di Laura Fazio, pedagogista e docente di Percorsi formativi 06

 

 

Nel pensare alle aspettative di rientro e alla relazione con i bambini mi viene alla mente  la frase  di Maia Cornacchia, analista filosofa e per me grande maestra di vita, che racchiude nelle parole “i bambini sono grandi maestri” anche il mio pensiero: i bambini sanno.

I bambini hanno tante capacità di cui spesso non ci rendiamo conto. Hanno in sé tante competenze trasversali che potremmo imparare a leggere e vedere con maggior cura.

Proprio nel rinnovare la nostra relazione con  loro, noi adulti possiamo e dobbiamo attivare di più il sentire rispetto al semplice “ascolto”. Stare nel sentire indica una cura in più, un entrare in un livello sottile di ascolto che da’ maggior profondità. Soprattutto se pensiamo ai più piccoli del nido. I bambini dell’infanzia hanno più possibilità  di entrare nella narrazione rispetto ai piccoli del nido, per questo motivo dovremmo stare nel sentire. Tutti noi siamo chiamati a stare, a prenderci tempo, a non entrare nel vortice del fare. Stare. Nella lentezza, nella cura, nell’accoglienza.

Stare nel cambiamento e nella RI-sintonizzazione con chi viveva i nostri servizi e cercare le chiavi giuste per entrare con delicatezza nella storia di chi non ci conosce affatto. Ri partire da loro. Dare e fare spazio al dialogo, al tempo disteso. Quali sono i reali bisogni dei bambini?

Andare all’essenza delle esperienze. Senza farci prevaricare dal peso dei limiti e delle prassi igienizzanti.

Dedicare tempo disteso all’incontro con l’altro che ha delle aspettative, attese, timori forse, ma molti bambini sono desiderosi di ritornare a vivere i loro ambienti, i loro spazi. Li troveranno trasformati forse, ma non snaturati.

Abitare e scoprire nuove possibilità: un fuori che prima non c’era, un dentro che sarà vissuto con significati diversi forse….tante domande. I luoghi dell’infanzia al di là di tutto devono poter essere e tornare ad essere spazi e luoghi di cura, attenzione e accoglienza.

Noi adulti come possiamo fare? Quali posture educative e di relazione possiamo mettere in campo? Se pensiamo in modo razionale, emergono i timori, ma se semplicemente “stiamo”, potremo stupirci delle reazioni disarmanti che spazzano via ogni paura.

La vita stessa ci insegna che l’impensabile, fino a che non lo vivi, non sai come sarà. La filosofia spesso ci riporta alla realtà profonda dell’esserci senza prefigurare il futuro,  perché solo vivendo ed attraversando le esperienze si potrà dire come e cosa è stato.

Passare dentro significa attraversare nella  sostanza, passare attraverso significa esserci nell’interezza.

Chi ha sperimentato i centri estivi ha già assaporato un antipasto di riappropriazione della relazione coi piccoli, ne sta gustando la bellezza.

Offrire tempi distesi di narrazione, di ascolto sensibile e aperto, stare veramente nella relazione con sé stessi e con i bambini offrirà certamente le basi sicure per aprire la strada al nuovo che accoglieremo e sapremo attraversare, per camminare sentieri educativi pieni di stupore e di novità, senza lasciarci sopraffare dai limiti e dalle preoccupazioni che inevitabilmente incontreremo.

Forse potremo affrontare la “nuova normalità” che ci aspetta con una maggiore consapevolezza e cuore pieno di desiderio di ritrovare spazi e luoghi che sanno di “casa”, spazi e luoghi di cura che tanto sono mancati ai piccoli ma anche a noi adulti che li abitiamo con tutti noi stessi.

 

 

Have no product in the cart!
0