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di Silvia Iaccarino

 

Avete mai sentito parlare dell'”integrazione sensoriale“? E’ un argomento, a mio avviso, troppo poco conosciuto, anche dai professionisti, ma di fondamentale importanza anche per comprendere diverse fatiche dei bambini nella loro vita quotidiana sia nei contesti educativi che familiari.

L’integrazione sensoriale attiene alla capacità, da parte del cervello, di elaborare le informazioni sensoriali che riceve (sia dal mondo esterno che dal corpo) in modo adeguato e di organizzarle in maniera efficace e funzionale al nostro muoverci ed esserci nel mondo: “integrazione è ciò che cambia le sensazioni in percezioni[1].

Quello percettivo è un processo complesso: non si tratta solo di ricevere le informazioni dagli organi di senso (sensazioni), ma di collegarle ad altre conoscenze, esperienze e informazioni stesse per attribuire un significato al mondo che ci circonda. Non solo: attraverso la percezione operiamo una selezione, per cui diamo più spazio ad alcuni dati, piuttosto che ad altri, filtrando continuamente la realtà. Abbiamo tutti vissuto situazioni in cui, per esempio, un nostro amico ha notato alcuni dettagli in un certo ambiente a cui noi non abbiamo badato e viceversa.

Fin da quando veniamo al mondo (ma anche già dalla vita uterina), il nostro cervello, guidato dal nostro temperamento, dai nostri interessi,  dalle nostre predisposizioni,  etc, inizia a dare attenzione ad alcuni stimoli ed esperienze piuttosto che ad altre, le organizza e, man mano che cresciamo, andiamo a crearci il nostro personalissimo “filtro” con cui guardiamo il mondo ed attraverso il quale attribuiamo un significato a ciò che viviamo. Ciascuno di noi, pertanto, ha un filtro differente da quello degli altri, colorato dalla propria soggettività.

Affinché questo processo sia evolutivo e adattivo, l’integrazione sensoriale rappresenta l’aspetto più importante[2] e  opera attraverso alcune fasi, per cui inizialmente il bambino registra il dato sensoriale, diventandone consapevole, dopodiché egli si orienta verso di esso, poi lo interpreta riconoscendolo e, infine, lo organizza, utilizzandolo per originare un comportamento/una reazione. Quando tutto funziona adeguatamente, le sensazioni (provenienti sia dall’esterno che dall’interno) vengono quindi com-prese e organizzate, guidando di conseguenza in modo funzionale il nostro comportamento grazie a tali informazioni.  Ciò accade in modo del tutto spontaneo e naturale.

L’integrazione sensoriale, sostanzialmente, “mette tutto insieme” (A. J. Ayres, 2012) andando a creare un “unicum” a partire dalle singole sensazioni. Per esempio, quando gustiamo un cibo, otteniamo diverse informazioni: il sapore dell’alimento, la vista dello stesso e il suo odore, la sensazione che ci dà al tatto e gli input muscolari nel maneggiarlo (o nell’usare le posate per gustarlo), la posizione del nostro corpo nello spazio, la sensazione derivante dalla nostra postura, etc. L’integrazione sensoriale mette in relazione tutti questi dati tra loro e produce l’esperienza unitaria di noi che gustiamo quel certo alimento, coordinando i nostri gesti e i nostri sensi in modo efficiente: si crea un tutto che è superiore alla somma delle singole parti, superando la frammentazione relativa alle singole sensazioni.

 

[1]A. J. Ayres, “Il bambino e l’integrazione sensoriale”, ed. Giovanni Fioriti, Roma, 2012, p. 8

[2] si stima che più dell’80% dell’energia del sistema nervoso sia impegnata nell’organizzazione dei dati sensoriali

 

 

L’integrazione sensoriale  è nutrita ed allenata principalmente dal gioco libero e dal movimento (quest’ultimo soprattutto nei primi sette anni di vita e, ovviamente resta importante tutta la vita): anche per questo è fondamentale che i bambini abbiano sufficiente tempo libero non organizzato dagli adulti durante il quale ideare e organizzare le proprie condotte ludiche, nonché spazi e tempi dedicati per poter esperire ed esercitare il proprio corpo in tutti i suoi possibili atti motori. Anche le neuroscienze stanno evidenziando come le capacità di astrazione, la riuscita scolastica, l’apprendimento della letto-scrittura e della matematica siano favorite e facilitate da una sostenuta attività motoria (si parla di circa almeno 2 ore al giorno di movimento).

