di Ilenia Schioppetti, docente PF06, La casetta delle favole, Venezia

 

 

Parlerei di spazzatura per ore.

Chi mi conosce lo sa, di come negli ultimi tempi mi sia dedicata alla raccolta della spazzatura da offrire ai bambini come materiale all’interno dello spazio del nido.

Qualcuno penserà che sono un po’ matta quando raccolgo, cerco tra gli avanzi, accumulo resti di esperienze e storie per provare a dare una nuova vita, per provare ad offrire la possibilità di un nuovo e migliore uso di qualcosa.

Qualcuno penserà che sono matta, incosciente e non riuscirà a capire cosa provo.

Ma vi garantisco, che nella spazzatura si cela, a mio parere, un mondo di meraviglia.

Spazzatura.

La parola spazzatura fa sempre un po’ paura.
La spazzatura e’ qualcosa di perturbante.
Sporco.
Sudicio.
Inutile.
Superfluo.
Sconveniente.
Bandito.
Pericoloso.
Rotto.
Senza valore.
E’ ciò che rimane quando il buono e’ stato preso.

Ciò che ha a che fare con la fine.

Una volta in un libro ho letto una frase che mi ha capovolto completamente lo sguardo e i pensieri.
“La spazzatura ha a che fare con i <<fini>> e quindi inizi; si trova laddove una cosa ne diventa un’altra, dove oggetti un tempo noti e accettati si trasformano in una massa di parti incompatibili.”

Inizi.
Questa parola ha aperto i miei occhi a nuovi sguardi e nuove possibilità.
Ho indossato quegli occhiali a lenti sfocali e ho iniziato ad assaporare l’essenza di questo materiale.
Ho iniziato a osservare, a scorgere, a guardare e sentire le energie capovolgendo il punto di vista.
Ho iniziato a prendermene cura.

Ho iniziato a vedere nella spazzatura un’enorme forma di libertà, in senso materico e metaforico, perché il materiale, privato di ogni sua forma diventa poliforme, perché il materiale non corrispondendo più alla
sua funzione originaria di presta ad essere utilizzato in modo polifunzionale.

Spazzatura.
Ambigua.
Provocatoria.
Forse inutile, mi ripeto, ma di una inutilità che la rende materiale raro, prezioso, unico.
Materiale impertinente.
Sconveniente.

Spazzatura.
Materiale che in qualche modo ci costringe a portare l’attenzione verso le zone più celate e degradate del nostro mondo, del nostro ambiente, quelle che siamo abituati a chiudere e nascondere.
A buttare via.
Spesso perché provocano addirittura fastidio e irritazione.
Perché non rispettano i canoni della bellezza, della perfezione e e di senso a cui siamo abituati.

Spazzatura.
Materiale che costringendoci a guardare dove non siamo abituati a vedere ci apre a nuove possibilità, ricerche, significati, esperienze.

Trovo che la spazzatura, nella sua umiltà sia uno dei materiali più ricchi che possiamo offrire.
La vera materia di scarto, che privandosi della sua forma, si offre in modo fluido, semplice e spontaneo ad essere ri-modellata ad una nuova forma.

Spazzatura.
Materiale che rifiuta le convenzioni sociali.
Che simboleggia l’imperfezione
Scandalosa.
Provocante e provocatoria.

Spazzatura.
Materiale che porta alla luce nuovi valori.
Che offre usi inusuali.
Che senza sforzo costringe all’utilizzo del pensiero laterale.
Che fa fiorire la creatività.
Che offre la possibilità di far emergere la propria unicità, il proprio fare, le proprie idee i propri pensieri.
Materiale inutile come spesso ci sentiamo inutili noi.
Materiale fuori posto e fuori luogo, come spesso ci sentiamo fuori posto e fuori luogo noi.
Materiale imperfetto, come spesso ci sentiamo imperfetti noi.
Materiale di seconda scelta, come spesso ci sentiamo di seconda scelta noi.
Materiale unico e prezioso, come unici e preziosi siamo noi.
Ognuno di noi.

Spazzatura.
E’ quel materiale da leggere fra le righe, come tutti i messaggi importanti della nostra vita.
Perché fra le righe… si nasconde un mondo bellissimo.

Non abbiatene paura!

 

 

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