di Carola Castoldi, educatrice professionale presso Scuola dell’infanzia Maria Bambina di Lissone, specializzata in Pedagogia dell’Infanzia, Pedagogia Clinica e Pedagogia dello Sport

 

Pensare alla propria immagine di bambino. Pensare ai servizi educativi e dare forma al proprio punto di vista in modo che si possa veicolare un messaggio. 

Un messaggio che faccia spazio ai bambini, alle loro idee, al loro essere “persone giovani” ma esperte. Esperte perché il verbo “esperire” ci parla di loro, che fanno prove e tentativi, che interpretano, che sperimentano. 

E gli adulti? Gli adulti come si posizionano in relazione a questo bambino? Come lo guardano? 

“Come lo guardi tu un bambino?” Io lo guardo così. È solo quando inizi a vedere così lontano che puoi coltivare questo s-guardo fiducioso.

 

Guardare oltre, guardare lontano,

Significa prendere i bambini per mano.

Significa “resta” ma non mi tirare

Significa a volte fermarsi a “non fare”.

Significa far spazio ai loro pensieri 

Significa esserci e mostrare che “vedi”.

Significa aprirsi all’inaspettato

Significa stupirsi fino a perdere il fiato.

Significa esserci ma a volte anche “troppo”

Significa dare valore all’intoppo.

Significa fermarsi e saper aspettare

significa, spesso, lo sguardo allenare.

Pare non servano grandi insegnamenti, 

Basta solo fare spazio ai loro spontanei apprendimenti.

 

** “Sguardare: per sguardare non bastano gli occhi. Sguardare significa chiudere gli occhi e aprire lo sguardo. Aprirlo attraverso le emozioni, e cercare bellezza, quella bellezza che spesso col solo guardare può sfuggire. Sguardare significa coglierla, riconoscerla e fermarla anche dopo che è volata via. Mantenendo dentro di se’ le sensazioni che suscita per trasmetterle.” (Ilenia Schioppetti)