a cura di Simona Vigoni, dal webinar gratuito svolto nel luglio 2020 condotto da Rosario Montirosso, Istituto Scientifico IRCCS E. Medea

 

Il tocco interpersonale è relazione!

Noi usiamo il tocco senza sapere fino in fondo le implicazioni che ha: nonostante la quantità del tocco socio affettivo che usiamo quotidianamente, non siamo sempre consapevoli del valore relazionale del toccare. E’ vero il Covid ha cambiato la percezione dei corpi, ma il tocco rimane uno dei canali più importanti nella relazione con i bambini. La comunicazione tattile socio-affettiva trasmette una gran quantità di informazioni sulle emozioni e le intenzioni nei contesti sociali. Parlare di tocco vuol dire parlare di corpi che entrano in contatto. Con la prossimità non entra in ballo solo il tocco ma anche l’odore, la temperatura in una dimensione di multisensorialità. Il tocco implica inter-corporeità perché è prossimale, reciproco, multisensoriale, modula lo spazio intorno al corpo in termini di azione e protezione. Chi ha paura di toccare? Nel corso degli anni si è arrivati ad un’estremizzazione: spinti dal timore di essere denunciati, i maestri, gli insegnanti hanno smesso di toccare i bambini (Owen e Gillentine 2011): in una ricerca quasi il 36% degli insegnanti intervistati ha dichiarato di aver timore di essere accusato e quindi si trattiene dal tocco. Ma il tocco è educazione e andare verso questa direzione rischia di portare ad una trascuratezza razionalizzata. Come agisce il tocco? Modula lo stress, stabilisce e promuove il legame, veicola comunicazione, rafforza la percezione del sé. Ci sono dati molto recenti intorno a queste notizie. Il tocco può formare l’esperienza del bambino. Che cosa serve la relazione ad un bambino molto piccolo? La relazione affettiva ha due grandi obiettivi: è uno strumento di regolazione dell’altro (per es. la protezione) ed espande la conoscenza e le capacità del bambino. Questi obiettivi passano dal corpo: non esiste un Sé psicologico se non esiste un Sé corporeo. Come esseri umani siamo predisposti per essere connessi, questo vuol dire che abbiamo una matrice dell’idea dell’altro. Siamo predisposti per le interazioni sociali. Cito uno studio fatto su gravidanze gemellari (Castiello, Becchio, Zoia, Nelini, Sartori, Blason, D’Ottavio, Bulgheroni, Gallese, 2010) nel quale i ricercatori hanno misurato la velocità dei movimenti dei gemelli. Quando un gemello tocca l’altro utilizza una velocità e una dinamica del movimento molto diversa di quando tocca la parte dell’utero, o afferra il cordone ombelicale. In qualche modo quindi c’è una percezione dell’altro. I movimenti verso il gemello non sono casuali: a partire dal quarto mese gestazionale i feti eseguono movimenti specificatamente mirati al gemello.

Il tocco è il canale privilegiato all’inizio della vita: a 5 settimane di vita il tempo di contatto durante il giorno è in media di 9 ore e 7 minuti. Se il tocco è così frequente all’inizio della vita ci deve essere veramente una buona ragione. Il tocco ha anche una valenza di regolazione (J. Winberg: Mother and newborn baby: mutual regulation of physiology and behaviour-a selected review, 2005): due corpi vicino tendono ad avere la stessa temperatura. Ma non solo! Un esperimento dimostra che nel caso di gemelli, durante la marsupio-terapia, la temperatura di un seno materno aumenta laddove la temperatura del corpo di un gemello è più bassa e viceversa diminuisce quella dell’altro seno se l’altro gemello ha la temperatura più alta (Ludington et al., 2006), ovvero ogni seno sembra adattarsi alle esigenze termiche del bambino posto su quel determinato seno. Il corpo di una donna è quindi un meccanismo altamente sofisticato. C’è osmosi tra i due corpi: se il bambino ha caldo, un seno tende a raffreddarsi, se l’altro bambino ha freddo, l’altro seno si riscalda. La temperatura del bambino è importante perché tutto il nostro metabolismo ruota intorno alla temperatura (la prima cosa che si fa con i prematuri è metterli in incubatrice perché uno dei problemi principali è quello di stabilizzare la temperatura). 

