di Paula Eleta, sociologa, consulente e formatrice in ambito educativo. È autrice di numerosi articoli e libri sull’argomento e docente del nostro corso “Sicuri di collaborare”

 

 

Durante il confinamento per il COVID19, la modalità di comunicazione a distanza (da remoto) è stata l’unica risorsa possibile per mantenere la relazione con i bambini e con le famiglie, ma in tanti Servizi per la prima infanzia (0-6) questa modalità si rilevata molto difficile e problematica. 

La situazione di emergenza ha messo a nudo, infatti, quanto la mancanza di una vera collaborazione con le famiglie (alleanza educativa) sommata ad una “debole” cultura digitale, ha compromesso il lavoro a distanza e, di conseguenza, evidenziato lo scollamento fra Servizio e famiglie, accentuando ulteriormente il distacco dai bisogni reali dei bambini.

Purtroppo ancora oggi dobbiamo fare i conti con la pandemia per cui, per poter garantire un supporto di qualità a tutti i bambini, bisogna ripensare il progetto educativo dei Servizi per la Prima Infanzia alla luce di queste difficoltà, integrando la cultura del digitale con le pratiche educative già consolidate in un pensiero pedagogico in grado di declinarsi in strategie concrete e operative. 

Infatti, senza un approccio complessivo e organizzato, il Nido / la Scuola dell’Infanzia rischiano di allontanarsi ulteriormente dalle famiglie, quando invece ora più che mai c’è bisogno di costruire un rapporto di reciproca fiducia e di collaborazione con la propria utenza, fondamentale per rafforzare le finalità dell’offerta del Servizio e per qualificare le attività educative. Infine, senza una chiara strategia, gli operatori educativi potrebbero sentirsi disorientati, frustrati e demotivati.

Le soluzioni vanno cercate insieme alle famiglie, dando avvio a percorsi sperimentali di collaborazione, di contaminazione dei saperi e delle esperienze, nel rispetto dei reciproci ruoli e responsabilità. Tuttavia per farlo dobbiamo essere “sicuri di collaborare” per attivare nuovi canali di comunicazione e relazione che possano superare i limiti imposti dalla Pandemia. Gli operatori educativi, attraverso azioni mirate e graduali, dovrebbero dialogare con i genitori per trovare, insieme, spazi innovativi di condivisione e di collaborazione; modi creativi, efficaci e simpatici di comunicare, di partecipare, pensati su misura per garantire il benessere di tutti i bambini.

L’esperienza realizzata durante il lockdown può senz’altro offrirci un nuovo sguardo sul ruolo dell’educatore, dell’insegnante, delle famiglie e dei bambini, poiché ci ha permesso di conoscere meglio il bambino osservandolo nel suo ambiente naturale e in relazione con i suoi famigliari. E’ interessante segnalare come, in questi mesi, i ruoli si siano invertiti: se di solito chiedevamo alle famiglie di portare qualcosa di sé al Servizio (gli oggetti transizionali, fotografie, abitudini), con il “confinamento” abbiamo chiesto alle famiglie di portare a casa una parte del Nido / della Scuola dell’infanzia: la professionalità dell’educatore (nel sostegno al bambino  e alla genitorialità), le attività proposte, gli oggetti (libri, giocattoli), le immagini del Nido e della Scuola dell’Infanzia, noi stessi. Inoltre, abbiamo sperimentato nuove modalità di relazione con le famiglie che potrebbero arricchire le nostre pratiche educative e la qualità del nostro Servizio. 

In questi mesi abbiamo scoperto che molte famiglie hanno manifestato piacere e gratitudine per le nostre iniziative, rassicurandoci e, allo stesso tempo, aiutandoci a comprendere che una buona comunicazione con esse può senz’altro facilitare il nostro lavoro. Si evidenzia in modo sempre più chiaro che il sostegno alla genitorialità è una prerogativa del Servizio educativo e quindi fa parte delle aspettative delle famiglie (ancora di più in momenti di difficoltà), e il benessere del bambino è intrinsecamente vincolato al dialogo e alla collaborazione fra il servizio e le famiglie (senza le famiglie non ce la possiamo fare).