 Il cervello deve organizzare tutte queste sensazioni se una persona vuole muoversi, studiare, agire in modo produttivo. Il cervello individua, classifica e ordina le sensazioni – un po’ come un vigile del traffico dirige il movimento delle automobili. Quando le sensazioni fluiscono in modo ben organizzato o integrato, il cervello può usare quelle sensazioni per creare percezioni, azioni e conoscenza. Quando il flusso delle sensazioni è invece disorganizzato, la vita può diventare come un ingorgo stradale nell’ora di punta“.[1]

Infatti, talvolta, l’integrazione sensoriale è deficitaria per cui i dati che il nostro cervello riceve non riescono ad essere compresi ed organizzati in modo efficace a causa di una irregolarità nel modo in cui il cervello stesso funziona.  Non siamo in presenza di un cervello danneggiato, e tale malfunzionamento potrebbe non essere rilevato a livello neurologico. Non si tratta di una malattia, né di una degenerazione.

Si parla dunque di “disfunzione della processazione sensoriale[2] che, si stima,  possa riguardare dal 5 al 15% della popolazione infantile (statistiche USA).  Ciò significa che il cervello non è in grado di elaborare adeguatamente le sensazioni, originando una percezione del mondo distorta, la quale a sua volta può generare diverse difficoltà anche sul piano emotivo-comportamentale, le quali potrebbero essere erroneamente ricondotte ad altre problematiche se non si è a conoscenza di questa irregolarità.

“Quando il cervello non elabora bene gli input sensoriali, di solito non riesce a controllare nemmeno il comportamento. Senza una buona integrazione sensoriale, l’apprendimento diventa difficile, l’individuo spesso si sente poco sicuro di sé e non riesce facilmente ad affrontare le normali esigenze quotidiane e lo stress”[3]

“Le difficoltà nella processazione degli stimoli sensoriali e nella regolazione delle risposte possono interferire con lo sviluppo globale sociale ed emotivo e con le abilità motorie e, in modo più specifico, con le capacità del bambino di partecipare alle attività tipiche dell’età”[4]

Le cause della disfunzione dell’integrazione sensoriale sembra siano da ricondurre a fattori genetici, ereditari, che potrebbero combinarsi a fattori ambientali come, per esempio, a difficoltà durante la gravidanza e/o il parto che possono incidere sul cervello in formazione, molto vulnerabile. Allo stesso modo, potrebbe impattare anche un ambiente privo di adeguate stimolazioni sensoriali, con scarse possibilità di movimento,  di gioco e/o di stimoli, questi ultimi anche troppo monotoni.

Nota bene: l’integrazione sensoriale non raggiunge la perfezione in nessun umano. Può essere buona o scarsa, e ciò può condurre le persone ad avere una vita appagante o, al contrario, faticosa, difficile, con minor successo e soddisfazione.

I bambini con scarsa integrazione sensoriale possono avere una intelligenza nella media o sopra la media: essa infatti, non dipende dal quoziente intellettivo, ma attiene a come funziona il cervello. Inoltre, un bambino che ha una disfunzione nell’integrazione sensoriale potrebbe anche avere difficoltà in altre aree dello sviluppo o, viceversa, avere uno sviluppo regolare sugli altri fronti.

Un ulteriore aspetto importante da chiarire: quando c’è scarsa integrazione sensoriale, il problema non è negli organi di senso, i quali funzionano regolarmente, ma nel modo in cui il cervello riceve ed organizza le informazioni. Per esempio, un bambino potrebbe non rispondere ad una consegna verbale non a causa di un problema uditivo, né tantomeno per mancanza di volontà (“fa orecchie da mercante”), ma perché l’informazione, regolarmente sentita, “si perde” nel tragitto verso il cervello. Di fatto, quindi, il bambino non può utilizzarla per organizzare il suo comportamento in modo appropriato: “il bambino con disfunzione dell’integrazione sensoriale ha uno staff di neuroni ‘al completo’ ma a volte questi neuroni non parlano tra loro. Non lavorano insieme come un tutt’uno e così parte di quello che fanno è inutile o superfluo[5].

Nella seconda parte di questo articolo andremo a scoprire, in pratica, come si traduce nella quotidianità la scarsa integrazione sensoriale, ovvero quali sono i comportamenti ed i segnali a cui prestare attenzione.

 

 

CONTINUA

 

 

[1] J. Ayres, “Il bambino e l’integrazione sensoriale”, ed. Giovanni Fioriti, Roma, 2012, p. 7

[2] oggi il CD: 0-3R parla di “disturbi della regolazione e della processazione sensoriale“. Vedi “CD:0-3R  1° revisione. Classificazione diagnostica della salute mentale e dei disturbi di sviluppo nell’infanzia”, ed. Giovanni Fioriti, Roma, 2008, pag. 39 e segg.

[3] J. Ayres, op. cit.

[4] vedi CD:0-3R

[5] ibidem