di Alice Rampa, pedagogista ed educatrice

 

 

Adulti e bambini.

Due linguaggi diversi.

“Dove sei?”

Arianna era sparita e nessuno la trovava.

“Vieni, dobbiamo andare”. (Il posto segreto, Susanna Mattiangeli, Felicita Sala, Lupoguido)

 

Una voce, adulta, ti chiama.

Tu resti in attesa.

Continui a fare quello che stavi facendo.

Uno sguardo, adulto, di disapprovazione.

“Subito, forza, vieni!”.

Tu?

Tu resti in attesa.

Continui a fare quello che stavi facendo.

Forse, per un istante, ti fermi, ma ti ributti subito anima, pensieri e corpo in quello in cui eri occupato.

 

 

Nuove parole, adulte, che provano ad arrivare a te.

“Allora, mi ascolti?”.

Tu?

Tu senti, sicuramente senti.

Ma ascolti?

Possibile ascoltare mentre stai facendo altro? Mentre sei immerso completamente in altro.

Già, ma cosa stai facendo?

E tu, adulto, cosa pensi?

“Cosa potrai mai fare di più importante di quello che ti dico io?”

Andare a scuola.

Fare veloce perché sono in ritardo per il lavoro.

Correre a tavola che si raffredda il pranzo.

Lavarsi subito le mani appena entrati in casa.

Eccolo il nodo fondamentale.

“Cosa c’è di più importante di quello che sto facendo”?

Finire di leggere il libro che ho scelto.

Saltellare da una striscia pedonale all’altra, con la massima concentrazione per non toccarne il bordo esterno.

Finire di costruire la mia splendida fontana fatta con le cannucce… che se poi ci attacchiamo il motorino di quel gioco la faccio spruzzare davvero!

Mettere via i tesori portati a casa dopo una lunga giornata all’aperto, insieme a te, mamma.

Ecco il nodo fondamentale: due linguaggi, con caratteristiche differenti.

Due piani di azione, con altrettante caratteristiche, dinamiche e obiettivi diversi.

Un linguaggio verbale che dice tutto.

Un mondo esterno cui riferirsi.

Indicazioni.

Richieste.

Ordini.

Avvertimenti.

Suggerimenti.

 

Un linguaggio non verbale che dice molto di più.

Un mondo interiore immenso.

Pensieri.

Connessioni.

Riflessioni.

Ricerche.

Attese.

Storie.

Raccolte.

Idee.

 

 

Ciascuno dei due linguaggi ha un suo motivo di essere, delle motivazioni. Quello che vogliamo provare ad indagare sono le possibilità di incontro.

“Agli adulti piacciono i numeri. Quando raccontate loro di un nuovo amico, non vi chiedono mai le cose importanti. Non vi dicono: «Com’è il suono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle?» Le loro domande sono: «Quanti anni ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?» Solo allora pensano di conoscerlo.” Antoine de Saint-Exupéry

Quello che è essenziale non dimenticare è che il linguaggio, quello che dico, è solo l’ultimo passo di un percorso, di un processo, in cui il pensiero danza tra conoscenze, competenze, esperienze e connessioni, domande, dubbi, ricerche.

Una danza bambina.

Una danza adulta.

La maggiore differenza?

Il “superpotere” del bambino: il pensiero magico.

Il pensiero del bambino contiene quell’essenza di magia che gli permette di arrivare là dove l’aspetto conoscitivo puro non può giungere.

Là dove non calpestare i bordi della striscia pedonale gli permette di delineare l’ambiente che lo circonda e, nello stesso tempo, delineare i propri confini di corpo e presenza.

Là dove scienza, esperienza e competenze scientifiche si incontrano.

Là dove è ancora tutto da scrivere e Lui, il bambino, è protagonista, scrittore, autore.

Qualcosa che gli adulti, e l’Occidente in generale, hanno perso nel tempo. Qualcosa che potrebbe invece racchiudere la chiave per l’apertura di porte segrete, che portano verso giardini in cui riscoprire un vero incontro con l’altro.

Ecco, a questo punto come se ne esce?

Io direi che quello proposto da Beatrice Alemagna, nel suo Che cos’è un bambino, è un perfetto punto di partenza… e insieme punto a cui tendere in punta di piedi.

 

Un bambino ha piccole mani, piccoli

piedi e piccole orecchie, ma non per questo

ha idee piccole.

Le idee dei bambini a volte sono grandissime,

divertono i grandi, fanno loro spalancare

la bocca e dire “Ah!”.”

Beatrice Alemagna, Che cos’è un bambino

 

Rispetto.

Ascolto.

Amore.

Magia.

Possibilità.

Sospensione.

Attesa.

Tempo.

Sorpresa.

Condivisione.

Racconto.

Parole che danzano, creano scintille di pensiero e si allungano a creare possibilità.

Possibilità di comprendere anche quello che, di primo acchito, per noi adulti sarebbe davvero “assurdo”, senza senso.

Ed ecco che invece il senso emerge, senza fretta, un passo dopo l’altro.

Passo dopo passo.

Dopo passo.

Dopo passo.

 

 

Ecco, noi adulti dovremmo fare un passo indietro (e, a seconda dei casi, i passi possono essere 2, 10, 100, adattare alla propria situazione…), guardare al bambino reale che abbiamo di fronte, di fianco… un passo avanti a noi.

E quando arriviamo a questa consapevolezza non dobbiamo tenerla per noi come qualcosa di prezioso ma personale, cui siamo arrivati noi con tanta cura e attenzione.

Qui arriva il punto di svolta, di crescita e cambiamento reale.

Quando si raggiunge questo punto, proprio a questo punto, arriva la sfida.

Condivisione.

Parola d’ordine.

Condivisione.

Condividere e coinvolgere chiunque entri in relazione con noi rispetto la grandezza del pensiero bambino, non solo di quel pensiero che risponde alle nostre aspettative ma di quel pensiero che permette loro di essere in uno stato costante di co – costruzione della realtà in cui vivono.

 

Mi dici: è faticoso frequentare i bambini.

Hai ragione.

Aggiungi: perché bisogna mettersi al loro livello,

abbassarsi, scendere, piegarsi, farsi piccoli.

Ti sbagli.

Non è questo l’aspetto più faticoso.

E’ piuttosto il fatto di essere costretti

a elevarsi fino all’altezza dei loro sentimenti.

Di stiracchiarsi, allungarsi sulle punte dei piedi,

Per non ferirli.

Janusz Korczak

 

Bibliografia:

Che rabbia! Louison Nielman, Nathalie Janer, La Margherita

Stavo pensando di Sandol Stoddard, Topipittori

Il posto segreto, Susanna Mattiangeli, Felicita Sala, Lupoguido