di Camilla Cardente, arteterapeuta

 

Esercitare attivamente la creatività è un aspetto fondamentale per educatori, educatrici, insegnanti, pedagogisti e per tutte le figure che abitano lo spazio educativo; non soltanto perché, attraverso la pratica, possono conoscere materiali, tecniche e idee da utilizzare nel lavoro con i bambini, ma soprattutto per nutrire quello che la psicoanalista junghiana Clarissa Pinkola Estés chiama “il fiume che scorre sotto al fiume”. Per l’autrice la creatività rappresenta infatti “il bene più prezioso (…), perché dona all’esterno e nutre all’interno a ogni livello: psichico, spirituale, mentale, emotivo.”1

Fin dall’antichità l’arte ha avuto un ruolo significativo nelle pratiche di guarigione e negli ultimi anni sempre più ricerche scientifiche hanno confermato l’importanza della creatività non solo per migliorare lo sviluppo cerebrale ed emotivo ma, in generale, per la promozione della salute e del benessere psicofisico 2.

L’impulso creativo in quanto espressione diretta, immediata, spontanea ed istintiva permette di rivelarci a noi stessi e agli altri attraverso di-segni, forme, colori e simboli. Edith Kramer (1971), pioniera dell’arteterapia, riteneva il processo artistico un vero e proprio mezzo di cura, uno strumento capace di creare una “zona di vita simbolica”, in cui è possibile entrare in contatto con le nostre emozioni, superare i conflitti, dare ordine al caos e trarre piacere.

Fare arte fa bene, a più livelli, e rende felici. Bruno Munari lo diceva a proposito dei bambini 3 ma, per la mia esperienza, questo vale anche per gli adulti. Perché essere creativi non significa soltanto apprendere conoscenze, ampliare la capacità di problem solving, allenare il pensiero divergente e laterale, migliorare la comunicazione e affinare l’intuito. Essere creativi vuol dire essere in pieno contatto con la dimensione vitale e palpitante dell’esistenza. Inoltre, l’impulso creativo è qualcosa che appartiene a tutti perché “è un bisogno umano fondamentale, un tratto della nostra specie altrettanto naturale quanto il linguaggio, l’interazione sociale, il sesso e l’aggressività.” 4

Se è vero che tutti nasciamo naturalmente creativi, è importante sottolineare quanto molte persone non ne siano consapevoli o credano di non esserlo e, per questo, difficilmente si dedicano ad esperienze artistiche. Le ragioni di questa falsa credenza sono spesso legate alla famiglia o alle figure di riferimento nell’infanzia, che non hanno saputo offrire esperienze e spazi nutrienti per sostenere la loro creatività. In ambito scolastico ancora oggi, purtroppo, si vedono insegnanti limitare la spontanea attitudine artistica dei bambini attraverso schede da colorare, giudizi di forma o istruzioni da e-seguire per l’ennesimo lavoretto che gratifichi i genitori, anche se puntualmente finirà in uno scatolone impolverato e dimenticato.

Questo accade perché la scuola, in molti casi, impone modelli prestazionali e di giudizio che inibiscono e allontanano i bambini dalla loro parte creativa. Quello che succede frequentemente è il confondere il concetto di “arte” – fatto di estetica, proporzioni e tecniche – con “creatività”, bisogno naturale, attitudine spontanea e necessaria ad ogni individuo, a qualsiasi età.

Ma cosa significa dare spazio alla creatività? E come possiamo aiutare i bambini a coltivarla?

Per poter sostenere la creatività nei bambini è necessario, per prima cosa, spostare l’attenzione: dal prodotto finito al processo creativo. Questo significa non solo conoscere le qualità dei materiali, saperli offrire in modi e tempi adeguati lasciando al bambino la libertà di scegliere e sperimentare, ma soprattutto svincolarsi dall’estetica uniformante del “lavoretto” (che presuppone rigide indicazioni e un risultato preconfezionato dall’adulto) e affidarsi all’esperienza creativa, nel suo accadere. Questa indicazione, all’apparenza così semplice, è in realtà una cosa molto difficile da attuare e richiede un’ampia dose di coraggio:

“La creatività vuole coraggio”. Henry Matisse

La parola coraggio deriva dal provenzale corage, che a sua volta ha origine dal latino cor, cuore: “Si tratta di una virtù ampia, come dichiara l’origine forte e generica che la lega al cuore. Il coraggio è il prestare l’ampiezza del petto all’incerto”.5

 

Quello della creatività è un cammino che ci invita ad abitare l’imprevisto, ad accogliere a piene mani ciò che arriva, imparando a vivere il presente nel presente. Vivere momento per momento ciò che c’è, senza attese, pretese o aspettative, apprezzando la “delicatezza del poco e del niente”, per dirla con Mariangela Gualtieri, imparando a cogliere “il colore sfumato, l’ombra piccola, l’impercettibile che viene alla luce.” 6 (ibidem)

 

Essere creativi significa stare nell’accadere, avere il coraggio di lasciare gli ormeggi, il già-visto, per mettersi in viaggio verso ciò che ancora non conosciamo: di noi, degli altri, della realtà.

Per questo dobbiamo allenarci quotidianamente a fare “pratica di meraviglia”, come dice Chandra Livia Candiani, esercitandoci “a non sapere e a meravigliarsi. Guardarsi attorno e lasciare andare il concetto di albero, strada, casa, mare e guardare con sguardo che ignora il risaputo.” 7

È una strada, quella creativa, che se avremo il coraggio di intraprendere e percorrere ogni giorno, ci aiuterà ad alimentare quel fiume sotterraneo di cui parla la Estés, nutrendoci non solo professionalmente ma anche personalmente.

Mettersi in viaggio alla ri-scoperta del nostro alfabeto espressivo, aprendo dialoghi con la materia, sperimentando quali risonanze o dissonanze crea in noi, può così divenire un modo per ampliare lo sguardo e aprire nuovi orizzonti di senso.

La creatività ci chiama all’ascolto, ad essere ciò che siamo pienamente, con i nostri limiti ma soprattutto con le nostre risorse e possibilità. E più saremo in contatto con i nostri bisogni e con il nostro sentire, più riusciremo a orientare consapevolmente il nostro agire nei contesti educativi, offrendo spazi di nutrimento per valorizzare e sostenere la creatività dei bambini, in tutta la loro iridescente unicità.

page3image41462272

“Il viaggio non finisce mai. (…)page3image41462464

Bisogna ritornare sui passi già fatti, per ripeterli,page3image41462656

e per tracciarvi a fianco nuovi cammini.page3image41462848

Bisogna ricominciare il viaggio.” 8

J. Saramago

1 Pinkola Estés Clarissa, “Donne che corrono coi lupi”, Frassinelli, 2001.
2 https://www.dors.it/documentazione/testo/202108/report2019OMSartisalute_20210727.pdf 3 “Un bambino creativo è un bambino felice” cit. Bruno Munari.
4 Malchiodi C. A., “Arteterapia: l’arte che cura”, Giunti Editore, 2009.
5 https://unaparolaalgiorno.it/significato/coraggio
6 Mariangela Gualtieri, “Senza polvere senza peso”, Einaudi, 2006
7 Chandra Livia Candiani, “Questo immenso non sapere”, Einaudi, 2021 8 José Saramago, “Viaggio in Portogallo”. Bompiani, 1998
8 José Saramago, “Viaggio in Portogallo”. Bompiani, 1996

 

Have no product in the cart!
0