di Silvia Iaccarino

Si parla tanto di autostima e dell’importanza di crescere un bambino sicuro di sé.

I genitori e gli educatori si interrogano costantemente su come favorire al meglio la crescita dei piccoli anche sotto questo profilo.

Tipicamente, quando si ragiona su questo argomento, i primi pensieri si rivolgono, da un lato, alla lode, all’incoraggiamento, al rinforzo positivo, talvolta al premio. Dall’altro lato, poi, si pensa generalmente a come gestire i “rimproveri” e se è giusto o meno utilizzare le punizioni.

Un aspetto che però di rado viene preso in considerazione, quando si riflette comunemente su come sviluppare una buona autostima nei bambini, riguarda l’importanza di facilitarne parallelamente la connessione con se stessi, col proprio sentire profondo e con la propria volontà.

Veniamo da secoli di “pedagogia nera” che ha mirato a schiacciare il volere del bambino (semmai da asservire all’obbedienza cieca dell’autorità adulta) ed a disconoscerne emozioni e sentimenti, considerati futili e banali.

Da tempo immemore i nostri sistemi educativi si sono basati sul dis-connettere il bambino dal suo sentire, svalorizzandolo e facendolo sentire inadeguato. Ma quando si cresce pensando che quanto si prova, si desidera, si vuole, sia sbagliato, fuori luogo, inappropriato, diventa difficile avere una buona immagine di sè e fidarsi di se stessi.

Come posso farmi guidare nella vita da ciò che sento, strumento principale di orientamento, bussola interiore, quando fin da piccolo mi hanno detto che tale bussola è malfunzionante? Come posso fidarmi di me, se mi hanno indotto a credere che le mie emozioni, i miei sentimenti e la mia volontà sono fuori luogo?

Ciò è quanto, mediamente, noi adulti di oggi abbiamo sperimentato da bambini. Ma ora possiamo cambiare, correggere il tiro e dare valore ai vissuti dei piccoli, affinché la loro bussola interiore possa restare ben attiva e funzionante, in grado di guidarli nel mare della vita.

Come sottolineo spesso, ciò non significa lasciare che i bambini facciano ciò che desiderano senza regole e limiti, né significa che non debbano provare emozioni spiacevoli comprese la frustrazione, anzi, sono questi punti essenziali. Ma vuol dire legittimare i vissuti, convalidare le emozioni, dare valore ai sentimenti, pur limitando, quando necessario, i comportamenti.