di Manuela Cecotti, psicopedagogista

 

Trieste, 25 agosto 2020

 

In primavera (vedi 1 giugno 2020), affinché il filo delle relazioni non venisse a mancare, avevamo ideato con i nidi e le scuole dell’infanzia l’utilizzo di un filo concreto, un semplice cordino annodato nelle aree di confine (come le ringhiere e i cancelli), un supporto leggero, ma tenace, a cui appendere in sequenza alcune buste trasparenti e anche qualche bottiglia, contenenti messaggi, tracce e documenti dei mesi in cui non era possibile incontrarsi.

La scuola e i servizi educativi ci appaiono oggi appesi a un filo, il filo della speranza di riapertura in presenza, di relazioni possibili anche nelle condizioni richieste dal regime sanitario, di legami educativi da ricucire, di incontri e scambi da reinventare.

Avrà senso documentare in quest’anno che si presenta, chiaramente e nostro malgrado, nuovo più di ogni altro? E, se sì, come farlo?

Un anno straordinario nel suo significato di fuori dall’ordine, in quanto usciremo certamente, in più di una direzione e dovremo fare i conti con il fuori, in più di un senso.

Saremo chiamati tutti a diventare esploratori di mondi possibili, nell’evocativa e promettente espressione di Marianella Sclavi (2003), che indica nell’ascolto e nella divergenza del pensiero gli strumenti capaci di sostenere il cambiamento sistematico e autoriflessivo in situazioni nuove, difficili e complesse.

Penso che la scelta di documentare possa avere sempre tante motivazioni, ma nell’anno che sta arrivando ci sarà ancora qualche motivo in più.

Ora, a settembre, in base alle norme vigenti non sarà permesso ai genitori entrare negli ambienti educativi. Dovremo prestare molta attenzione affinché la situazione non renda distante e inavvicinabile, anche psicologicamente, il mondo dell’educazione, con la sua cultura e le sue ricchezze. Al posto di metaforici fili spinati  proviamo a costruire fili di pensiero, capaci di collegare tra loro tutti i partecipanti alla vita dei nidi e delle scuole e di intrecciare trame coerenti di tempi, azioni, immagini e ragionamenti. Sarà preziosa allora la possibilità di animare gli spazi tra dentro e fuori appoggiandosi al filo, inserendo in quelle buste poste sul confine brevi e significativi estratti di quotidianità. Il filo appeso potrà così diventare un’occasione di costruzione di memoria progressiva e di narrazione, un luogo di appuntamenti per lo scambio di informazioni, un canale privilegiato per la comunicazione, un punto di riferimento in cui i bambini potranno ritrovare raccontati se stessi e i loro compagni.

Documentazione è cura e responsabilità, è capacità di pianificare, osservare, scegliere e raccontare, un impegno certo, ma anche uno strumento di lavoro capace di permettere verifiche progressive e al contempo di generare nuove idee. La raccolta dei materiali appesi al filo nel corso dell’anno costituirà un resoconto unico se pensato fin dall’inizio.

Appendiamo lungo le zone di passaggio una documentazione snella e agile, che grazie a qualche foglio, brevi sequenze o piccole e significative raccolte di fotografie e parole permetta di far vedere e dire a chi passa il senso e la forza che i bambini sono capaci di trovare nelle esperienze quotidiane.

Vivere per raccontarla  intitola Gabriel García Mrquez la storia della sua vita, in quest’anno anche per noi così importante da vivere e inventare non perdiamo questa opportunità.

Potrà essere interessante per tutte scambiare le immagini delle realizzazioni del FILO PER DOCUMENTARE messe in atto nei diversi contesti.

 

 

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