Quando la mamma tiene il bambino pelle a pelle avvengono un sacco di cose e non solo dalla mamma verso il bambino ma anche dal bambino verso la mamma: il neonato regola la fisiologia materna!

Ogni volta che il neonato stimola il seno materno con movimenti attivi della mano, segue un incremento dell’ossitocina plasmatica nel corpo della madre (Matthiesen et al., 2001). L’ossitocina è l’ormone del legame affettivo che permette alla mamma di poter sentire maggior legame col proprio bambino. Un altro studio (Mercuri, Stack, Trojan, Giusti, Morandi, Mantis, Montirosso, 2019) ha evidenziato che le mamme che toccano di più, hanno bambini più calmi, quindi il tocco ha una funzione regolatrice dell’esperienza del bambino, stabilizza non solo la temperatura ma anche il comportamento. Anche nei bambini prematuri il contatto statico ha un effetto incredibile sulla maturazione cerebrale misurata dall’elettroencefalogramma. (Guzzetta et al., 2009) e sulla regolazione del dolore: per esempio in caso di prelievo emostatico nel tallone, la risposta comportamentale del dolore nel bambino è più bassa se la mamma lo sta toccando. Il tocco quindi modula l’esperienza e la modula anche in situazione di stress: un esempio è lo Still Face Experiment di Tronick: quando la madre continua a toccare il bambino durante la fase di indisponibilità relazionale, il bambino mostra una diminuzione della risposta allo stress(valutata attraverso la misurazione del cortisolo), un aumento dell’attenzione sociale, una maggiore espressione di effetti positivi (Stack e Muir, 1992). Quindi il tocco ha il potere di fornire al bambino un senso di sicurezza che nemmeno la parola riesce a fornire. E a proposito della teoria dell’attaccamento sebbene la sensibilità materna promuova l’interazione, tale sensibilità è solo parzialmente predittiva di un attaccamento sicuro. Infatti, per un attaccamento sicuro, sembra essere determinante il modo in cui la mamma tocca e quanto tocca il bambino: il tocco affettivo a tre mesi è associato ad un attaccamento sicuro (Duhn, 2010). 

