di Margherita Faini, Presidente e coordinatrice Tempo C, Segrate

 

 

Ci hanno insegnato a considerare il disegno infantile unicamente come prodotto atto ad essere interpretato in mille sfaccettature, per capire i vissuti psicologici del bambino, o la sua percezione del mondo oppure ci hanno insegnato che il bambino “pasticcia” e “scarabocchia” quello che ancora non sa produrre in modo “corretto”.

In questo articolo vorrei condividere con voi un percorso ed un’esperienza personale trentennale, seguendo il pensiero di Arno Stern.

Quando da ragazza, negli anni ’80, mi avvicinai ad Arno Stern ed al suo approccio nei confronti della traccia infantile ricordo di avergli sentito spesso dire che, prima ancora di spiegare di cosa si trattasse, potevamo illustrare di cosa non si trattasse, come a sottolineare quanto fosse necessaria una sorta di pulizia di tutto quello che precedentemente avevamo immagazzinato e inteso nei confronti del disegno infantile, per poter accogliere la traccia con sguardo puro.

Quando parliamo di Arno Stern dobbiamo dunque ricordarci che non stiamo parlando di educazione artistica, di analisi psicologica e soprattutto che non stiamo parlando di disegno.

Disegnare ha infatti la stessa derivazione di designare, dunque descrivere, comunicare, mentre nel caso della traccia parleremo dilibera espressione da ex-pressione qualcosa che spinge dall’interno verso l’esterno ed ha necessità di uscire. Per iniziare a capire questo nuovo sentire dobbiamo per tanto allontanarci dal concetto di comunicazione.

Arno Stern nasce nel 1924 in Germania, è ancora vivente e prosegue i suoi studi e le sue formazioni. Non è un ricercatore, non è un pedagogista, non è un neuroscienziato ma, come egli stesso si definisce, è un “trovatore”. Quando nel primo dopoguerra si trovò a intrattenere un gruppo di orfani di guerra donando loro fogli e colori osservò la gioia con la quale i bambini si approcciavano a questo gioco ed iniziò a studiare la manifestazione che ne scaturì.

 

LA FORMULAZIONE

Osservando ciò che i bambini tracciano sul foglio, Stern ne rileva un codice universale, non ragionato, che meticolosamente studia, archivia e riconferma in tutti i bambini che passano dal suo Closlieu di Parigi e nei viaggi intrapresi presso popolazioni non civilizzate per avvalorare la sua tesi (Mauritania, Perù, Niger, Messico, Afghanistan, Etiopia, Guatemala, Nuova Guinea).

Questo linguaggio chiamato Formulazione è legato al codice genetico, ha radici profonde e rappresenta l’unico mezzo d’espressione della memoria organica che è insita in ognuno di noi. La scienza che studia questo fenomeno viene chiamata semiologia dell’espressione. Questo codice è costituito da tracciati e immagini oggetto, che Stern ha pazientemente archiviato, è una necessità che per poter sgorgare appieno, liberamente, ha bisogno di un luogo che Stern ha creato.

 

IL CLOSLIEU

Un luogo protetto, magico, vibrante di colore, con fogli personali alle pareti ed una tavolozza condivisa dalla quale attingere.

In questo luogo si scardinano e si invertono molti stereotipi delle principali abitudini sociali tra adulti e bambini. Nel Closlieu:

  • il gruppo è costituito da bambini di età mista (dai 2/3 anni ai 90, perché tutti quelli che dipingono nel closlieu sono bambini) così è possibile vedere fianco a fianco un adulto ed un bambino che parimenti giocano a dipingere;
  • non si dice mai al bambino cosa deve produrre né perché, non si giudica il prodotto né in positivo né in negativo né tanto meno in relazione agli altri;
  • l’adulto di riferimento (il praticienne) non è un insegnante ma un servente che si mette a disposizione dei bambini aiutandoli e supportandoli senza imporre il proprio essere, il proprio giudizio e le proprie decisioni;
  • non vi è competizione ma unicamente la gioia del gioco del dipingere e le regole tecniche che aiutano il fluire di questo gioco.

 

Vivere questa esperienza di libertà e accettazione arricchisce enormemente la crescita dell’individuo rinforzandolo e rassicurandolo. Per questo motivo da più di 30 anni lavoro per e con i bambini nel Closlieu di pittura, imparando da esso, e da essi, ogni giorno, un’attidudine educativa di considerazione e rispetto del bambino e dell’uomo, la valorizzazione dell’unicità di ogni individuo, l’utilizzo delle regole che aiutano la libertà d’espressione, uno sguardo diverso verso il disegno infantile ed il bambino che mi aiuta a trasmettere gioia e a gioire di questa stupenda opportunità che è il mio lavoro.

 

Bibliografia:

Considerando che nel 1986 fonda l’IRSE (Institut de Recerche en Sémiologie de l’Expression) e che grazie a questa ricerca definirà maggiormente termini e tracciati Vi consiglio di partire da qui:
Arno Stern, I bambini senza età, Luni Editrice Milano 1995.
Arno Stern, La Traccia Naturale , Luni Editrice Milano 1997
Arno Stern, Il CloslieuIl chiostro dei colori, Moretti e Vitali Editori Bergamo 2000
Arno Stern, Gesti e tracciati dell’espressione universale, Edizioni dell’Associazione Il Segno il Colore, Bergamo 2000.
Arno Stern, Homo Vulcanus, il closlieu e il rivelari dell’espressione Edizioni scientifiche Magi Roma 2001.
Arno Stern, Dal disegno infantile alla semiologia dell’espressione. Iniziazione ad un altro sguardo sulla traccia. Armando Editore Roma 2003.
Arno Stern, Felice come un bambino che dipinge, Armando Editore Roma 2006.
Arno Stern, Il Gioco del Dipingere, Edizioni Uroboro, Milano 2013

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