La situazione di emergenza ci ha fatto capire che abbiamo a disposizione più modi di metterci in gioco nella relazione con i genitori e persino in più spazi: non solo presso il Servizio ma anche tramite l’utilizzo della tecnologia, nella creazione di spazi virtuali di partecipazione. 

In questi mesi di “fuoco”, grazie al mio lavoro di consulente e di formatrice, ho avuto modo di confrontarmi con tanti educatori, insegnanti, titolari di Nidi, coordinatori pedagogici e anche con molte famiglie. Sulla base delle informazioni raccolte, ho elaborato una proposta che vuole contribuire ad un Servizio più inclusivo e partecipato, partendo da un approccio innovativo che, come ho sopra indicato, integra la cultura del digitale con l’uso di pratiche già consolidate.  

Si tratta, quindi, di sperimentare nuove modalità comunicativo-relazionali che consentano l’alternanza di momenti formali con momenti più informali e ludici, incorporando diversi linguaggi espressivi alternativi che diano voce e ascolto ai vissuti, alle esperienze, alle conoscenze e alle competenze dei diversi attori in gioco: i bambini (in primis), le famiglie, gli educatori e i coordinatori pedagogici (Cfr. Eleta: 2019).

Per esempio: incontri fugaci con i genitori, colloqui telefonici, incontri online con le famiglie (utilizzando piattaforme/applicazioni come Skype, Zoom, Teams, WhatsApp, Telegram); incontri individuali, in piccoli gruppi, in un gruppo allargato, dove trovarsi e giocare insieme, parlare di temi comuni, condividere il progetto educativo, etc; lavorare per capire come condividere una bacheca virtuale e/o il diario di bordo, l’album della giornata/settimana; offrire alle famiglie spazi di partecipazione come, ad esempio, “la finestra del lunedì” dove i genitori possono contribuire con fotografie, racconti, video, disegni; oppure altri spazi di scambio e condivisione di video, fotografie, storie, filastrocche, ricette di cucina, proposte da fare con i bambini a casa, etc. 

Siamo quindi sicuri di collaborare? Perché ciò è possibile, e la cultura del digitale può contribuire a generare nuove forme di partecipazione e di condivisione dei saperi, ma solo se il Servizio sarà in grado di riconoscere in ogni famiglia il contesto primario di crescita e socializzazione del bambino (un contesto dinamico, unico, con una sua storia e stile educativo) e anche se sarà capace di considera la famiglia una risorsa che chiede di essere sostenuta, ascoltata e valorizzata nella propria funzione genitoriale.

Se vogliamo un Nido e una Scuola dell’Infanzia più inclusive, dovremmo innanzitutto garantire che tutti gli attori in gioco siano messi nella condizione di poter dare il proprio contributo anche durante la Pandemia di Covid19. Se sapremo gestire il cambiamento e cogliere le opportunità nell’emergenza, quando si tornerà alla “vecchia normalità”, i Servizi Educativi 0-6 potranno sfruttare le nuove competenze ed essere in grado di fondare le loro basi sulla circolarità delle relazioni (tra educatori/insegnanti, famiglie, bambini e territorio) con la consapevolezza che la responsabilità di ognuno può contribuire all’inclusione di tutti.

 

Bibliografia

Eleta P., 2019, Il burattino come strumento di valore educativo, Edizione Amazon in versione cartacea.

Eleta P, in collaborazione con Iaccarino S., 2017, Appuntamento scuola-famiglie all’incrocio fra le culture. Guida operativa per progetti interculturali con il coinvolgimento delle famiglie nei servizi educativi (0-6 anni), Ed. Amazon in digitale (Kindle eBook) e in versione cartacea.

 

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