Time out a scuola e al nido: è una modalità educativa efficace?

Educazione e sviluppo infantile, Nido, Scuola dell'Infanzia
Cos’è il time out a scuola e al nido – Percorsi Formativi 06

di Silvia Iaccarino, formatrice, psicomotricista, fondatrice di PF06

 

Indice dell’articolo

Cos’è il time out a scuola e al nido

Il time out a scuola e la regolazione delle emozioni

Le conseguenze del time out sui bambini in età 06

Il metodo educativo del time in

Cosa fare con i bambini in pratica: quattro passaggi chiave per accompagnarli al time in

Quando il time out è efficace

Time out o time in? Dipende dalle situazioni

Alcuni esempi di ricerche e studi a sfavore del time out

 

Nell’angolo della classe c’è una sedia. Isolata, senza un banco per disegnare, senza giochi intorno. È la sedia per pensare – chiamata anche sedia della riflessione –, lo strumento del time out a scuola ma, a volte, usata anche al nido.

Il termine inglese time out (o timeout, time-out) nel linguaggio sportivo indica il tempo della pausa, della sospensione; può essere anche tradotto con l’espressione fine del tempo disponibile, fine del gioco, tempo scaduto.

Nei contesti educativi, in particolare al Nido e alla Scuola dell’Infanzia, il time out assume un significato diverso. Si tratta sempre di una sospensione, di un tempo sospeso rispetto a quello del gioco o delle proposte educative, ma con sfumature controverse: i bambini e le bambine che sono nella fase di time out devono andare a sedersi su quella sedia per pensare. Sono invitati a restare là, soli e sole, a riflettere sui loro comportamenti.

Ma può un bambino, una bambina nella fascia 06 riflettere in autonomia sui suoi comportamenti?

In questo articolo (scritto nel giugno del 2017 e rivisitato di recente) vorremmo fare un affondo sulla tecnica del time out a scuola e al nido per capire se questa modalità educativa sia efficace o meno e quale alternativa possiamo proporre nei contesti 06.

Apriamo la riflessione con questa frase di M. Noziglia:

Chiunque si occupi a qualsiasi titolo di bambini piccoli, dovrebbe essere capace di svolgere per loro le funzioni emotive indispensabili per la loro crescita. Contenere le emozioni del bambino e modularle in modo tale che egli possa integrarle nel processo di strutturazione della sua personalità, senza dover ricorrere massicciamente a meccanismi di difesa o di fuga dalla sofferenza è uno dei compiti più importanti dell’educatore”.

 

Cos’è il time out a scuola e al nido

Proviamo a dare una definizione al termine time out a scuola.

È uno strumento disciplinare proposto dagli approcci educativi di tipo cognitivo-comportamentale che si è affermato negli ultimi anni come tecnica di controllo del comportamento dei bambini e delle bambine, portato alla ribalta anche da alcune trasmissioni televisive che hanno contribuito a diffonderlo su larga scala.

Il time out consiste nell’allontanare da una situazione il bambino, la bambina che si è comportato in modo inadeguato per un tempo pari a un minuto per ogni anno di età.

L’allontanamento prevede di solito che il bambino, la bambina si sieda in un luogo a parte, senza pari o adulti vicino, né attività o giochi a disposizione e gli si chiede di pensare a ciò che ha fatto.

Questa modalità disciplinare viene utilizzata tanto nelle strutture educative, quanto in famiglia da molti genitori.

Ora, una domanda a voce alta: la tecnica educativa del time out è davvero utile e rispettosa nei confronti del bambino, della bambina, soprattutto piccolo, piccola?

Quali sono i possibili risvolti sullo sviluppo emotivo?

 

Il time out a scuola e la regolazione delle emozioni

Negli ultimi anni il time out si è rivelato uno strumento efficace in particolare per il trattamento di bambini/e in età scolare con problematiche comportamentali di tipo oppositivo, provocatorio, aggressivo.

Ma se questa utilità risulta testata su bambini, bambine grandi con specifici disturbi del comportamento e in ambito terapeutico, differente è il discorso per quelli in età prescolare e in ambito scolastico: diversi autori evidenziano la scarsa utilità di questo mezzo educativo, ancora di più con i piccoli nella fascia 03 anni.

I bambini e le bambine che frequentano il Nido e la Scuola dell’Infanzia non hanno ancora sviluppato una sufficiente capacità di regolazione delle proprie emozioni in modo autonomo, soprattutto di quelle intense. Hanno bisogno dell’aiuto del caregiver, dell’educatrice, dell’educatore, dell’insegnante, del genitore che fornisca contenimento, rassicurazione, rispecchiamento emotivo.

