di Silvia Piazzi, Scuola Materna Nerviano (MI)

 

Per tutti gli Asili Nido sono giorni di trepidante attesa per dei numeri che probabilmente l’anno prossimo, almeno lavorativamente parlando, ci cambieranno la vita.

Siamo in un momento in cui tutto dovrà essere ri-pensato e ri-organizzato e quindi probabilmente anche il nostro tanto amato ambientamento in 3 giorni.

Nelle linee guida emanate qualche giorno fa dal Governo si legge “un’attenzione particolare va data ai bambini che per la prima volta risultano iscritti, prevedendo per essi (e per i loro genitori) momenti riservati di ascolto e di primo ambientamento”. Sarà quindi possibile accogliere bambino e genitore nel contesto nido per un primo momento di conoscenza. 

Si apre a questo punto, a mio avviso, un duplice scenario: da una parte le realtà nido più piccole per le quali probabilmente cambierà poco la situazione, dall’altra invece le strutture con una capacità ricettiva più alta. Per le realtà più piccole fortunatamente non sembra quindi escluso di poter procedere  con una tipologia di ambientamento in 3 giorni classico. Sarà preferibile effettuare uno o due ambientamenti per volta per ciascun gruppo di bambini. 

Credo che la situazione invece sia più complessa quando le strutture sono più grandi e i numeri di bambini da ambientare più alti. Il rischio, dovendone effettuare pochi per volta, è che i tempi si allunghino drasticamente con eccessivo disagio soprattutto a carico delle famiglie. Oltre a sfruttare tutto lo spazio a disposizione, soprattutto quello esterno, va da sé che bisognerà studiare delle strategie alternative per poter iniziare l’ambientamento già prima, probabilmente fuori dal contesto nido. Si potrebbe partire dalle tanto amate/odiate videochiamate, che ci hanno accompagnato in questi mesi, per stabilire un primo contatto e poi iniziare con degli incontri in presenza (a casa dei bambini, nei parchi?) fuori dall’ambiente nido. In questo modo, quando la famiglia farà il suo primo ingresso al nido, una prima relazione è già stabilita. Questo potrebbe essere funzionale a ridimensionare la permanenza oraria della coppia nel nido per dare spazio ad altri. Purtroppo i tempi, come già detto, si allungheranno e si dovranno cercare soluzioni alternative ma potremmo sfruttare il momento per trarre comunque qualcosa di positivo. Vedere le famiglie nel loro ambiente casalingo, infatti, potrebbe raccontarci molto delle loro abitudini che altrimenti non conosceremmo mai. Anche vederli al parco, in una situazione “neutra” ma comunque molto intima, potrebbe avvicinarci a loro più che al nido, in cui tante altre persone, adulti e bambini, sono presenti al primo incontro.

Ricordiamoci inoltre anche dei bambini che erano già iscritti ma che non vediamo in presenza da circa 6 mesi. Questi incontri fuori dal nido potrebbero agevolare anche loro oppure si potrebbe pensare di concedere ai “vecchi iscritti” i primi giorni di riapertura. Sono convinta che, come sempre, i bambini ci stupiranno ma ritengo doveroso pensare ad un tempo a loro dedicato. A queste famiglie, che torneranno a vivere delle routines che saranno inevitabilmente diverse da quelle che hanno lasciato, credo sia importante offrire uno spazio e un tempo “privato”, per riappropriarsi del posto che sono stati costretti a lasciare in sospeso per mesi.

I nuovi ambientamenti, in numeri limitati, circoscriveranno molto la rete che di solito si crea tra genitori. E’ molto bello vedere come, a distanza di anni le famiglie che diventano amiche sono spesso quelle che hanno fatto il loro ingresso al nido insieme. Si crea un sostegno e un prezioso scambio reciproco e a mio avviso questa ricchezza andrebbe assolutamente preservata. Mi rendo conto che sarà l’aspetto sul quale potremmo intervenire meno ma credo sia da tenere a mente e da agevolare il più possibile.

Con gli strumenti che ci sono concessi oggi si potrebbero aumentare gli incontri da remoto, non solo con la singola famiglia ma in un piccolo gruppo di nuovi iscritti. In questo modo si offrirebbe la possibilità ai genitori di conoscere tutte le educatrici e non solo quella della propria “bolla”. Questi incontri non potranno di certo sostituire la magia della relazione che si crea nei primi giorni di frequenza ma penso possa comunque essere un passo in questa direzione.

Purtroppo non vedo una regola generale per tutti, vedo tante storie e tante strutture diverse che hanno in comune la voglia di ripartire e sono sicura che alla fine tutti troveremo la nostra strada, a partire proprio dall’ambientamento.

E perché non sfruttare il momento per proporre, nelle strutture di appartenenza, quello in 3 giorni per chi non lo utilizza di già?

Voglio pensare che alla fine non tutto viene per nuocere, certo nessuno si augurava una pandemia, ma il periodo che stiamo vivendo ci sta offrendo l’occasione per ri-pensarci e questo non può essere che positivo e poi… siamo educatrici, la capacità di risorgere dalle nostre ceneri ce l’abbiamo nel sangue!

In bocca al lupo a tutte noi e….viva il lupo!

 

 

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