Il tocco fa parte del sistema somatosensoriale che è tra i primi sistemi sensoriali che si sviluppano nell’embrione umano (verso il secondo mese di gestazione), seguito dal sistema olfattivo, gustativo, vestibolare, uditivo e visivo. Tale sistema include tatto e pressione, propriocezione, termocezione, nocicezione cioè ci permette di percepire la pressione, il movimento dei muscoli, la temperatura, il dolore. Questo avviene perché la pelle è un organo molto complesso, è l’organo più vasto del nostro organismo e ha un’infinità di recettori cioè rileva le sensazioni molto finemente. Che cosa fa la pelle rispetto al tocco? Dalla pelle partono molte fibre, alcune di queste trasmettono le informazioni di vibrazioni, di punture, di pressioni, al cervello. Esiste poi, un gruppo di fibre particolari che trasmette al cervello sensazioni molto specifiche: sono le fibre C, e trasmettono le informazioni su temperatura, stimolazioni dolorose intense e durevoli, tocco piacevole. Queste fibre C (Locken, 2009), scoperte venti anni fa, vanno all’insula che raccoglie informazioni importanti relative al corpo, mentre le altre fibre trasmettono informazioni che raggiungono nella corteccia somatosensoriale. Quindi ci sono due famiglie di fibre, a noi interessano quelle C che trasmettono in modo più lento e vanno all’insula. Queste fibre della carezza funzionano solo se lo stimolo avviene ad una certa velocità (3cm/sec) e ad una certa temperatura: una carezza è piacevole solo se la facciamo ad una certa velocità, se la facciamo troppo veloce, si perde. La natura ha creato un sistema, il tocco, che è specifico delle carezze e le carezze poiché finiscono nell’insula, hanno un significato specifico per il corpo. Fin dai primi mesi di vita i bambini sono in grado di discriminare un tocco da un altro. L’insula è presente nel cervello del feto, già a ventisette settimane risulta ad uno stadio avanzato di maturazione: siamo stati cablati per percepire, prima di ogni cosa, il tocco affettivo. L’insula non solo è coinvolta nelle funzioni tattili ma anche nel bonding: quando le mamme vedono i loro bambini l’area del cervello che si attiva di più è l’insula. L’insula è anche coinvolta nell’empatia. E’ una centralina che raccoglie informazioni sulla percezione di essere toccato, di essere toccato in modo empatico all’interno di un legame. All’insula, inoltre, arrivano anche le percezioni enterocettive che sono le informazioni che arrivano dalle viscere e che riguardano il benessere fisiologico del bambino. L’insula in sintesi raccoglie le informazioni del corpo del bambino mentre è con la sua mamma che lo tocca in modo piacevole oppure no. I bambini quindi possono percepire i propri segnale enterocettivi: un esperimento dimostra che i bambini di 5 mesi che osservano un personaggio animato che si muove in sincronia o meno con il loro battito cardiaco, guardano più a lungo il personaggio che si muove in modo asincrono con il loro battito cardiaco (Maister, Tang, Tsakiris, 2017). Questo vuol dire che discriminano in modo inconsapevole il fatto che il loro cervello sta registrando l’attività cardiaca e che questa attività cardiaca non è sincrona con lo stimolo che vedono fuori, quindi possono percepire l’interno del proprio corpo. Quindi quando la mamma accarezza il bambino, lui si tranquillizza perché sta anche percependo informazioni che vengono dall’interno del proprio corpo che sono in connessione con il corpo della sua mamma. Un altro studio dice che le mamme accarezzano al ritmo del proprio cuore: questa è intercorporeità attraverso la quale passano dei saperi nascosti (Bytomski, Ritschel, Bierling, Bendas, Weidner, Croy, 2020). 

Il contatto fisico non riguarda solo gli aspetti relazionali: il contatto facilita anche l’attenzione. Il tocco stimola la stabilità e quindi l’attenzione: bambini di 4 mesi quando sono toccati affettuosamente osservano più a lungo un nuovo volto (Della Longa, Gliga, Farroni). Quindi quando i bambini sono toccati affettuosamente non solo si calmano ma espandono le loro conoscenze. Stessa cosa vale per il linguaggio, anche per i bambini di 4 mesi che se sono toccati di più, seguono meglio il flusso della comunicazione verbale (è solo una comprensione prosodica, ovviamente).

Il tocco interpersonale è la forma attraverso cui il corpo del bambino integra le sue informazioni: l’interazione tattile porta all’integrazione di informazioni sensoriali. In una ricerca i bambini di 8 mesi sentivano pseudo-parole sia mentre erano solleticati, sia mentre non erano solleticati. Dopo questa fase l’attività cerebrale è stata misurata durante la percezione delle stesse parole. Rispetto alla condizione audio, la condizione audio-tattile era associata a una maggiore attività cerebrale nelle regioni temporali sinistre e all’ attivazione della regione frontale media. Quindi una condizione multimodale che includa la stimolazione tattile supporta una maggiore attività cerebrale probabilmente mediante processi di integrazione (Tanaka, Kavakogi, Kawasaki, Myowa, 2018). Toccare un bambino vuol dire fornirgli uno strumento in più dal punto di vista della capacità di mettere insieme più informazioni: il nostro cervello è bravo perché è in grado di mettere insieme le diverse informazioni. Il contatto fisico è un modo per massimizzare le capacità integrative cerebrali del bambino.

