pensiero magico per i bambini di questa fascia d’età.

Il pensiero magico ha, infatti, funzioni indiscutibilmente utili per gestire l’ansia che può generare l’ignoto, rendendo la realtà più comprensibile e controllabile. In particolare:

  • Ha una funzione difensiva e rassicurante: la paura di ciò che è sconosciuto può ridimensionarsi grazie alla formulazione di spiegazioni per i bambini comprensibili, per esempio posizionare una serie di peluche in fila vicino al letto può essere una strategia efficace a tener lontani i brutti sogni oppure fare un disegno di qualcosa che spaventa e farlo mangiare ad un pupazzo può aiutare ad allentare le tensioni;
  • Ha una funzione propiziatoria per i bambini: la speranza di modificare il corso degli eventi in base ai propri desideri è rasserenante e rende tutto più fattibile e affrontabile, per esempio dare un bacio ai dadi prima di lanciarli durante una partita del giro dell’oca o incoraggiare un legnetto ad andare lontano e veloce prima di farlo rincorrere dal cane li permette di esporsi e provarsi in molte situazioni; 
  • Ha una funzione conoscitiva: aiuta i piccoli a creare una mappa mentale degli spazi per muoversi in sicurezza, per esempio contare le mattonelle di una stanza, camminare solo sulle linee contribuisce ad una conoscenza del mondo circostante, rendendo più prevedibili e gestibili le dimensioni e i movimenti all’interno di una stanza.

A fronte di questa spiegazione è evidente come sia indispensabile il pensiero magico ai bambini che non hanno sviluppato ancora un pensiero logico, ancor più se pensiamo che anche noi adulti in mancanza di una motivazione convincente o di un esito certo alle volte ci attingiamo: per esempio, pensiamo ai riti scaramantici per allentare lo stress prima di un esame o di un colloquio o di una partita di calcio.

È necessario, per cui, non bloccare o giudicare questa tipologia di pensiero, come “sbagliato” rispetto al pensiero logico: i bambini non capirebbero fino in fondo il motivo con il rischio di sentirsi inadeguati e fuori luogo. Piuttosto, dovremmo sostenere i piccoli ed adattarci a questo linguaggio per avvicinarci emotivamente a loro, per esempio con i “riti di guarigione” quando si fanno una sbucciatura.

Ciò porterà a molti benefici: da un lato i bambini si sentiranno compresi ed “adeguati” e, dall’altro, gli adulti si alleneranno ad una lettura differente rispetto alla loro realtà, si eserciteranno ad attendere, rispetteranno con tolleranza punti di vista diversi dal proprio, dando così un modello positivo ai piccoli che inevitabilmente li osserveranno fare tutto ciò.

 

 

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