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di Silvia Iaccarino

 

 

Dopo aver esplorato in cosa consiste l’integrazione sensoriale ed aver visto quali segnali potrebbero essere importanti da notare, vediamo ora in che modo si possono sostenere i bambini che si trovano alle prese con le sfide della sensorialità.

 

Cosa fare a casa e nelle strutture educative per supportare il bambino con scarsa integrazione sensoriale?

Innanzitutto è importante dire che il bambino è inconsapevole della sua difficoltà. O meglio, si rende conto, ad un certo punto, di essere diverso dagli altri (e quindi è fondamentale lavorare per sviluppare una buona autostima) ma non riesce a comprendere cosa gli succede, in quanto “il problema è nei processi mentali che sono oltre la coscienza e il controllo[1]. Pertanto, è inutile che l’adulto intervenga parlando al bambino e spiegandogli che deve stare più attento, controllare il suo corpo, stare seduto, etc. in quanto egli non ha la possibilità di governare tali suoi comportamenti in modo volontario.

Ciò che serve, è che il bambino faccia esperienza di situazioni che possono aiutarlo a organizzare meglio il proprio cervello e che quindi, oltre ad un intervento specialistico, egli possa avere molto tempo per giocare in maniera libera con a disposizione materiali diversi che gli consentano di scegliere ciò di cui, istintivamente, sente il bisogno per integrare al meglio il suo cervello. In tal senso, sarà importante favorire il gioco all’aria aperta, con la disponibilità di stimolazioni  vestibolari e propriocettive (girello, scivolo, altalena, etc. in particolare per i bambini iposensibili). Nel caso dei bambini ipersensibili, al contrario, si tratterà di accompagnarli gradualmente a investire il proprio corpo ed il proprio movimento in giochi che stimolino il sistema vestibolare e quello propriocettivo per rinforzarli.

E’, inoltre, fondamentale che gli adulti di riferimento tengano conto della particolare sensibilità sensoriale del bambino e agiscano di conseguenza: “i caregiver che sono in sintonia con i pattern comportamentali del bambino possono migliorare le sue difficoltà di regolazione. Al contrario, difficili incontri tra le risposte costituzionali del bambino allo stimolo sensoriale e i pattern del caregiver possono intensificare le difficoltà di regolazione[2].

Gli adulti di riferimento, sia nei contesti educativi che familiari, possono attivare diverse strategie di supporto al bambino che manifesta difficoltà nell’integrazione sensoriale, adattando quanto segue al contesto stesso[3], tenendo presente che ogni bambino è diverso dall’altro e che l’osservazione  è molto importante per capire quali sono gli stimoli che il bambino patisce di più, da un lato, e quali regge meglio dall’altro, in modo da decidere quale intervento educativo può essere più utile. In particolare:

– dare tempo per approcciare nuove attività o nuovi compiti, permettendo di modulare il proprio ritmo e di esplorare autonomamente la novità;

– preparare individualmente il bambino ai cambiamenti, spiegandogli cosa accadrà in modo chiaro e concreto e, dove possibile, mostrargli in anteprima, ad esempio, nuovi luoghi dove ci si recherà per la prima volta (visitare la nuova scuola, la nuova casa dove si andrà a vivere, un nuovo parchetto, etc);

– affiancare il bambino in un nuovo compito, mostrandogli prima come si fa e, se necessario, facendolo insieme;

– spezzettare le consegne in singoli step, in modo da evitare il sovraccarico di informazioni. Per esempio: “prendi la tovaglietta………ok ora mettila sul tavolo……….bene, prendi il bicchiere………appoggialo sulla tovaglietta….” etc. Se necessario, mostrare prima l’azione al bambino;

– permettere al bambino di arrampicarsi in luoghi adatti e sicuri affinché abbia maggiore dimestichezza col il suo corpo ed il controllo dello stesso;

– se il bambino è ipersensibile al tatto, può essere utile evitare tocchi leggeri e solleticanti, preferendo piuttosto pressioni costanti e precise, fatte col palmo della mano anziché con la punta delle dita. Quando è necessario spostarsi in fila, meglio se il bambino apre o chiude la fila stessa. Quando si è insieme in cerchio, può essere facilitante che il bambino sia seduto dietro agli altri piuttosto che in mezzo ai compagni;

– essere attenti alle situazioni tattili che infastidiscono il bambino (vestiti, texture, ambienti troppo affollati) e cercare dove possibile di evitare gli stimoli per lui fastidiosi;

– giochi di forza, salti, portare pesi, sono stimoli che aiutano ad organizzare la sensibilità al tatto, pertanto favorire attività dove va messa in gioco la forza fisica può essere molto utile;

– ricordare che il bambino ipersensibile al tatto può davvero percepire come doloroso uno stimolo a nostro parere insignificante: sarà importante quindi rispettare il suo sentire. Inoltre, tenere conto che, sempre a causa di tale ipersensibilità, egli potrebbe non gradire il contatto fisico: non prenderla sul personale e avvisare gli altri adulti che si occupano del piccolo di tale situazione in modo che non ne restino delusi;

– leggere coi bambini libri che stimolino la ricerca di oggetti in modo da allenare la percezione visiva;

– proporre attività di motricità fine che stimolino la coordinazione oculo-manuale;

– fare attenzione alla quantità di stimoli visivi ed uditivi a cui il bambino è esposto e moderarli dove possibile;

