di Anna Gatti, pedagogista e formatrice

 

Il coordinamento di un servizio educativo della prima infanzia (ma non solo) ha a che fare con due componenti che non possono essere scisse tra di loro ma su cui è necessario fare chiarezza.

Da una parte il coordinamento è chiamato a presidiare i vincoli organizzativi che permettono di “far funzionare la macchina” del servizio stesso: quante ore di apertura, quanti bambini presenti, il rapporto educatore o insegnante per sezione, la normativa da seguire e mille altre piccole e grandi questioni che diventano la dimensione concreta del lavoro del coordinatore.

Sono e diventano concretezza perché sono vincoli e in quanto vincoli vanno presidiati, vanno tenuti così come sono.

Tendenzialmente la dimensione del vincolo appare al coordinatore come un obbligo, e per certi versi lo è, ma il vincolo è anche ciò che permette all’esperienza di accadere, è ciò che innesca la possibilità che quel dato servizio esista e “si muova”.

Le possibilità di azione nascono infatti a partire dai vincoli che il servizio ha in sè ma anche le possibilità di azione, le scelte di cosa fare e come fare educazione in quel servizio, all’interno di quella organizzazione, in quel territorio, hanno a che fare con la seconda parte del ruolo del coordinamento in un servizio educativo: la dimensione pedagogica.

Essendo la pedagogia lo studio di cosa si vuole insegnare e come lo si fa e la ricerca di cosa si vorrebbe insegnare e di come lo si può fare, nel caso del coordinamento di un servizio educativo ha a che fare fortemente con le dimensioni che permettono al servizio stesso di esistere (i vincoli).

Anche chi si dice essere un coordinatore non pedagogico ma solo organizzativo, non sta dicendo una cosa possibile: in un servizio educativo (e la scuola è a tutti gli effetti un servizio educativo) qualsiasi scelta organizzativa ha in sè un risvolto pedagogico. Dall’altra parte, più complesso, ma possibile, pensare alle direzioni che si vogliono perseguire e capire come poterle rendere operativamente, concretamente, possibili.

Dunque, l’organizzazione di un servizio e la dimensione pedagogica vanno a braccetto, sono interdipendenti, intrinsecamente correlate, impossibili da separare. Ciò che fa la differenza è la consapevolezza che questi due piani coesistono sempre e che ciò che si organizza avrà un risvolto pedagogico, e, specularmente, che ciò che penso sia importante insegnare deve essere reso possibile da una dimensione organizzativa che permetta la sua realizzazione.

Tenere il centro d’equilibrio tra le due dimensioni non è semplice perché le questioni in gioco sono molteplici e variegate, perché è un ruolo tendenzialmente solitario, perché chiede al professionista che si occupa del coordinamento il presidio di una posizione che non è molto ben definita.

Al netto di tutte le varianti, la formazione e il confronto (che riesca ad andare oltre la condivisione della fatica) sono le possibilità che abbiamo per far crescere il prezioso, delicato e centrale lavoro del coordinatore nei servizi educativi.

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