di Ilenia Schioppetti, docente di PF06, gruppo di studio sul Loose parts play di PF06, titolare del nido in famiglia La casetta delle favole, Venezia

 

Cosa ne potrei fare di questo?

E’ una domanda che ci sentiamo porre spesso e che spesso ci poniamo quando ci troviamo davanti a del materiale inconsueto ma che cattura la nostra attenzione e che vorremmo quindi proporre ai bambini.

Loose parts.

Ormai è una parola entrata nel nostro vocabolario.

Ho scelto di scrivervi però, perchè sento il bisogno di chiarire la “cifra”, l’approccio, che Percorsi Formativi 06 abbraccia rispetto alle loose parts e il materiale destrutturato: per noi non è solo una questione di materiale ma è un discorso molto più ampio e profondo che va esteso a spazi, sguardi, pensieri, azioni di educatori, bambini e bambine.

Non si tratta di utilizzare del materiale non convenzionale nello stesso modo in cui utilizzeremmo quello strutturato. Altrimenti, che sia una cosa o l’altra non ci sarà differenza.

Si tratta, invece, di riuscire a leggere delle potenzialità nei materiali che offrono ai bambini e alle bambine di diventare protagonisti del loro agire. La lettura non spetta solo a noi, ma anche e soprattutto a loro.

Per questo, le loose parts sono importanti. Proprio perché non avendo già un loro ruolo prestabilito si prestano a diventare quello di cui ognuno può avere bisogno.

Se decidiamo di trasformare dei pezzi sciolti in materiale strutturato allora non possiamo più parlare di loose parts. E dobbiamo abbandonare il pensiero della destrutturazione.

Certo, la destrutturazione non è una cosa facile, e nemmeno scontata. E’ un percorso che si può fare a piccoli passi e in modo inizialmente tarato sulle nostre personali situazioni.

Prevede una rottura di schemi e strutture, che in primis, a mio avviso, ancora prima del materiale, è quella dei ruoli.

L’educatore e i bambini, quando si tratta di materiale destrutturato, hanno la stessa voce in capitolo, anzi, spesso i ruoli vengono capovolti e i maestri diventano loro, perché mentre noi adulti abbiamo sempre bisogno di vedere una fine nell’infinito, loro riescono a fare dell’infinito uno stile di vita.

Mi chiedo quindi perché far arrivare alla fine della loro vita dei pezzi così preziosi come, ad esempio, i materiali di recupero, che si prestano ad infinite possibilità? Perché farli diventare una sola cosa quando possono essere tutto? Perché metterli dentro un confine quando invece possono continuare a sconfinare?

Il mio consiglio è sempre lo stesso. Lasciate a disposizione dei bambini il materiale. Saranno loro a decidere come utilizzarlo.

Noi teniamo vivo il nostro ruolo di osservatori, almeno inizialmente per poi successivamente, se necessario, renderci disponibili come collaboratori o perché no, qualche volta provocatori.

Ma mai, mai, mai dobbiamo sostituirci a priori al loro pensiero, mai.

E le loose parts in sè contengono proprio questo segreto. Essendo materiali inusuali nessuno di noi saprà in che modo verranno utilizzati dai bambini, e loro ne faranno degli usi che ci lasceranno senza parole.

Perché privarci di tanta bellezza? Perché privare loro di tanta bellezza?

Una cosa che dico spesso è che le loose parts sono di tutti e per tutti, e che ci costringono a scendere… a passare dal ruolo di educatore verticale a cui siamo abituati (che prepara la strada per i bambini, presenta il materiale, lo modella, lo crea, lo struttura, cerca di far rispondere i bambini alle sue aspettative) al ruolo di educatore orizzontale, quello che lavora occhi negli occhi, col naso al pavimento. Quello che offre il materiale così come è, senza aspettative o con la voglia di vedere come i bambini le disattendono. Con la voglia di stupirsi, di meravigliarsi, con la voglia di imparare dai bambini nuove azioni, gesti, sguardi. Quello che accoglie l’imprevisto.

Sempre lì, con il naso al pavimento. Un passo indietro.

Credo che in larga parte la fatica sia proprio legata al ruolo dell’adulto, se vogliamo anche al timore di ‘non servire a niente’, come se essere dei validi registi e degli educatori ‘orizzontali’ non avesse abbastanza valore, non dimostrasse a sufficienza, in primis alle famiglie, il valore del lavoro educativo. Per questo, anche, in PF06 puntiamo tanto alla qualità della documentazione, perché sia possibile, tra le altre cose, restituire il valore del lavoro sia dei bambini che il nostro, per accompagnare a leggere e comprendere quanto sia potente questo materiale per il percorso di crescita dei bambini e delle bambine e necessario un cambio di sguardo per scorgere le infinite potenzialità e sfumature delle loose parts e della ‘destrutturazione’.” Cit. Silvia Iaccarino

Un consiglio che posso darvi quando vi capitano questi oggetti un po’ inconsueti fra le mani, e vi chiedete in cosa trasformarli: bendatevi!  Sedetevi comode e iniziate ad esplorarli, con le mani, con i piedi, con il naso, con la lingua. Ad occhi chiusi. Sarà facile provare delle sensazioni che forse ci libereranno dalla voglia di dare sempre un nome e un ruolo alle cose, trasformandole in qualcosa d’altro. Le cose non vanno trasformate. Vanno prese per quello che sono perché la preziosità risiede proprio lì. Nell’unicità, nell’inadeguatezza, nella diversità, nell’insensatezza a volte, nell’inconsuetudine. Proviamo a dare il materiale ai bambini: loro ci indicheranno la strada da seguire. Questo se vogliamo parlare di loose parts e destrutturazione.

Se poi l’idea è di utilizzarlo per fare altro va benissimo, ma allora dobbiamo essere consapevoli di non abitare il territorio, in quel momento, delle loose parts e della destrutturazione.

 

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