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Prevenire il burnout secondo il metodo inRELAZIONE. Consapevolezza, qualità delle relazioni, condivisione in gruppo

 

di Ornella Cavalluzzi e Chiara Degli Esposti, psicologhe e psicoterapeute, ideatrici del metodo inRelazione

 

 

Il malessere presente nel sistema scolastico rispecchia la società in cui viviamo, una società performante, individualista che spinge all’isolamento e al disinvestimento nelle relazioni. Vivere in un contesto sociale fortemente individualista stimola la competitività in ogni ambito della nostra vita e comporta l’interruzione del circuito empatico che è alla base delle relazioni umane.

In ambito scolastico il malessere è spesso evidente e tangibile: i casi di maltrattamento sono sempre più frequenti e risulta essere in forte aumento la sindrome di burnout tra gli insegnanti e gli educatori. Per bunout si intende uno stato di esaurimento fisico, emotivo e mentale che deriva da un coinvolgimento prolungato nel tempo in situazioni lavorative che sono emotivamente impegnative . E’ una sindrome associata in modo predominante ad alcune professioni aventi come tratto comune il prendersi cura dell’altro, come quelle svolte dai medici, dagli psicologi, dagli infermieri, dagli insegnanti e dagli educatori. Si manifesta attraverso una serie di problematiche fisiche e psicologiche che compromettono la vita personale e professionale della persona.

Con il Metodo inRELAZIONE, abbiamo voluto offrire il nostro personale contributo alla prevenzione di questa importante problematica a scuola e al nido. Abbiamo sentito il bisogno di portare l’attenzione alle persone, agli educatori e agli insegnanti, alle loro difficoltà, ai loro bisogni, al loro mondo emotivo. Ci siamo focalizzate sul contribuire a creare nei contesti scolastici delle relazioni fondate sull’ascolto, l’empatia e la collaborazione, in primo luogo tra gli educatori/insegnanti stessi. Abbiamo cercato di allargare la prospettiva di intervento immaginando una scuola inRELAZIONE che avesse a cuore il benessere dei bambini così come degli adulti educanti, dai dirigenti, ai genitori, ai coordinatori, agli educatori. Abbiamo strutturato degli interventi formativi finalizzati al riattivare il circuito empatico nel sistema scolastico, mettendo a disposizione degli insegnanti e degli educatori, tutti gli strumenti necessari per lavorare con passione ed entusiasmo.

La relazione è per noi strumento di benessere e di lavoro con i bambini, con i genitori e con i colleghi. Siamo convinte infatti che l’evoluzione di ogni persona è di natura relazionale: si cresce, si è, soltanto in relazione all’altro.

Nel 2017 abbiamo preso parte ad un progetto di ricerca condotto dal dott. Maurizio Giorgio phd in collaborazione con la cattedra del prof. Raffone dell’Università “La Sapienza” di Roma. Lo scopo principale del progetto pilota è stato quello di verificare la presenza di burnout tra le educatrici dei nidi d’infanzia e appurare se il percorso formativo sul metodo inRELAZIONE fosse in grado di incidere significativamente sulla riduzione del buornout degli educatori coinvolti. Il disegno sperimentale prevedeva una duplice somministrazione di test appositamente scelti, prima e dopo che si era svolto il lavoro di formazione. Il campione è stato suddiviso in due gruppi, uno sperimentale e uno di controllo con uguale numerosità.

La formazione sul Metodo inRELAZIONE , seguita dal gruppo sperimentale, si proponeva come alternativa alle formazioni più tradizionali e consuete, a cui hanno preso parte le educatrici del gruppo di controllo. I risultati hanno messo in evidenza che il Metodo agisce come prevenzione sul burnout generale dell’educatore e dimezza quello relativo alla relazione con i bambini, che invece raddoppia nel gruppo di controllo.

Attraverso questo studio abbiamo potuto dimostrare l’ipotesi secondo cui avere una buona consapevolezza emotiva e relazionale ed essere capaci di stare nel presente in contatto con se stessi e con l’altro, sia fondamentale nel ridurre i fattori di stress in quanto migliora l’empatia verso di sé e verso le persone con cui trascorriamo la maggior parte del nostro tempo a scuola. Un educatore consapevole e presente infatti è in grado di agire intenzionalmente nella relazione educativa, di interrompere gli automatismi e l’impulsività come risposta ad alcuni comportamenti dell’interlocutore, di mettersi nei panni dell’altro e di saper rispondere in modo empatico. Quando le relazioni tra gli adulti che fanno parte della stessa equipe si fondano su queste competenze, i gruppi di lavoro funzionano in modo ottimale: empatia, ascolto e cooperazione diventano qualità che caratterizzano i rapporti lavorativi tra colleghi e le relazioni con i bambini e i genitori. E’ così che il gruppo di lavoro e il sistema nido/scuola nella sua complessità si trasformano in una importante rete di sostengo per il singolo, sia adulto sia bambino. Creatività, supporto, accoglienza, caratterizzano il clima a scuola: ogni membro del sistema può crescere grazie al gruppo che mette ognuno nelle condizioni di poter stare bene con se stessi e con gli altri. Lo stato di benessere percepito in tali casi mette nelle condizioni di provare sentimenti di gratitudine verso la vita. La gratitudine è quel sentimento che spinge le persone ad essere generose di spirito e gentili e che innesca il desiderio di restituire ciò che si è ricevuto. Essere grati porta con sé la consapevolezza che non esisto solo “io” ma che sono legato a “te” e che sono parte di “noi”.

Secondo il nostro punto di vista, questo non è solo il modo migliore per prevenire il burnout nel contesto lavorativo, ma è anche un insegnamento fondamentale che la scuola deve portare ai bambini, i quali possono essere educati all’empatia, alla gentilezza e al rispetto di se stessi e gli altri solo attraverso l’esempio di adulti respons-abili, consapevoli e presenti.

 

 

 

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