E noi quando e con quali funzioni tocchiamo in ambito educativo? Il tocco interpersonale può essere orientato alla regolazione comportamentale o alla dimensione affettiva. Nel primo caso può avere le seguenti funzioni: fare da guida, mantenere la disciplina e ottenere l’attenzione, nel secondo caso può avere le funzioni di vicinanza/prossimità relazionale, gratificazione, conforto/consolazione. Quanto siamo consapevoli di come tocchiamo? Del modo in cui utilizziamo il nostro modo di stare col bambino attraverso il tocco? Quando lo conforto come lo accarezzo? E come lo tocco quando faccio disciplina? Quello che facciamo col nostro corpo è importante perché va a integrarsi con quello che fa il corpo di un bambino. In uno studio svedese emerge che i bambini tra 1 e 3 anni nei servizi vengono toccati ogni 3 minuti, tra i 3 e i 5 anni vengono toccati ogni 10 minuti, con delle differenze di genere: le bambine vengono toccate più dei maschi (Berghner, Cekaite, 2018). Che tipo di tocco è? Gli autori hanno distinto i tocchi affettuosi e di controllo, i tocchi di solo controllo e i tocchi di assistenza. I tocchi di controllo sono percentualmente molti di più. Questo può diventare oggetto di riflessione persone e di gruppo: come usiamo il tocco nel nostro team?  

I bambini si toccano anche tra di loro e anche tanto, specie quando sono più piccoli, quasi un tocco ogni minuto. Come il bambino usa il tocco interpersonale? Come tocca i compagni, se stesso, l’adulto? In che modo quel bambino usa il contatto fisico nelle interazioni con l’adulto? Quando avviene? Per comunicarmi che cosa? Potrebbe essere che il tipo di contatto fisico del bambino possa essere influenzato dal mio modo di utilizzare il tocco interpersonale? E che rapporto abbiamo noi col tocco? Come il bambino lo recepisce? Sono domande alle quali è importante di dare risposta. E’ importante chiedersi quando utilizzarlo, accettare che per alcuni bambini possa essere spiacevole. Se non facciamo queste riflessioni rischiamo di non usare le conoscenze in modo utile alla relazione con il bambino.

E’ importante tenere conto anche della prospettiva dei genitori: in una ricerca tre gruppi di soggetti (genitori, non genitori, educatori professionali) visionavano dei video di donne e di uomini che toccavano i bambini in contesti diadici (per esempio durante il gioco e pasti). I partecipanti erano informati che gli adulti nel video erano il genitore del bambino oppure l’educatore professionale prima di vedere i filmati in ciascun gruppo metà dei soggetti leggeva una dichiarazione sulla prevalenza di abusi sessuali sui minori l’altra metà leggeva una dichiarazione sugli effetti positivi del contatto fisico (Hyson, Whitehead, Prudhoe 1988). Chi vedeva la videoclip sull’abuso tendeva a disapprovare queste scene di contatto. Questo per dire che non possiamo toccare i bambini senza educare i genitori al tocco, altrimenti facciamo un lavoro a metà.

In sintesi, toccare è un discorso ambiguo, ma per favore, toccate i bambini! Il mancato utilizzo del tocco interpersonale rischia di togliere al bambino un ambiente umano che promuove salute, benessere, consapevolezza, competenze, resilienza e valore personale.

“Per me è sempre stata importante la saggezza del corpo. la comprensione passa attraverso il mio corpo dal cervello giù fino ai piedi: e in questo corpo che ci svegliamo ogni mattina e può essere una trappola diventare il primo ostacolo. Io ho sempre imparato molto dai corpi altrui ed al mio. Il corpo dice la verità non sa mentire.”(J.Fabre)

Ed è quello che fanno i bambini, non sanno mentire.

Come integriamo le esperienze con l’altro? Vi ricordate la prima carezza ricevuta?

 

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