Perché i bambini siano in grado di essere in contatto con il loro corpo e calmarsi, hanno bisogno di un ‘altro significativo’ – un genitore o un caregiver – che dia loro cure sensibili – li tenga, li conforti, rifletta e commenti ciò che accade loro – nei loro primi anni di vita.” dice M. Noziglia nel suo libro Sviluppo, apprendimento, elaborazione delle emozioni.

Se vengono invece separati dall’adulto, bambini e bambine restano privi dell’eteroregolazione o co-regolazione (regolazione dall’esterno) di cui hanno bisogno sul momento sia per calmarsi sia per imparare, nel tempo, l’autoregolazione.

Il time out al Nido, così come alla Scuola dell’Infanzia, può compromettere la capacità di regolazione nel lungo periodo, può generare una maggiore insicurezza e un aumento del livello di stress nell’immediato.

Perché anche bambini e bambine possono essere stressati, stressate.

 

Le conseguenze del time out sui bambini in età 06

Vediamo cosa emerge da alcuni importanti studi sul metodo educativo del time out.

Nelle ricerche dell’AAIMHI (Australian Association for Infant Mental Health Inc.)  leggiamo:

Le emozioni non regolate sono la causa dei comportamenti incontrollati; rispondere a questo tipo di comportamento vuol dire rispondere ai sottostanti bisogni emozionali del bambino.

Il modo più efficace a lungo termine di gestire tali comportamenti da parte dei caregivers è quello di comprendere come il bambino si sente e ciò che gli passa per la mente. A quel punto il genitore o colui che si prende cura del bambino può anticipare i problemi prima che sorgano, pianificando come prevenirli. Quando le emozioni intense si presentano, il caregiver può così mostrare al piccolo che esse possono essere capite e gestite”.

Queste righe evidenziano l’importanza della presenza dell’adulto nella fase di regolazione delle emozioni, argomento di cui parliamo spesso e che abbiamo a cuore.

I bambini, le bambine hanno bisogno di una figura di riferimento amorevole e attenta che aiuti ad attraversare le emozioni, a comprenderle e verbalizzarle.

Quali effetti può avere il metodo educativo del time out su bambini e bambine?

  1. Il time out a scuola utilizza l’allontanamento come modalità per affrontare i problemi ma non contribuisce a insegnare un metodo costruttivo per gestire le difficoltà.

 

  1. La tecnica del time out non prende in considerazione le capacità regolative di bambini e bambine piccoli/e. Quando lo proponiamo, ignoriamo la loro difficoltà nell’autoregolazione delle emozioni intense e la non volontarietà di molti comportamenti, dettati dall’immaturità del cervello e del sistema nervoso nel controllare gli impulsi e le emozioni.

 

  1. La sedia per pensare non tiene conto che i bambini e le bambine in età 03 (ma anche 06) non possiedono ancora le competenze cognitive per riflettere sulle proprie azioni e per loro non è possibile pensare a ciò che hanno fatto.

Il problema di questa procedura sta proprio nella tematica della ‘riflessione’: nessun bambino fino ai 6 anni ha la capacità di riflettere sul suo comportamento e di trarne conclusioni davvero efficaci per il futuro” (Daniele Novara).

 

  1. Il time out disconnette il bambino, la bambina, dalla relazione con l’adulto, disconnessione che può vivere come forma di punizione.

 

  1. Usare il time out significa non riconoscere la necessità della regolazione esterna da parte di adulti sensibili e responsivi per un corretto sviluppo emotivo. Il bambino piccolo, la bambina piccola, non può imparare l’autoregolazione da solo/a: l’intervento empatico dell’adulto è fondamentale.

 

  1. Il time out sfavorisce la comprensione delle motivazioni del bambino da parte dell’adulto. Educatrici, educatori, insegnanti e genitori non possono comprendere il bisogno celato dietro il comportamento e quindi non riescono ad agire un intervento educativo contingente adeguato.

 

  1. Il time out trasmette al bambino, alla bambina, il messaggio di essere sbagliato/a e di non essere accettato/a quando si comporta male. Questo aspetto può incidere sull’autostima.

 

  1. Il metodo educativo del time out non permette a bambini e bambine di canalizzare l’energia emozionale in forme adeguate, e sfavorisce l’apprendimento di modalità alternative di regolazione delle proprie emozioni e dei propri comportamenti.

