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di Silvia Iaccarino

 

 

E’ arrivata la bella stagione, finalmente, e se da un lato ne siamo tutti molto felici, spesso per i genitori dei bambini che a settembre inizieranno la scuola dell’infanzia inizia…l’incubo “spannolinamento”!! 😉

Mamme (soprattutto) e papà vanno in ansia perché il bambino, entro l’inizio della scuola, deve liberarsi del pannolino, e gli educatori del nido vanno in ansia…per l’ansia dei genitori!

Inizia un periodo difficile, aggravato dall’abitudine a fare paragoni, molto frequente nei genitori di oggi: “Il figlio della mia amica Luisa ha già tolto il pannolino, ed è più piccolo del mio bambino…aiuto!”,Siamo già ad agosto, tutti i figli dei nostri amici sono senza pannolino e il nostro invece no, cosa non funziona?” etc etc.

Ma, come dice T. B. Brazelton: “Solo il bambino può decidere quando è arrivato il momento di usare il vasino per fare i suoi bisogni. Ogni pressione che i genitori possono ricevere dai nonni, dall’asilo nido o da amici prodighi di consigli deve essere ignorata.[1]

E ancora: “Quando i genitori non sanno aspettare, e impongono[2] l’abitudine all’uso del vasino come loro idea, il bambino sentirà questa scelta come intrusione[3]. Ciò potrebbe comportare un rallentamento nell’apprendimento all’uso del vasino stesso, quando non un blocco che potrebbe portare al trattenimento, più frequentemente delle feci, con conseguente stitichezza e ulteriore difficoltà nel passaggio alla nuova autonomia.

Tra l’altro, un aspetto non sempre tenuto in debito conto, riguarda la maturazione fisiologica necessaria al controllo sfinterico:  finché  il bambino non percepisce lo stimolo, non è pronto ad acquisire l’autonomia in questo ambito.

Tale maturazione è assolutamente soggettiva, dipende quindi da bambino a bambino, e non è questione di volontà o di intelligenza. Semplicemente, ognuno coi suoi tempi, ad un certo punto accade e ciò consente al bambino di acquisire la padronanza degli stimoli (generalmente dopo i 18/24 mesi e l’età media di passaggio al water è di 28/30 mesi circa).

E infatti, quando il piccolo è pronto, in primis sul piano fisiologico, lo “spannolinamento” avviene in modo piuttosto semplice, senza un grande sforzo e abbastanza rapidamente.

Altri fattori importanti per il passaggio al vasino, oltre alla fondamentale maturazione fisiologica, sono: lo sviluppo del linguaggio, il desiderio di imitare i grandi, l’acquisizione del senso di pulito/sporco e di asciutto/bagnato da parte del bambino,  la diminuzione del negativismo, la capacità di interrompere il gioco (o altro) per recarsi al bagno in tempo utile.

Quanto esposto finora, però, non comporta una passività da parte dei genitori, per cui tutto è in mano al bambino e l’adulto deve solo aspettare la sua maturazione e la sua decisione a depositare i propri bisogni nel vasino o nel water!

Pur nel rispetto dei bambino[4] e dei suoi tempi, mamme e papà sono tenuti ad agire in modo attivo, orientando e guidando il proprio piccolo verso l’autonomia sfinterica, tenendo presente che “l’abbandono del pannolino è innanzitutto una questione di comunicazione con il bambino: quanto più è forte la comunicazione che si è instaurata con lui, tanto più facile e veloce sarà renderlo indipendente dal pannolino[5]. Ciò significa che il proprio ruolo di orientamento e guida sarà tanto più efficace quanto più la relazione col proprio figlio è solida e basata su fiducia, responsività, ascolto, autorevolezza.

Pertanto, sicuramente i genitori hanno bisogno di ascoltare i bambini e  di osservarne i segnali di maggiore o minore prontezza rispetto al passaggio al vasino, ma senza fermarsi qui, lasciando tutta la responsabilità in mano al bambino. Una volta notati gli indicatori di maturazione fisiologica, sarà compito di mamme e papà quello di indirizzare i figli verso questa nuova conquista.

 

Quali sono, quindi, i segnali a cui prestare attenzione?

 

  • Sul piano dello sviluppo fisico, va osservata la frequenza con cui il bambino orina. Infatti, quando la pipì diventa più sporadica nell’arco della giornata, potrebbe essere arrivato il momento. Da notare, anche, se il bambino è asciutto dopo il riposino del pomeriggio.

 

  • Sul piano cognitivo, un segnale importante riguarda il fatto che il bambino si accorga e sia consapevole di urinare e defecare ed inizi a comunicarcelo, ovvero è da notare quando, ad un certo punto, inizia a dirci (con linguaggio verbale e/o non verbale) che sta facendo, o ha appena fatto, pipì o cacca. Questo è un segno forte di avvicinamento all’autonomia, ancora più marcato ed evidente quando il bambino comunica che sta per farla: noi potremo quindi accompagnarlo subito in bagno.

 

  • Sul piano emotivo, il bambino deve sentirsi pronto ad un importante passaggio di crescita e di conquista dell’autonomia. Alcuni bambini, infatti, faticano a togliere il pannolino sia perché, da un lato, sono abituati ad esso e temono il cambiamento (tanto che questo diventa come una copertina di Linus), sia perché hanno paura di crescere e diventare “grandi”, temendo di perdere le attenzioni e la vicinanza di mamme e papà[6].

 

Altro punto importante: quando iniziare? Per avviarsi all’uso del vasino è importante considerare la maturazione fisiologica di cui abbiamo già detto. Mediamente gli studi evidenziano che i piccoli sono “maturi” intorno ai due anni, ma ogni bambino è un soggetto diverso, per cui troviamo anche chi è già pronto prima dell’anno e mezzo. In ogni modo, entro i 4 anni pressoché tutti i bambini raggiungono l’autonomia sfinterica.

Da tenere presente che rispettare i tempi del bambino significa essere attenti ai SUOI segnali, evitando di procrastinare il momento del passaggio per la nostra comodità nell’uso del pannolino. Infatti, oggi le ricerche evidenziano un aumento di problemi di enuresi ed encopresi derivanti da un transito tardivo al vasino: ovvero i segnali di prontezza del bambino non vengono colti e si prosegue col pannolino, quando lui sarebbe già disponibile per la nuova conquista.

Anche prima che il bambino sia pronto secondo i 3 punti citati sopra, i genitori possono avviarlo all’uso del vasino, senza forzature né pressioni, invitandolo a sedervisi sopra per “fare come i grandi”, senza rimandare troppo in là nel tempo questa fase.

 

Nella seconda parte dell’articolo, vedremo come avviarci a questo importante passaggio di crescita.

 

CONTINUA

 

 

[1] T.B. Brazelton, “Il bambino da 0 a 3 anni“, Ed. Fabbri

 

[2] il grassetto è mio

 

[3] T.B. Brazelton, op. cit.

[4] in questa sede non intendiamo trattare l’argomento in modo approfondito, ma un aspetto di cui tenere conto durante il passaggio al vasino è quello del temperamento del bambino. Infatti, un bambino sensibile con più probabilità potrebbe fare fatica in questa fase, data la sua difficoltà a gestire le novità e le nuove sensazioni corporee connesse (vedi qui)

 

[5] E. Dal Prà, “Via il pannolino“, ed. Il Leone Verde

 

[6] non dimentichiamo che il momento del cambio è spesso un momento di intimità, contatto fisico e psicologico tra l’adulto e il bambino