– nel caso di una particolare sensibilità uditiva, può essere utile trasmettere le consegne cantandole affinché vengano percepite con maggiore facilità;

– ascoltare musica rilassante;

– proporre attività di manipolazione;  giochi con l’acqua (tiepida o fredda a seconda che si voglia rilassare o stimolare); attività con la sabbia; con elementi profumati (per esempio lavanda per rilassare o menta per attivare); attività che prevedono il soffiare (bolle di sapone, giochi con le cannucce) in quanto favoriscono una respirazione profonda, con effetto calmante; attività cognitive come puzzle, seriazione, classificazione, etc; fornire al bambino una pallina anti-stress da manipolare;

– avvisare individualmente  il bambino rispetto ad un cambio di programma, della fine imminente di una attività, di un cambiamento di spazio, accompagnandolo a terminare quanto sta facendo, eventualmente concedendo un tempo supplementare affinché possa organizzare le informazioni ed attivarsi in modo congruente. Può essere utile permettere al bambino di tenere con sé un oggetto del cuore in queste situazioni;

– creare setting sensorialmente adeguati alle esigenze del bambino, tenendo quindi conto se è iper o iposensibile ed adattando l’ambiente di conseguenza potenziando o depotenziando alcuni stimoli.[4] E’ importante anche essere attenti a quanti canali sensoriali vengono stimolati contemporaneamente: con alcuni bambini parlare loro, guardarli negli occhi e toccarli è troppo. Si tratterà di usare quindi un canale alla volta per arrivare, nel tempo, ad aggiungerne altri;

– sostenere lo sviluppo emotivo del bambino, rispecchiando le sue emozioni ed aiutandolo a comprendere ciò che gli accade e come si sente;

– favorire lo sviluppo di una buona autostima responsabilizzando il bambino e valorizzando ciò che sa fare, anche usando la lode descrittiva;

– evitare castighi e punizioni: i comportamenti inappropriati del bambino non sono provocazioni, sfide, manipolazioni ma lui è davvero in difficoltà;

– imparare  a leggere i segnali non verbali che indicano quando il bambino sta facendo fatica a orientarsi in una situazione ed a gestirla, in modo da aiutarlo a calmarsi nei modi più utili per lui. Viceversa, se si nota che il bambino è sotto-stimolato in un dato momento, sarà utile attivarsi proponendogli attività adeguate;

– nelle strutture educative consentire al bambino di trascorrere del tempo per conto proprio, senza doversi implicare nella relazione con gli altri e prevedere tempo per interventi individualizzati;

– preferire il gioco all’aria aperta; il gioco con materiali destrutturati, poveri, di recupero, naturali, in modo che il bambino riceva una adeguata stimolazione sensoriale, cognitiva ed emotiva;

– una volta osservato il bambino e compreso quali stimoli sono più utili per lui, prevedere giornalmente adeguate proposte che possano aiutarlo a restare in una soglia di stimolazione sensoriale confortevole. Nelle strutture educative, è importante confrontarsi con i genitori, scambiare le proprie osservazioni, coordinarsi e collaborare per favorire lo sviluppo del bambino.

 

Queste sono solo alcune indicazioni che, ovviamente, non si sostituiscono ad un intervento specialistico, fondamentale in queste situazioni.

Spero che questo articolo possa essere di aiuto a genitori, educatori, insegnanti ed a chiunque si occupi di educazione in quanto può capitare di incontrare bambini che faticano con l’integrazione sensoriale i quali, se non sono compresi nella loro difficoltà, possono essere facilmente etichettati come “aggressivi” o “inibiti”, “lamentosi”, “piagnucoloni”, etc.. Tale stigmatizzazione potrebbe attivare interventi educativi che metterebbero i bambini ancora più in difficoltà anziché supportarli e sostenerli nel far fronte alle loro caratteristiche costituzionali ed indirizzarli agli specialisti in grado di aiutarli.

Per chi volesse approfondire l’argomento, suggerisco i libri in bibliografia, soprattutto quello della Ayres, a mio avviso un must per chi lavora con i bambini.

 

BIBLIOGRAFIA

Ayres A.J., Il bambino e l’integrazione sensoriale, ed. Giovanni Fioriti, Roma, 2012

 

CD:0-3R  1° revisione. Classificazione diagnostica della salute mentale e dei disturbi di sviluppo nell’infanzia, ed. Giovanni Fioriti, Roma, 2008

 

Sher B., Primi giochi per lo sviluppo sociale e le abilità motorie dei bambini autistici e con disturbi sensoriali, ed. Armando, Roma, 2011

 

 

 

 

 

 

[1] Ayres A.J., Il bambino e l’integrazione sensoriale, ed. Giovanni Fioriti, Roma, 2012

[2] CD: 0-3R 1° revisione, ed. Giovanni Fioriti, Roma, 2008

[3] si tratta di strategie EDUCATIVE e NON terapeutiche. L’intervento terapeutico di uno specialista è basilare a seguito di un processo valutativo ad opera di un professionista (neuropsichiatra infantile)

[4] talvolta nei servizi educativi sono presenti spazi e materiali che risultano eccessivamente stimolanti: molti colori, tanti oggetti, spazi troppo pieni. E’ utile (non solo per i bambini con scarsa integrazione sensoriale) che lo spazio sia ordinato, semplice, lineare, armonico, con colori neutri e materiali in giusta quantità, possibilmente naturali, poveri, di recupero.