Invece di isolarli, dovremmo dare loro l’opportunità di risolvere problemi, di prendere buone decisioni e di essere consolati quando vanno in crisi” (Daniel Siegel).

Anche la Goldschmied, educatrice e pedagogista britannica, afferma: “Chiunque abbia a che fare con il bambino deve capire che la punizione e l’isolamento non gli serviranno per raggiungere l’autocontrollo di cui ha bisogno”.

Per favorire l’autonomia nella regolazione delle emozioni e supportare bambini e bambine nelle fasi di sviluppo, è importante sostituire il time out con modalità educative alternative per la gestione dei comportamenti inadeguati dei bambini.

Uno di questi strumenti è il time in.

 

Il metodo educativo del time in

Cosa possiamo proporre noi adulti al posto del time out? Agire la tecnica opposta: il time in.

È molto semplice: si tratta di uno spazio allestito apposta per favorire la ripresa del controllo del bambino, della bambina.

Al Nido e alla Scuola dell’Infanzia può prendere la forma di un angolo morbido o un tavolino, con peluche, libri, giochi cognitivi (puzzle, chiodini, incastri, oggetti da classificare, seriare, ordinare), calming jar, pasta da manipolare, bolle di sapone, carta da ritagliare (a seconda dell’età dei bambini/e).

Bambini e bambine possono usare questo spazio per ritrovare la calma insieme all’adulto che funge da guida e da regolatore emotivo.

Il time in può diventare, nel tempo, un luogo di apprendimento: il bambino, la bambina lo utilizzerà in autonomia, su invito dell’educatrice, educatore o di sua iniziativa.

Il time in non ha alcuna sfumatura punitiva: è uno strumento educativo che serve al bambino, alla bambina per ritrovare la calma con i suoi tempi, accompagnato da un caregiver emotivamente ben regolato.

 

Cosa fare con i bambini in pratica: quattro passaggi chiave per accompagnarli al time in

 

  1. Manteniamo la calma e la presenza: siamo dei regolatori emotivi per il bambino, la bambina. Rispecchiamo le sue emozioni, verbalizziamo l’accaduto e mettiamo parole sui vissuti (mentalizzazione). Ecco un esempio: “Ti sei arrabbiato perché Giovanni ti ha preso la macchinina e tu non volevi. Non sapevi come dirglielo così l’hai morso”.

 

  1. Evidenziamo al bambino, alla bambina l’azione inadeguata e forniamo valide alternative di comportamento. Per esempio: “Non voglio che mordi, mordere fa male. Vedi che Giovanni piange? La prossima volta diglielo con le parole: ci sto giocando io”.

 

  1. Diamo speranza al bambino/a che, nel tempo, imparerà a gestire le sue emozioni. Diciamo: “Vedrai che un po’ per volta imparerai a non mordere più, nel frattempo ti aiuterò io”.

 

  1. Se necessario e/o gradito al bambino, alla bambina, l’adulto possiamo offrire un contatto fisico per aiutare a calmarsi; possiamo distanziarci dalla situazione insieme a lui/lei.

Possiamo poi, se necessario, invitare al time in. Ecco un esempio: “Luca, non puoi continuare a giocare ora, sei troppo agitato… Vieni, ci sediamo qui insieme e ci calmiamo, dopo torniamo a giocare”.

 

Quando il time out è efficace

Ci sono un paio di situazioni in cui il time out può risultare efficace.

Il time out può essere utile a noi adulti quando perdiamo la calma. In questi casi prendiamoci un momento di pausa e allontaniamoci dalla situazione, magari con il supporto di una, un collega.

La seconda situazione in cui può essere utile è quella dove il bambino/a è talmente scombussolato da non essere avvicinabile, rifiuta il contatto e l’interazione.

In questo caso l’adulto può esplicitare al bambino, alla bambina, che comprende le sue emozioni e che, quando passerà il momento di agitazione, potranno parlarne. Restiamo comunque nei paraggi e manteniamo la disponibilità a intervenire in modo attivo.

Appena il bambino si calma, l’educatrice, l’educatore, l’insegnante può prendere in braccio il bambino/a (se accetta) e riprendere l’interazione verbalizzando quanto accaduto, in modo da aiutare a rielaborare e integrare l’esperienza.

 

Time out o time in? Dipende dalle situazioni

È importante che l’adulto svolga un efficace ruolo di regolazione delle emozioni dei bambini, e delle bambine. Nella fascia di età 06 hanno ancora una scarsa capacità autoregolativa ed è nostro compito intervenire attivamente per supportarli/le nel gestire le diverse situazioni.

Evitiamo i giudizi e aiutiamo loro a calmarsi con:

  • il contatto fisico, potente calmante naturale che favorisce la produzione di ormoni come ossitocina, oppioidi ed endorfine, messi in circolo nel sistema nervoso,
  • il rispecchiamento emotivo,
  • con il time in.

Quando invece siamo noi adulti a perdere la calma, prendiamo un momento di time out e chiediamo il sostegno di un’altra persona, anche perché in tale stato emotivo è difficile riuscire a quietare il bambino, la bambina in quanto le emozioni sono contagiose.

Il time out può risultare utile, in extremis, quando il bambino/a prova un’emozione di forte intensità e diventa inavvicinabile.

Lasciamo che esprima ciò che sente, allontaniamoci ma confermiamo la nostra disponibilità per consentirgli di recuperare con i suoi tempi e modi.

Lasciando che un bambino viva le difficoltà legate a queste esperienze gli offriamo l’opportunità di imparare a tollerare il suo disagio emozionale. Lasciando che provi ciò che prova supportandolo e facendogli sapere che capiamo quanto sia duro, per esempio, non ottenere ciò che vuole, si fa la cosa più positiva e utile per lui in quel momento” (Daniel Siegel).

A prescindere dalla situazione iniziale, quando tutte e tutti hanno ritrovato la calma ricordiamoci di verbalizzare e mettere parole sull’accaduto per favorire l’integrazione dell’evento.

Se i genitori (gli adulti nda) non aiutano i bambini a tradurre in parole i loro sentimenti o, peggio ancora, li ignorano, questi non saranno in grado di sviluppare un’adeguata capacità di accettare i propri stati mentali negativi, finendo per negarli o per cercare sempre più conferme all’esterno” (Daniel Siegel).

Ecco, impariamo a essere traduttrici, traduttori di stati emotivi. Evitiamo il più possibile di usare la sedia per pensare come metodo educativo: costruiamo uno spazio per il time in e doniamo a bambini e bambine la nostra presenza.

 

 

Alcuni esempi di ricerche e studi a sfavore del time out

Ecco alcuni esempi: nel libro “La sfida della disciplina. Governare il caos per favorire lo sviluppo del bambino”, ed. Cortina, Milano, 2015, D. Siegel e T. Payne Bryson (pag. 42-49) sconsigliano l’uso del time out come strumento educativo.

Anche l’AAIHMI è contraria al time out per i bambini in età 03 e ha pubblicato sul proprio sito una dichiarazione in merito.

In Italia, D. Novara nel suo “Urlare non serve a nulla” (ed. BUR, Milano, 2014) si schiera a sua volta a sfavore di questo strumento per i bambini e le bambine in età prescolare (pag. 77).

Sul sito dell’organizzazione Zero to Three viene riportato un articolo dove è evidenziata l’importanza di non usare il time out in modo punitivo ma, eventualmente, come risorsa quando l’adulto non riesce a mantenere la calma e/o quando il bambino, la bambina vive un’emozione così intensa per cui è importante lasciargli/le tempo affinché  possa ridurre la forza dello stato emotivo.

 

Bibliografia sul time out e il time in

Noziglia, “Sviluppo, apprendimento, elaborazione delle emozioni. I problemi e i disturbi dei bambini di oggi: una ricerca in alcuni nidi e scuole materne milanesi”, ed. Junior, Bergamo, 2003

M.L. Bomber, “Feriti dentro. Strumenti a sostegno dei bambini con difficoltà di attaccamento a scuola”, ed. Franco Angeli, Milano, 2012

Traduzione a mia cura da https://aaimhi.sslsvc.com/key-issues/position-statements-and-guidelines/AAIMHI-Position-paper-3-Time-out.pdf

Liberamente adattato da https://aaimhi.sslsvc.com/key-issues/position-statements-and-guidelines/AAIMHI-Position-paper-3-Time-out.pdf

Novara, “Urlare non serve a nulla” ed. BUR, Milano, 2014

Siegel e T. Payne Bryson , “La sfida della disciplina. Governare il caos per favorire lo sviluppo del bambino”, ed. Cortina, Milano, 2015

In “Persone da 0 a 3 anni” ed. Junior, Bergamo, 1996

 

Qualche suggerimento di lettura…

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